Un po’ di storia della mozzarella: perché Guttuso la mise al centro del quadro “La Vucciria”

Anche la nota più breve sulla storia della mozzarella deve per necessità citare Bartolomeo Scappi, i Borbone, Carditello, Carlo Celano, la pianura di Paestum, i viaggiatori stranieri del Grand Tour, il “pizzaiuolo” Raffaele Esposito, e una celebre scena di “Miseria e Nobiltà”. Renato Guttuso dipinse il quadro “La Vucciria” (cm.300x cm.300) nel 1974 e affidò all’ immagine delle mozzarelle un compito ben preciso. I Napoletani sono capaci di usare come un insulto anche le parole “maccarone” e “muzzarella”.   I documenti ci dicono che già alla fine del sec.XII i monaci del Monastero di San Lorenzo in Capua offrivano ai pellegrini e agli ospiti un prodotto che chiamavano “mozza” o “provatura”: la “mozza” era il frammento di pasta calda filata che veniva “mozzato” e arrotolato con il pollice e l’indice, la “provatura” dicono che fosse il pezzo tirato fuori dal casaro per “provare” la consistenza del prodotto. Fin dal primo momento venivano usati sia il latte vaccino che quello di bufala: i bufali, grazie a Longobardi, Svevi e Normanni, erano già numerosi in Campania nel sec.XI. Nel 1570 Bartolomeo Scappi, cuoco dei Pontefici, usò per la prima volta il termine “mozzarella” e diede inizio alla storia della fortuna del prodotto, che conobbe momenti importanti nel ‘700, quando l’amore per l’archeologia di Goethe e di altri viaggiatori stranieri e la passione per la caccia di Carlo di Borbone e di suo figlio Ferdinando resero famose la città di Paestum e la sua paludosa pianura, percorsa senza sosta dai bufalari e dalle loro mandrie. A Paestum Goethe si recò nel 1787, “attraversando canali e ruscelli e incontrando bufali dall’aspetto di ippopotami e dagli occhi iniettati di sangue”. Nella seconda metà del ‘700 i Borbone favorirono l’apertura, nella Reggia di Carditello, di un allevamento di bufali e di un caseificio in cui si sperimentavano nuove tecniche di produzione: ma già alla metà del ‘600 Carditello era un centro importante per la produzione di mozzarelle. Lo conferma Carlo Celano, il canonico che raccontò le bellezze del regno di Napoli (Notizie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli, 1692): «Qui si fanno dei latticini squisiti, e tra questi dei butiri così eccellenti, che non possono idearsi i migliori, la di loro bontà è inarrivabile, e il loro sapore gustoso a segno di lasciarne sempre vivo il desiderio. Oltre a ciò sono così delicati e salubri, che in atto che se ne gusta la grassezza, non si viene nauseato per quantità.». Il dott. Pasquale Gravante, autore di un documentato libro sull’argomento, scrive che a Carditello si migliorava la razza dei bufali e che era stato istituito “una sorta di libro genealogico” delle bufale. Le mozzarelle, portate ogni giorno a Napoli su carrozze attrezzate, venivano vendute solo su prenotazione. Durante il regno di Murat nel solo territorio di Capua c’erano quasi 8000 bufali, ma dopo l’unità d’Italia incominciò la crisi: nel 1868 i bufali erano solo 2422 e venne ordinata la chiusura del centro di Carditello e di molte “pagliare”. Ma ad Aversa venne istituita la “Taverna”, una vera e propria “Borsa della mozzarella”, un mercato all’ingrosso in cui ogni giorno venivano “quotati” anche i prezzi della mozzarella di bufala, e vigile era lo sguardo dei poliziotti pronti a cogliere e a bloccare la minacciosa ingerenza di camorre di vario tipo. Già nel primo decennio del ‘900, grazie alle nuove tecniche di conservazione e di trasporto, la mozzarella conquistò i mercati dell’Europa, degli Stati Uniti e dell’America Latina. Aveva contribuito al successo anche la pizza “margherita”, inventata, secondo la “leggenda”, dal pizzaiolo Raffaele Esposito in onore della Regina Margherita. Ma di questo parleremo in un altro articolo. Nel film “Miseria e nobiltà”, che è del 1954, Don Pasquale (Enzo Turco) consegna a Felice Sciosciammocca (Totò) il suo paltò, gli dice di darlo in pegno al bottegaio, in cambio di una lunga lista di “cibarie”: “Ti fai dare anche mezzo chilogrammo di mozzarelle di Aversa, assicurati che siano buone, premi la mozzarella con le dita, se cola il latte le prendi, se no desisti”. E la lista di “cibarie” si allunga a tal punto che Totò, guardando il paltò, si chiede, ad alta voce: “Ma questo è il paltò di Napoleone?”. Renato Guttuso inserì il piatto di mozzarelle nella “Vucciria” non per schierarsi dalla parte di chi credeva che questo formaggio “filato” fosse stato “creato” dagli Arabi in Sicilia, prima ancora che Svevi e Normanni portassero le bufale in Campania. Nella “Vucciria” anche le persone diventano cose. “Alcune figure sono incastrate lateralmente: il pescivendolo, il formaggiaio, il macellaio, il fruttivendolo in fondo; oggetti tra gli oggetti, osservatori muti precipitati in un silenzio innaturale. Gli altri camminano, quasi straniati. Un unico sciame di presenze vive e roventi, come la pittura, messe a morte e tramutate in fantasmi, come in una fotografia.” (Helga Marsala). In questo groviglio di linee e di colori che si scontrano le bianche e tonde mozzarelle hanno il compito di fermare, per un momento, il nostro sguardo e di orientarlo, con calma, verso il corpo della signora, la sola “figura” capace di sottrarsi allo “sciame” e di continuare ad essere “persona”.  

