Confronto al ministero. Ma i sindacati sono divisi sull’articolo 18.
La vertenza più grave e delicata dell’area metropolitana di Napoli è giunta al suo giorno della verità. Tra poche ore, a mezzogiorno, inizierà infatti al ministero dello Sviluppo Economico il confronto sindacale sul tentativo di salvataggio dei 350 addetti licenziati il primo agosto scorso dalla società di call center Gepin Contact. 220 lavoravano nell’ufficio di Casavatore, a due passi da Napoli città, gli altri nella sede di Roma. C’è una sensazione da ultima spiaggia. Questo perché era terminata con un nulla di fatto la riunione al Mise del 3 agosto scorso, finalizzata alla ricollocazione del personale licenziato nelle nuove aziende che hanno vinto l’appalto Poste Italiane, una volta appannaggio della Gepin, poi finita in un crack dal sapore della bancarotta. Il problema principale è che le aziende subentranti individuate per la ricollocazione, imprese sostanzialmente appoggiate dal governo, non vogliono prendere insieme ai lavoratori anche i loro diritti acquisiti, articolo 18 in primis. L’obiettivo delle imprese subentranti è di controllare al meglio gli organici ex Gepin attraverso una minore tutela dei posti di lavoro grazie all’abolizione, voluta dal governo Renzi nel 2014, dell’articolo dello statuto dei lavoratori che tutela il dipendente dal licenziamento senza giusta causa. A questo proposito però la Slc Cgil ha già fatto capire che oggi non sarà firmato nessun accordo di ricollocazione se non dovesse essere riconosciuto l’articolo 18 nell’ambito del passaggio tramite la clausola sociale. Intanto la Uilcom si pone in una posizione mediana, facendo capire che sono necessari gli sforzi di tutti allo scopo di portare a casa occupazione e diritti acquisiti. La Fistel Cisl però critica la Cgil, facendo capire di essere disposta a un accordo separato pur di salvare i lavoratori da un futuro fatto solo di disoccupazione.



