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San Domenico rimane, nel susseguirsi dei secoli e dei giorni, il volto più bello di una chiesa che non solo ha posto le sue radici nell’amore e nella ricerca della verità, ma è stata capace di redimere l’uomo di ogni tempo. Intervista a Domenico Granata, appassionato di storia, arte e culto.

 

 

Lo storico Mimmo Granata di Sant’Anastasia, in questi giorni, stava riflettendo sulla presenza di qualche chiesa, a lui più vicina, che fosse intitolata a San Domenico di Guzman, di cui quest’anno si celebra il giubileo per gli 800 anni della morte (Bologna, 6 agosto 1221). Ed ecco che il nostro studioso, tutto d’un tratto, è arrivato in visita a Somma Vesuviana sulla soglia della monumentale Chiesa di San Domenico. In questo luogo sacro, i frati domenicani vi giunsero nel 1292 ed erano passati appena 71 anni dalla morte del loro santo fondatore. Sullo stesso luogo, intorno all’anno mille, esisteva già un convento di monaci benedettini con una chiesa annessa, intitolata a Sant’Onofrio, come spiega lo storico Domenico Russo. Lo stabile fu poi ceduto all’ Ordine Domenicano da Papa Nicolò IV (1227 – 1292) ed aggregato alla Provincia del Regno. Carlo II d’Angiò (1254 – 1309), successivamente, avrebbe concesso la vasta masseria circostante o campo Dopnico agli stessi frati, che ristrutturarono quell’insediamento religioso con una nuova intitolazione, probabilmente, a Santa Maria Maddalena. Nel 1590, la Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari, accogliendo la supplica di Mons. Giovanni Leonardo Bottiglieri (nativo di Somma, + 1599 Lettere), mediante l’intervento del maestro dell’Ordine Domenicano, P. Ippolito Maria Beccaria (1550 – 1600), concesse il convento e relativa chiesa ai PP. Riformati Domenicani della Provincia, nominando come priore Padre Marco Maffei da Marcianise. Tale notizia fu estrapolata dal compianto prof. Raffaele D’Avino nel fondo archivistico Monasteri Soppressi, Vol.993, c. 311 e 409. A riguardo, nel 1591, nella chiesa vi erano le seguenti cappelle: altare maggiore con custodia di legno indorata con l’arme dei PP. Domenicani; Cappella di San Vincenzo; Cappella di San Tommaso; Cappella del SS. Rosario, Cappella del SS. Crocifisso; vi era anche l’organo.

Domenico, quali sono le tue ultime novità storiche su Padre Marco Maffei da Marcianise?

“Tante e illustri figure domenicane si sono succedute nel convento sommese. Fra queste, il frate Marco Maffei da Marcianise, priore del convento, giunto a Somma nella notte del 24 maggio 1591. Durante il suo priorato, una terribile carestia colpì la Terra di Somma: molti mancano finanche del pane, e non sapendo a chi rivolgersi vanno a bussare alla porta del convento domenicano esistente in paese e di cui è priore fra Marco Maffei. Dinanzi alla folla degli affamati gli spuntano negli occhi le lacrime dalla commozione; il suo cuore di santo freme e – come Gesù nel deserto – esclama: questa gente mi fa compassione (…) pren­dete, dice ai frati, il pane di san Domenico, datene ad ognuno di essi un pezzo e in più un bicchier di vino (…).

Padre Maffei nacque a Marcianise in provincia di Caserta nel 1542, da Gisino e Domenica Cipolla. Il 17 ottobre del 1559 vestì l’abito nel convento di San Domenico Maggiore di Napoli: fu maestro di novizi, professore in diversi Studi dell’Ordine; fu più volte priore; principale fondatore della Congregazione della Sanità, di cui fu vicario generale. Visitatore apostolico di diverse Province domenicane d’Italia e di altri Ordini religiosi; provinciale della Provincia di Napoli e procuratore generale dell’Ordine sotto il generalato di fra Girolamo Xavierre (1549 – 1617). Fu chiamato come commissario nel processo di fra Tommaso Campanella (1568 – 1639) e fu uno dei tredici consultori per la canonizzazione di San Carlo Borromeo. Morì il 15 marzo 1616 nel convento della Sanità di Napoli, dove è sepolto. Molti furono i miracoli da lui operati”.