Borgo Casamale, la storia infinita della ZTL e della sicurezza : problemi atavici e promesse cicliche

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Il borgo Casamale di Somma Vesuviana continua ad attirare giovani e visitatori, confermandosi come uno dei luoghi più vivi e frequentati del territorio, soprattutto nei fine settimana. Una vitalità che rappresenta una risorsa per gli esercenti locali, ma che porta con sé criticità ormai storiche, con cui i residenti convivono da anni.
Durante il weekend, e in particolare nelle ore serali, chi abita nel borgo si ritrova ancora una volta circondato dalla sosta selvaggia. Le automobili arrivano spesso a ostruire ingressi privati, rendendo difficoltoso – se non impossibile – l’accesso alle abitazioni. Non si tratta di episodi isolati, ma di un problema atavico, che si ripresenta puntualmente e che evidenzia un paradosso mai risolto: una ZTL esiste, ma non è mai stata affiancata da un sistema di parcheggi adeguato.
A peggiorare il quadro contribuiscono i comportamenti dei cosiddetti “soliti noti”, automobilisti incivili che  aggirano regole e controlli.  In barba alla segnaletica varco attivo  ,  questi ultimi furbetti scelgono deliberatamente di imboccare strade in controsenso per evitare le telecamere, parcheggiando poi dove è più comodo. Un fenomeno tutt’altro che nuovo, ormai radicato nelle abitudini di chi considera il borgo una zona franca.
Della situazione è stata informata anche la commissaria prefettizia, che nei giorni scorsi si è recata nel Casamale per verificare lo stato del parcheggio multipiano. Una struttura che, nonostante le attese e gli annunci susseguitisi nel tempo, risulta ancora non fruibile, lasciando irrisolto uno dei nodi storici legati alla gestione della mobilità nel borgo.
Tra i residenti cresce il malcontento, alimentato da una sensazione di immobilismo che dura da anni. Alcuni, come la signora Anna Esposito, hanno più volte richiesto l’intervento della polizia locale. Tuttavia, proprio nelle fasce orarie più critiche, ovvero in tarda serata, il servizio della polizia locale non viene svolto.  Dunque, nessun controllo . In realtà nessun controllo neanche nelle ore diurne  ma questa è un’altra storia.
 Le poche sanzioni elevate non sembrano avere un reale effetto deterrente; in alcuni casi hanno colpito anche i residenti stessi, rafforzando la percezione di un problema gestito in modo disorganico.
Il risultato è una situazione che, invece di migliorare, continua a trascinarsi nel tempo. Il borgo Casamale resta un simbolo di vitalità e attrattività culturale, ma i problemi legati alla ZTL, ai parcheggi e alla sicurezza sono ormai atavici e mai affrontati in maniera strutturale. Questioni che ciclicamente tornano al centro del dibattito pubblico, soprattutto in prossimità delle campagne elettorali.
La ZTL e la sicurezza del Casamale saranno con ogni probabilità anche tra le priorità del prossimo sindaco. Temi che, però, da anni vengono riproposti come slogan elettorali più che come impegni concreti. Promesse che si rinnovano a ogni tornata, mentre per i residenti i disagi restano gli stessi, immutati nel tempo.

