CONDIVIDI

 

I titoli del giornale dell’altro ieri,  i nomi e i volti dei candidati sindaci delle prime tre città italiane, la riflessione sulla satira,  sui modi del ridere, e, in particolare, sulla “ risata verde”, che fu lo strumento polemico di Karl Kraus, di George Grosz e di Otto Dix.

In un mondo che funziona a rovescio vivere a rovescio è il solo sano principio ( K.Kraus).

Come si sa, “Il nome della rosa”, il capolavoro di Eco romanziere, è costruito sulla battaglia che Jorge di Burgos, il monaco cieco, conduce con ogni mezzo, anche con l’omicidio, per impedire la lettura del secondo libro della “Poetica”  che Aristotele dedicò al comico e al riso. Per Jorge, il riso è diabolico, Cristo non rideva.  Nella “bustina di Minerva” del 3 maggio 2001, intitolata “ Ma Gesù rideva?”, Umberto Eco ricordò che era stato un vangelo apocrifo a raccontare che Gesù nella vita terrena non aveva mai riso, e che questa notizia Giovanni Crisostomo e Basilio da Cesarea la imposero come verità assoluta ai concili e alle regole monastiche. Il Medio Evo considerava il ridere un segno demoniaco, prima di tutto perché la risata alterava, e talvolta storpiava, i lineamenti del volto,  ma Jacques Le Goff, Ernst Robert Curtius e lo stesso Umberto Eco fecero notare che la Beatrice di Dante sorride, che San Francesco non era ostile a una “sana ilarità”, che i poeti “realistici” e i novellieri medioevali si divertivano a raccontare situazioni divertenti e  che  Boccaccio ha descritto molte forme del ridere.

In realtà, spiegava Umberto Eco, il Medio Evo condannava il riso che schernisce e disprezza, perché chi ride di disprezzo si sente superiore a chi viene deriso, e dunque pecca platealmente di arroganza, di superbia, di vanità. Il Medio Evo esortava i cristiani a guardarsi dal comico che distrugge, che è un’arma micidiale, perché serve a demolire l’avversario, a farlo metaforicamente “a pezzi”:  la comicità distruttiva era per gli antichi una tecnica dell’oratoria politica e giudiziaria, il “ diasyrmòs”, che Demostene, Iperide e Cicerone usarono in modo impareggiabile . Gli scrittori elisabettiani – ci ricorda Attilio Brilli – alludono frequentemente alla diabolica capacità degli antichi poeti irlandesi di uccidere, e non metaforicamente, con i loro versi satirici e con le parodie. Se dobbiamo credere ad Archiloco, anche i Greci erano persuasi che la satira e l’epigramma potessero portare morte e rovina

Sono molti i modi del ridere, e non c’è elenco che non si sia rivelato incompleto, compreso quello fatto da R. Iurenev, che cita una quarantina di tipi di risata, dal riso insinuante al riso tetro. Vladimir Propp nel suo libro “ Comicità e riso” ripete che “l’ambito della religione cristiana e del riso si escludono a vicenda” e scrive  che “c’è una categoria di persone profonde e serie che non ridono, non per aridità interiore, ma anzi, proprio per la natura elevata del loro animo e dei loro pensieri.”. Ma ci sono, dice Propp, persone incapaci di ridere – le chiama, con parola greca, “agelasti” – perché sono vuote nella mente e nel cuore, sono ottuse e insensibili, e “sotto tutti gli aspetti, minorate”. Purtroppo, aggiunge lo studioso russo, un gran numero di “agelasti” si incontra nel mondo della scuola, tra gli insegnanti: ma questa è una malignità di Propp. Io credo, invece, che la scuola sia, da sempre, una palestra del ridere.

