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un vigilante nella fiat di pomigliano, immagine di repertorio
un vigilante nella fiat di pomigliano, immagine di repertorio

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Reintegrato dal tribunale del Lavoro di Nola un vigilante licenziato per aver registrato in modo occulto una conversazione con un suo superiore allo scopo di dimostrare in sede giudiziaria un presunto mobbing subito dall’azienda  

 

“Le conversazioni si possono registrare e utilizzare come elemento di prova anche senza il consenso dell’interlocutore, sempreché servano esclusivamente a far valere un proprio diritto in sede giudiziaria”. E’ il contenuto della sentenza con cui il tribunale del lavoro di Nola ha annullato il licenziamento di un vigilante della FCA Security, l’azienda che si occupa della guardiania nello stabilimento automobilistico di Pomigliano. Rosario Coviello, 38 anni, di Acerra, è stato quindi reintegrato dal giudice nel posto di lavoro. Era stato licenziato in pieno lockdown, alla fine di marzo, per avere “leso il rapporto di fiducia con l’azienda”: aveva consegnato al tribunale del lavoro il contenuto di una conversazione con un suo superiore registrata di nascosto. La registrazione, avvenuta all’insaputa dell’interlocutore, era stata prodotta dal lavoratore per provare davanti al giudice un demansionamento professionale e un mobbing subito (questa causa è ancora in corso). Ma quando FCA Security è venuta a conoscenza di quella registrazione ha licenziato il vigilante, accusato di aver messo in discussione il vincolo di fiducia e violato la privacy del suo interlocutore. Alla fine però il giudice del lavoro, Federica Salvatore, ha dato torto all’impresa. Ha stabilito, citando sia sentenze della Cassazione che della Corte Costituzionale, che il comportamento del lavoratore è stato lecito perché attuato nella finalità esclusiva di far valere in tribunale un suo diritto e che per questo motivo la privacy dell’interlocutore non è stata violata né è stata danneggiata l’azienda. Il giudice ha pure affermato che il licenziamento, così come è stato motivato da FCA Security, costituisce essenzialmente una ritorsione contro il lavoratore che aveva fatto in precedenza causa contro demansionamento e mobbing.“Il trattamento dei dati personali – si scrive nella sentenza –  ammesso di norma in presenza del consenso dell’interessato, può essere eseguito anche in assenza di tale consenso se è volto a far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria o per svolgere le investigazioni difensive. Ciò a condizione che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento. Si tratta della previsione di una deroga che rende l’attività, se svolta nel rispetto delle condizioni previste, di per se già a monte lecita”. Il tribunale aggiunge che “la registrazione effettuata dal ricorrente integra una condotta legittima, cioè l’esercizio del diritto di difesa e non finalità illecite, quali ad esempio estorsive o di violenza privata. Pertanto è esclusa non solo la ricorrenza di un illecito penale ma anche di quello disciplinare e quindi la condotta legittima del ricorrente non può in alcun modo aver leso il vincolo fiduciario del rapporto di lavoro”. “Il giudice ha affermato un principio di tutela costituzionale”, commenta Raffaele Ferrara, legale della Fiom. “Questa sentenza – scrivono la Fiom di Napoli e la rsa Fiom di FCA Security – è un importante strumento di difesa per le lavoratrici e i lavoratori che spesso non riescono a provare comportamenti vessatori e discriminanti”.  Dal canto suo l’azienda, sia pure interpellata, non ha rilasciato commenti.