Weekend a Napoli, ma con più controlli: scatta la stretta su locali e intrattenimento

Il fine settimana è il momento in cui la città si anima di più: locali pieni, musica, cene fuori e serate tra amici. Ma proprio mentre Napoli entra nel vivo delle serate del weekend, arriva un giro di vite sui controlli per garantire sicurezza e legalità negli esercizi pubblici. La Prefettura ha infatti disposto un rafforzamento delle verifiche su bar, ristoranti e locali di intrattenimento, con particolare attenzione a quelli che svolgono attività di spettacolo senza le necessarie autorizzazioni.

Controlli mirati e verifiche sul campo

Le ispezioni saranno affidate a squadre congiunte coordinate dalla Prefettura, composte da forze dell’ordine, vigili del fuoco, Asl, ispettorato del lavoro e polizie municipali. Non si tratterà soltanto di controlli burocratici: gli accertamenti riguarderanno anche la sicurezza degli ambienti, l’agibilità dei locali, il corretto funzionamento degli impianti e il rispetto delle norme a tutela di clienti e lavoratori.

Particolare attenzione sarà rivolta ai locali che ospitano musica, eventi o intrattenimento senza essere formalmente autorizzati per farlo. In questi casi, se verranno riscontrate irregolarità, potranno scattare provvedimenti immediati, compresa la sospensione dell’attività.

Una misura decisa dopo il Comitato per la sicurezza

L’iniziativa nasce dalle decisioni assunte nel Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica riunitosi lo scorso 21 gennaio, in linea con le indicazioni del Ministero dell’Interno che ha chiesto di rafforzare l’azione preventiva sul territorio.

Il prefetto Michele di Bari ha inoltre invitato i sindaci dell’area metropolitana a fornire un quadro aggiornato dei locali presenti nei rispettivi comuni, così da verificare il rispetto delle condizioni di agibilità e garantire un monitoraggio più efficace delle attività aperte al pubblico.

Sicurezza al centro, senza fermare la vita della città

L’obiettivo, sottolineano dalla Prefettura, non è penalizzare il divertimento o la vivacità della movida, ma assicurare che tutto si svolga nel rispetto delle regole, tutelando sia i cittadini sia gli operatori onesti. Un equilibrio delicato, soprattutto nei fine settimana, quando la città si riempie e il rischio di irregolarità aumenta.

Doppia rapina ai distributori di benzina a Qualiano

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Durante la giornata di ieri, nel pomeriggio, si sono verificate due rapine a pochi minuti di distanza a Qualiano

I due eventi si sono registrati a pochissimi minuti di distanza l’uno dall’altro, in due distributori di carburante, nella cittadina di Qualiano.

Due sospettati sono stati subito fermati e arrestati dalla Polizia di Stato. Stando alle prime informazioni, sarebbero stati due ragazzi napoletani di 18 e 19 anni a commettere il reato.

I ragazzi sono già noti alle forze dell’ordine e dovranno rispondere delle accuse di rapina aggravata e resistenza a Pubblico Ufficiale. Inoltre, sono stati denunciati per porto d’armi e oggetti atti ad offendere.

Il 19enne, oltre che per il reato commesso, è stato arrestato anche per evasione, dato che era già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari.

Gli agenti del Commissariato di Secondigliano e della Squadra Mobile si trovavano sull’Asse Mediano in direzione di Arzano quando hanno notato l’auto con a bordo i due ragazzi e sono prontamente intervenuti.

La dinamica è ancora da chiarire ma, stando ai video di sorveglianza, i due malviventi sarebbero entrati nel primo distributore di benzina minacciando con una pistola i dipendenti per farsi consegnare l’incasso e, a pochi minuti di distanza, avrebbero rapinato l’incasso anche di un altro distributore, per poi dirigersi in auto in direzione di Giugliano.

Le forze dell’ordine li hanno inseguiti senza mai perderli d’occhio e, nonostante un loro primo tentativo di resistenza ad una struttura ricettiva dove si erano fermati, sono riusciti a bloccarli.