Tra  i modi del ridere elencati da Propp e da Brilli manca la “risata verde”, di cui oggi è teologo Daniele Luttazzi: gli apostoli furono, invece,  Karl Kraus, Ernst Kirchner, Otto Dix, Georg Grosz. E’ verde la risata della satira che si arrende davanti allo strapotere della realtà, dopo che ha cercato di cogliere le contraddizioni, di sottolineare i paradossi, di individuare l’assurdo, dopo aver tentato, usando il riso, il sarcasmo, l’invettiva, di correggere, di raddrizzare, di medicare. Ma la realtà è più forte, si ripropone tale e quale, con la faccia tosta di chi si sente invincibile. Il mondo deve andare così, è inutile che ti sbatti: e se continui a sbatterti, ti metti fuori del mondo. Se non capisci, sono affari tuoi, sei tu che devi attrezzarti per capire. A questo punto, la satira o si arrende, e si ritira nel silenzio, o continua a confrontarsi con la realtà, ma il suo riso si colora di verde, che è il colore forse della bile, forse della solitudine, forse del distacco. La risata “verde”, di cui parlarono per primi i cabarettisti tedeschi subito dopo la prima guerra mondiale, è una risata sottile, ironica, amara, che tuttavia nasconde nel fondo un barlume di illuministica speranza. Questa risata verde increspava la bocca di George Grosz mentre disegnava la scena che accompagna il titolo. La risata verde, diceva Karl Kraus, non è quella della disperazione, è quella del disincanto, delle passioni che si smorzano, ma non sono ancora spente del tutto.

I titoli della “Repubblica” del 16 marzo.  In prima pagina il commissario Tronca dichiara: “Roma e la legalità? Si parla troppo e si fa ancora meno”.  Sospetto che tutti gli interessati vogliano proprio questo. A pag. 9 il procuratore nazionale antimafia rivela che “la mafia fa affari con gli imprenditori ed è più pericolosa. Non spara, ma ottiene ciò che desidera senza fare troppo rumore. Di questo dobbiamo preoccuparci”. Nel 2007 il presidente della Commissione antimafia disse le stesse cose, con parole quasi uguali. A Roma la burocrazia e Mafia Capitale “dribblavano le gare” frazionando i lavori “in mini lotti”: che è un sistema già collaudato a Napoli nell’affare della monnezza. E non solo. Due pagine del giornale sono dedicate alla metafisica questione se una mamma possa far contemporaneamente la mamma e il sindaco di Roma, e una pagina intera è riservata a un prete francese pedofilo e ai silenzi della Chiesa che lo copre. Per fortuna, le vittime del pedofilo sanno che l’Arcivescovo di Lione “pensa a loro”: possiamo immaginare quanto questo le consoli.

A Napoli, anche Valeria Valente, candidata alla poltrona di sindaco, ricorre a una metafora calcistica per convincere Antonio Bassolino a fermarsi: “ Antonio fermati, fai un autogol, collaboriamo”:  per non farlo, questo autogol? O per farlo?. Antonio Bassolino però avverte che il “Pd va verso il precipizio”, e si spera che non sia il precipizio di una discarica: “Renzi intervenga” chiede il candidato Bassolino: a salvare il PD dal precipizio, ovviamente. Non a dargli la spinta risolutiva. A Terzigno sono stati dati documenti falsi a 600 cinesi “fantasma”. E mi pare che questo viaggio tra i titoli sia chiuso degnamente dall’immagine di questi “fantasmi” e dalla notizia che i grillini candidano come sindaco di Napoli il signor Brambilla, monzese. Avrebbe detto Kraus che questa scelta “a rovescio” è la sola scelta sana.

Non c’è nulla di nuovo sotto il sole e nulla ci sarà. La mia risata sarebbe integralmente verde, se non avessi letto in prima pagina la dichiarazione del presidente dell Egitto: “Avrete la verità su Regeni”. Quando penso alla morte di Regeni, a come si è comportato l’Egitto fino a stamattina, e all’India e ai “marò”, al mare di chiacchiere con cui hanno tentato e tentano di distrarci,  sono vinto dal cupo rosso della rabbia, dal rigurgito giallo del disgusto.