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In quel che resta della grande industria tecnologica italiana sta accadendo ciò che nessuno sperava ma che si poteva comunque prevedere grazie a certe politiche ormai consolidate da anni. Intanto le nuove quanto costose Alfa Romeo destinate alla borghesia ed ai neocoatti mondiali non stanno sfondando il mercato dei ricchi. A piangere però restano solo quelli che sono sempre stati poveri, gli operai e gli impiegati italiani. A partire dalle tute blu della FCA di Cassino, dove da oggi non potranno più recarsi in fabbrica 500 giovani presi con contratti interinali, vale a dire presi “in affitto” dalle società dell’imperante credo liberista. Ragazzi che speravano di iniziare a costruire un futuro grazie alle nuove produzioni Alfa Romeo Giulia e Stelvio. Invece non è andata così, almeno per il momento. Rimangono a ogni modo nello stabilimento ciociaro altri 300 colleghi, sempre interinali e sempre con contratti a tempo. Ora però sudano freddo anche tutti i 4500 addetti della FCA di Pomigliano, 3mila dei quali sono ancora sotto il giogo dei contratti di solidarietà a causa del fatto che la sola produzione Panda qui non è mai riuscita a garantire i volumi strombazzati al suo lancio (Marchionne parlò di 300mila vetture all’anno, una quota rimasta sempre molto lontana ). E il problema che le nuove Alfa non tirino la volata a tutto il gruppo automobilistico nazionale sta facendo preoccupare molto anche in territorio partenopeo perché l’azienda ha sempre sostenuto che l’introduzione di un nuovo modello di vettura a Pomigliano è vincolato al successo delle produzioni di Cassino. A questo punto dunque la speranza è che FCA smentisca se stessa introducendo comunque una seconda nuova produzione subito e una terza al più presto, in ogni caso. Si perché se la Panda andrà via da Pomigliano sarà lo stesso un bel guaio, anche dopo l’introduzione di un solo nuovo modello. Adesso dunque i sindacati, e non solo loro, sono costretti a porsi varie domande. E’ stato un errore puntare sulle vetture di lusso ? E il benessere finanziario creato da Marchionne potrebbe essere il frutto di rischi calcolati il cui eventuale infelice esito deve sempre ricadere sul costo del lavoro e non sulle casse delle holding che guida l’ad ? Una risposta ai vari quesiti potrebbe per esempio essere la svolta “americana” dell’organizzazione del lavoro e dell’occupazione, sempre più legate ai capricci del mercato e sempre più slegate dai diritti dei lavoratori storicamente sanciti in Italia, del resto ormai molto ridimensionati. Ma su tutta questa situazione pesa di sicuro anche la forza effettiva di FCA, costretta a doversi confrontare con un mercato sempre più spietato, dominato dalle fusioni e dai grandi gruppi americani, tedeschi e asiatici.