I ragazzi erano in possesso di 260 euro e all’interno dell’auto sono state trovate un paio di forbici e la pistola giocattolo con la quale hanno minacciato il personale del distributore, priva di tappo rosso. Attualmente i due indagati sono in stato di arresto.

San Giorgio, fermato durante controlli antidroga

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  San Giorgio a Cremano: Controlli anti droga dei carabinieri. Questa notte a San Giorgio a Cremano i Carabinieri della locale stazione hanno arrestato per droga il 20enne già noto alle forze dell’ordine Mario Canzanella. I carabinieri – impegnati in un servizio ad hoc – hanno fermato e perquisito il ragazzo che è stato trovato in possesso di alcune dosi tra cocaina e hashish pronte alla vendita e 136 grammi sempre di hashish.  Nelle tasche del ragazzo 530 euro ritenuti provento del reato. L’arrestato è in attesa di giudizio.

Casoria, crollo palazzo, il Sindaco: “nostro primo obiettivo proteggere le persone e riportare sicurezza”

Riceviamo e pubblichiamo Emergenza via Cavour, COC operativo e monitoraggi su edifici e rete: in atto ripristino erogazione idrica. Sindaco in contatto con Prefetto e Governatore A poche ore dal crollo di via Cavour arrivano le prime fondamentali risposte per i residenti colpiti dalla sciagura, ai quali è stata garantita una sistemazione temporanea e immediata. Una misura di particolare evidenza arriva dalla Regione Campania ed è rivolta ai nuclei familiari costretti a lasciare la propria abitazione per motivi di sicurezza. Un lavoro frutto di un coordinamento costante tra Prefettura, Regione e Comune. Fondamentale, in questa fase, la collaborazione con  la Prefettura di Napoli nella persona di S.E. Michele Di Bari e il dialogo con il presidente della Regione Roberto Fico e con gli assessori regionali all’Ambiente Claudia Pecoraro ed alla Protezione Civile Fiorella Zabatta (presente al COC), tutti in contatto costantemente col primo cittadino casoriano. La vicenda ha avuto origine nel pomeriggio di giovedì con una perdita idrica che ha interessato alcuni fabbricati di via Cavour. A seguito delle segnalazioni e delle verifiche tecniche iniziali, il Comune in sinergia con la Prefettura ha disposto sgomberi cautelativi, rivelatisi decisivi. Nelle ore successive, infatti, si è verificato il crollo parziale di uno dei fabbricati coinvolti. Attualmente sono circa 21 le famiglie sgomberate, tutte assistite e sistemate già dalla notte di giovedì, in strutture alberghiere o presso parenti, con il supporto diretto dei Servizi Sociali comunali. Le famiglie sono supportate da uno staff di psicologi della Protezione Civile Regionale. L’area è presidiata in modo permanente, ed interessata da rilievi strutturali, nel monitoraggio statico e nelle operazioni di messa in sicurezza dell’area. Via Cavour resta chiusa al traffico e la situazione viene monitorata con controlli continui sugli edifici limitrofi. Sono in corso gli interventi su via Cavour e zone limitrofe (via San Mauro, via Marconi, via Cavour e piazza Pisa) per ripristinare l’erogazione idrica attraverso un bypass della rete. Nell’area di via Leonardo da Vinci il servizio idrico è stato già ripristinato con il medesimo sistema. È stato prontamente attivato nella serata di ieri, inoltre, il Centro Operativo Comunale (COC), che coordina in maniera permanente tutte le attività operative. Sul fronte dei servizi essenziali, è attiva già da giovedì sera l’autobotte in piazza Giovanni Pisa, mentre i tecnici proseguono senza sosta i lavori per il ripristino della condotta idrica. Allestito anche un presidio della Protezione Civile in piazza Cirillo. «Stiamo affrontando un’emergenza complessa – conclude il sindaco Raffaele Bene – con serietà, presenza continua sul posto e massimo coordinamento istituzionale. L’obiettivo resta uno solo: proteggere le persone e riportare sicurezza. Il nostro primo pensiero va alle famiglie colpite e ci stiamo muovendo per eliminare le problematiche più urgenti. Ringrazio i volontari e tutte le istituzioni che in queste ore drammatiche sono accanto alla nostra comunità in modo concreto».      