L’altra figura, che tu esalti, è il frate Giovanni Leonardo De Fusco

“Una figura senza dubbio straordinaria per santità e dottrina che visse nel convento di Somma. Fra Giovanni Leonardo De Fusco, originario di Lettere in provincia di Napoli, nato nel 1569 da nobile famiglia. Ordinato sacerdote due anni dopo, fu destinato al convento di Somma, dove restò un anno. Il suo apostolato non fu caratterizzato da opere speciali o clamorose, bensì dal ministero della confessione e della predicazione che egli esercitò con eroico zelo. Fu direttore spirituale della venerabile e mistica domenicana suor Maria Villani (1584 – 1670) di Napoli. Morì in fama di santità nel convento della Sanità il 12 febbraio del 1620”.

Quali altre conoscenze hai sulle personalità che hanno reso celebre questo luogo?

“Siamo a conoscenza che nel febbraio del 1617, il Maestro Generale dell’Ordine domenicano fra Serafino Secchi (1560 – 1628), si trovava in visita canonica nel convento vesuviano di Somma. Un altro priore che si distinse fu il frate napoletano Vincenzo Ferreri (omonimo del famoso santo): vestì l’abito domenicano nel convento della Sanità in Napoli il 1 febbraio 1673. Compì lodevolmente moltissimi uffici: priore del convento San Domenico in Somma, di Santo Spirito in Napoli, di Sant’Anna in Nocera dei Pagani e nel convento della Sanità di Napoli. Era priore del convento di Benevento quando, il 18 aprile del 1725,  fu nominato vescovo di Gravina. Nel 1730 fu trasferito alla Diocesi di Lu­cera. Morì il 4 ottobre 1733”.

Ci presenti la mistica figura di Fra Gregorio Rocco?

“Per la storiografia, il convento San Domenico di Somma Vesuviana viene ricordato per esserci vissuto il grande predicatore delle strade di Napoli del ‘700, fra Gregorio Rocco. Nel 1762 lo troviamo nel convento di Somma. Era il predicatore e moralizzatore del popolo napoletano, che definiva il suo popolo. A Somma vi rimase circa due anni, poi fu richiamato a Napoli nel 1764 dove una terribile carestia ed epidemia aveva colpito la città: organizzò una specie di ospedale da campo al Pon­te della Maddalena, ove i ricoverati, che furono migliaia, venivano svesti­ti, lavati nel fiume Sebeto, sbarbati, rivestiti con abiti nuovi e rifocillati. Suggerì la costruzione del primo cimitero di Napoli e la costruzione del Grande Albergo dei Poveri di Piazza Carlo III. Viene ricordato soprattutto per aver illuminato la città di Napoli, facendo tenere lampade accese davanti a trecento immagini del­la Madonna e a duecento crocifissi da lui sistemati specialmente nei vicoli invasi da lazzaroni e prostitute, dove si commettevano furti, rapine, risse, omicidi, violenze carnali. Fondò oratori per giovani, che affidava ai mastri per apprendere un mestiere. Alle ragazze povere procurava la dote perché po­tessero sposarsi. Morì il 2 luglio del 1782. Il suo busto è stato collocato attualmente nel Museo degli Uomini illustri Grandi Benefattori dell’Umanità a Londra”.

Scala del Convento di San Domenico

Hai qualche attestazione, infine, di frati domenicani originari di Somma?

“Ricordiamo, anche, alcuni frati domenicani originari di Somma: fra Antonio Vellerano, sacerdote, buono e premuroso del religioso servizio, nato in Somma città nobilissima. Morì ai  23 di ottobre del 1589; il converso fra Paolo Rianna, che nel 1650 era figlio del convento di Santa Maria dell’Arco. Con decreto n°40 del 7 agosto 1809 si stabilì la soppressione dell’ Ordine Domenicano e, di conseguenza,  i frati dovettero lasciare il convento. A Somma Vesuviana, comunque,  i padri domenicani furono presenti anche nei conventi di San Sossio tra la fine del ‘700 e i primi decenni dell’800 e in quello della Madonna del Carmine per un brevissimo periodo, subito dopo la soppressione francese. La chiesa di San Sossio, oltretutto, fu consacrata nel 1712 da un altro illustre domenicano, fra Vincenzo Maria Orsini (venerabile), arcivescovo di Benevento (1686-1724), divenuto pontefice con il nome di Benedetto XIII (1724-1730)”