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FCA, gli operai di Pomigliano: “Ok alla fusione con Renault, ma vogliamo chiarezza”

Non c’è un vero e proprio allarme ma una certa preoccupazione serpeggia nella fabbrica di Pomigliano. A ogni modo da queste parti chi un minimo se ne intende di mercato automobilistico afferma con relativa sicurezza che tutto sommato la fusione tra FCA e Renault non solo sia una cosa inevitabile nell’ambito della globalizzazione delle produzioni ma che sia pure un’operazione positiva. Intanto l’amministratore delegato Mike Manley lunedi ha provveduto a inviare a tutti i 4500 lavoratori dell’impianto produttore della Panda una lettera con cui rassicura i dipendenti circa le garanzie produttive e occupazionali nell’ambito della fusione. < Credo che la fusione in sé, per le caratteristiche delle due società, sia una cosa positiva – commenta Mimmo Loffredo, 39 anni, di Acerra, da 17 anni operaio del reparto stampaggio – ma da lavoratore mi preoccupa il fatto che ci sia il rischio di sovrapposizioni produttive visto che la Renault è molto forte sulla produzione di vetture medie e piccole, esattamente come per FCA. Poi – aggiunge Loffredo – c’è il problema che lo Stato francese è azionista della Renault per cui garantirà i propri stabilimenti mentre qui da noi è molto diverso. E se a questo – conclude l’operaio – si aggiunge che a Pomigliano il nuovo modello di vettura è rimasto sulla carta, visto che nell’impianto non è stato approntato nulla di concreto e che a settembre scade la cassa integrazione, l’incertezza dentro di noi aumenta. Con la partenza della nuova produzione, annunciata da mesi, saremmo più tranquilli >. < Nonostante le rassicurazioni – aggiunge Pasquale Ciccarelli, 52 anni, di Pomigliano, da 30 anni operaio del reparto verniciatura ed rsa della Fiom – i lavoratori sono un po’ preoccupati. Stiamo chiedendo ai sindacati maggiori garanzie anche perché molti di noi ricordano un episodio, quando cioè tempo fa si parlò di un accordo con Opel e della contestuale chiusura di due stabilimenti. All’epoca era ancora in funzione la Fiat di Termini Imerese, che è stata chiusa >. Le preoccupazioni in fabbrica sono confermate anche dai rappresentanti di stabilimento dei sindacati firmatari del contratto specifico aziendale, non sottoscritto dalla Fiom. < Questa fusione può servire sul fronte dell’allargamento del mercato – spiega Giuseppe D’Alterio, 53 anni, rsa della Uilm, operaio da 30 anni della manutenzione-lastrosaldatura – ma per la verità c’è anche un po’di paura nello stabilimento a causa del fatto che Renault produce macchine simili alle nostre. Bisognerà tutelare produzioni e occupazione ed è per questo che i nostri sindacati nazionali hanno chiesto un incontro con Fca: chiediamo certezze >. Da tempo l’azienda ha annunciato per Pomigliano il lancio della produzione dell’Alfa Romeo Tonale, un nuovo suv compatto. < Ma in fabbrica c’è il timore che ora cambi il piano industriale di FCA – replica Biagio Trapani, segretario della Fim Cisl di Napoli – dall’altra parte siamo ben consci che la fusione possa rafforzare l’azienda sia sui mercati che dal punto di vista tecnologico >. In chiaroscuro il commento di Raffaele Dominco, 53 anni, da 30 operaio del reparto montaggio. < C’è apprensione ed entusiasmo – dice Dominco – intanto vorremmo ricordare all’azienda che noi di Pomigliano siamo quegli operai che hanno garantito la presenza della Fiat in Italia grazie al si al referendum sull’accordo del 2010 per cui chiediamo la massima chiarezza sul nostro futuro e soprattutto sullo sviluppo della nostra fabbrica e sulla promessa di Marchionne della saturazione occupazionale dell’impianto, visto che qui siamo ancora in cassa integrazione a rotazione >.

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