“Napoli 100”, la storia del calcio in città: un volume e una mostra

A cura della Fondazione Banco Napoli, per la collana diretta da Bianca Stranieri. Il volume sarà presentato venerdì 30 gennaio (ore 17) a Palazzo Ricca (via dei Tribunali), sede della Fondazione Banco Napoli. Trentadue narrazioni di archivisti, ricercatori, storici, giornalisti che raccontano un secolo di passione per la squadra e la storia del calcio in città, partendo dai documenti conservati negli archivi della Fondazione Banco Napoli, ed estendendosi ad altri archivi pubblici e privati. E’ questo il filo rosso della pubblicazione nella quale i cento anni dalla fondazione della Società Calcio Napoli sono raccontati oltre la dimensione agonistica, dando atto del ruolo che il calcio ha avuto nella costruzione del tessuto sociale, simbolico e anche urbano della città. “L’idea di Napoli 100 – dice Ciro Castaldo, direttore generale della Fondazione Banco di Napoli – non poteva che infondere gioia in un autentico tifoso come me, entusiasta anche di aver contribuito a restituire memoria familiare al calciatore Antonio Iuliano, in rappresentanza di un mondo unico, quello del Calcio Napoli, che anche grazie alle ‘carte’ non perderà mai memoria”.     Le immagini evocative contenute nel quinto volume della collana, che restituisce vicende, luoghi, personaggi consultando carte e registri, sono della fotografa Federica Gioffredi. “Inaugurare il volume dedicato ai cento anni del Napoli Calcio rappresenta per me un atto di profonda responsabilità intellettuale – spiega Bianca Stranieri – da storica del tessuto e della moda, il mio sguardo è abituato a leggere i fenomeni sociali attraverso la materia, il colore e i simboli che vestono le identità; per questo, nell’accostarmi ai preziosi documenti d’archivio che hanno dato vita a questa pubblicazione, la mia attenzione è stata immediatamente catturata dal ritaglio del quotidiano ‘Roma’ del 29 febbraio 1928 che offre uno spaccato storico unico. Annuncia la ‘consacrazione ufficiale’ dell’inno del Napoli musicato da Arturo Collana, che si sarebbe tenuta la sera stessa nei locali dell’Associazione Calcio Napoli. L’evento era aperto a soci, famiglie e autorità sportive, a testimonianza dell’importanza attribuita a questo momento fondante dell’identità del club”. Nel corso del tempo, la squadra cittadina assume un valore che travalica l’ambito sportivo: rappresenta un riscatto simbolico, una forma di narrazione condivisa capace di unire la città nei momenti di difficoltà e di esaltazione. I successi, le sconfitte, i grandi protagonisti – fino alla figura di Maradona, divenuto icona globale e culto laico – si inseriscono in una geografia emotiva che ha lasciato tracce profonde nel paesaggio urbano e nella memoria collettiva. “Napoli 100 è una corale e colta celebrazione del ruolo del calcio nella nostra città – afferma commenta Gabriele Capone, soprintendente archivistico e bibliografico della Campania – un lavoro che attesta, ancora una volta, del ruolo insostituibile degli archivi e delle biblioteche per la memoria collettiva delle comunità”. Il volume sarà presentato venerdì 30 gennaio (ore 17) a Palazzo Ricca (via dei Tribunali), sede della Fondazione Banco Napoli; parteciperanno oltre a Castaldo e a Capone, Marcello D’Aponte, presidente del Museo dell’Archivio Storico, i giornalisti Angelo Cerulo e Marco Lobasso e lo scrittore Maurizio De Giovanni. Alla presentazione del volume è affiancata la mostra “Napoli 100” a cura di Stranieri e Gioffredi, con documenti sulla squadra azzurra provenienti dall’Archivio Storico Lembo e cimeli del Dio del Calcio della “Ten Experience collection”, collezione privata di Antonio Luise. CREDIT FOTO: WEB

Sicurezza sul lavoro: l’Ordine degli avvocati a Napoli in quattro piazze

Il Presidente, Carmine Foreste: “valore etico e sociale imprescindibile“. Quattro piazze, un unico obiettivo: diffondere la cultura della prevenzione tra cittadini, lavoratori e studenti. La città di Napoli si è trasformata oggi in un grande laboratorio a cielo aperto dedicato alla prevenzione e alla tutela della vita nei luoghi di lavoro. L’Osservatorio Napoli Città Sicura (ONCS) ha promosso una giornata di sensibilizzazione capillare che ha coinvolto quattro punti nevralgici della città: Piazza Municipio, Piazza Nazionale, Via Scarlatti e Via Domenico Atripaldi (San Giovanni a Teduccio). All’iniziativa hanno preso parte enti e istituzioni accreditati (Inps, Inail, Cgil, Cisl, Uil), oltre ad alcuni Ordini professionali come quello degli avvocati napoletani presieduto da Carmine Foreste: “La sicurezza sul lavoro non è solo un precetto normativo ma un valore etico e sociale imprescindibile. Come Ordine, sentiamo il dovere di essere in prima linea in queste iniziative perché la tutela della salute del lavoratore è il fondamento di una società civile e giusta. Scendere in piazza significa rendere la legge ‘viva’ e accessibile, trasformando i codici in strumenti di protezione quotidiana.” Per Gianni Scarpato, delegato del Coa presso l’ONCS, “la nostra missione è portare la cultura della sicurezza fuori dai tecnicismi, trasferendola dalle fabbriche alle piazze. La prevenzione è l’unico investimento capace di garantire il futuro: dialogare insieme è un passo decisivo verso una Napoli realmente sicura”. In ogni presidio, oltre alla distribuzione di materiale informativo e consulenza tecnica, i cittadini hanno partecipato attivamente al “Minuto Salvavita”, con dimostrazioni pratiche di primo soccorso e prove di spegnimento con estintori didattici. CREDIT FOTO: WEB

Cosa comunica la tua postura nei gruppi di lavoro

Ti è mai capitato di capire l’umore di una riunione ancora prima che qualcuno apra bocca? La postura, nei gruppi di lavoro, è un linguaggio silenzioso che rivela leadership, conflitti, insicurezze e alleanze. In questo articolo esploro come leggere i segnali non verbali del corpo – e come usarli in modo consapevole – per aumentare autorevolezza, fiducia e collaborazione nei team. Il tuo corpo, già oggi, sta comunicando per te: sicuro che stia dicendo ciò che desideri?  Quante volte accade di entrare in una riunione e capire subito chi ha il controllo, chi è annoiato, chi è sulla difensiva… ancora prima che qualcuno apra bocca? Non è magia: è linguaggio del corpo. E la postura, in un gruppo di lavoro, parla fortissimo. Puoi dire le parole “giuste”, avere slide perfette, ma se il tuo corpo racconta un’altra storia, sarà quella a essere creduta.

La postura: il microfono silenzioso della leadership

Nei gruppi di lavoro, la postura è spesso il primo “biglietto da visita”: – Chi si siede dritto, con spalle aperte, occupando il proprio spazio, viene percepito come più sicuro e competente. – Coloro che si chiudono, si accasciano sulla sedia, incrocia braccia e gambe, manda un messaggio di difesa, stanchezza o disinteresse. – Chi si sporge in avanti, ascolta, annuisce, orienta il corpo verso chi parla, comunica presenza e attenzione. La domanda importante da fare è: “la tua postura sta sostenendo il tuo ruolo… o lo sta sabotando?”

Esempi di postura nei team (e cosa raccontano)

Immagina una riunione: – Il responsabile parla, ma è appoggiato allo schienale, braccia incrociate, sguardo sul pc. Il messaggio implicito? “Sono distante, non sono veramente qui con voi”. – Una persona del team propone un’idea, ma si stringe sulle spalle, tiene le mani sotto al tavolo, quasi si scusa per esistere. Il gruppo percepisce insicurezza, anche se l’idea è ottima. – Un collega ascolta tutti con il busto leggermente inclinato in avanti, mani visibili, volto rivolto a chi sta intervenendo. Non parla tanto, ma il suo corpo dice: “Ti sto davvero ascoltando”. Questo crea fiducia. Nei gruppi, la postura crea gerarchie silenziose. Non sempre sane, non sempre ufficiali, ma reali.

Utilizza la postura in modo consapevole

Non si tratta di “recitare”, ma di allineare corpo e intenzione. Alcuni accorgimenti immediati: – Siediti con stabilità – Piedi ben appoggiati a terra, schiena dritta ma non rigida, spalle rilassate. Comunichi presenza, non tensione. – Mostra le mani – Mani visibili sul tavolo, non nascoste sotto o incollate allo smartphone. È un segnale antico di non minaccia e apertura. – Orientati verso il gruppo – Corpo e busto rivolti verso chi parla o verso il centro del tavolo: significa “sono parte della conversazione”, non osservatore distratto. – Evita la chiusura cronica – Braccia sempre incrociate, gambe serrate, corpo che guarda la porta: messaggi di difesa o fuga. Usali consapevolmente, non per abitudine.
Postura e risultati: perché conta davvero
 
Potrebbe sembrare solo un dettaglio estetico, ma la postura ha effetti concreti su:
– Ascolto e collaborazione: un corpo aperto invita l’altro a parlare, un corpo chiuso lo frena. – Decisioni: chi appare più stabile e centrato viene istintivamente percepito come più “degno” di essere seguito. – Clima emotivo: un tavolo pieno di persone accasciate e chiuse comunica stanchezza e disimpegno; corpi vigili e presenti alzano immediatamente il livello di energia. La postura non è solo ciò che gli altri vedono: è anche ciò che tu senti. Se ti metti seduto in modo più saldo, respiri meglio, ti senti più centrato, ed è più facile parlare con chiarezza. Piccoli esercizi da provare già alla prossima riunione – Entra in sala, fermati un secondo, fai un respiro profondo e scegli consapevolmente come sederti. – Durante un’interazione importante, chiediti: “Il mio corpo adesso sta dicendo che ci sono… o che vorrei essere altrove”? – Osserva il tuo team: chi è sempre chiuso, chi sempre espansivo, chi si “ritira” quando si toccano certi temi? Il linguaggio del corpo è una forma di comunicazione non verbale che affianca – e spesso supera – le parole in potenza comunicativa. Comunica stati emotivi (ansia, sicurezza, interesse, chiusura), atteggiamenti interiori (fiducia, resistenza, disponibilità) e perfino gerarchie implicite all’interno di un gruppo. È una comunicazione in gran parte inconscia, fatta di posture, gesti, sguardi, distanze, micro-movimenti che gli altri “leggono” in pochi istanti. È anche una comunicazione contestuale: lo stesso gesto può significare cose diverse a seconda del momento, della relazione e del contesto culturale. Per questo, lavorare sul linguaggio del corpo significa imparare a rendere consapevole ciò che il corpo già dice, allineandolo a ciò che vogliamo davvero comunicare. La postura – che è parte del linguaggio del corpo ed è istintivo, se non impari a guidarlo – è un linguaggio che usi comunque, che tu lo voglia o no. Decidere di imparare a “parlarlo”, a comunicare ciò che vuoi, consapevolmente comunicare è una delle azioni più potenti che tu possa utilizzare, per migliorare la comunicazione nel tuo gruppo di lavoro.

Addio alle bustine monouso di maionese e ketchup: vietate dall’Unione Europea

Diciamo addio alla praticità, all’igiene e alla comodità delle bustine monodose. Dal 2026 l’Unione Europea introdurrà nuove regole sugli imballaggi per ridurre l’impatto ambientale di plastica e materiali non riciclabili. Una svolta che punta a limitare gli sprechi e a rendere più sostenibile anche il settore della ristorazione, cambiando abitudini ormai consolidate.

Sono pratiche, igieniche e ormai onnipresenti: ketchup, maionese, olio e salse monodose accompagnano da anni i pasti nei bar, nei ristoranti e nel take-away. Ma dietro la loro comodità si nasconde un problema ambientale tutt’altro che trascurabile.

Le bustine monouso, infatti, sono spesso realizzate con materiali compositi, che rendono il riciclo complesso, se non impossibile.

Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi

Per affrontare il problema alla radice, l’Unione Europea ha approvato il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio, noto come Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR).

La norma entrerà in vigore in modo uniforme in tutti gli Stati membri a partire dal 12 agosto 2026.

 L’obiettivo è ridurre la quantità di rifiuti prodotti, favorire il riuso e migliorare la riciclabilità degli imballaggi immessi sul mercato.

Perché le bustine monodose sono un problema

Nonostante nascano con l’intento di evitare sprechi alimentari, le bustine monodose finiscono spesso per generare più rifiuti di quanto ne evitino. La loro struttura multistrato, pensata per garantire conservazione e sicurezza igienica, impedisce il corretto riciclo nei normali circuiti della raccolta differenziata.

Inoltre, la presenza di PFAS (sostanze chimiche molto resistenti alla degradazione) solleva preoccupazioni ambientali sempre più rilevanti.