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Subito dopo il dissequestro per motivi ambientali sono stati di nuovo apposti i sigilli al cantiere di via Nazionale delle Puglie  

 

Ormai sembra che si sia abbattuta una maledizione sul pastificio Russo, lo storico pastificio di Pomigliano che ha subito un progressivo declino dopo la strage di tre suoi operai, uccisi per errore dalla camorra nel 1998, per un tragico scambio di persone, davanti allo stabilimento. La fabbrica poi fallì e chiuse per sempre, nel 2012: 70 licenziamenti e tante lacrime. Intanto ora che la proprietà ha ottenuto dal Comune i permessi per trasformare l’ex pastificio in un centro commerciale sono sorti altri intoppi, e di quelli pesanti: indagini e sequestri penali da parte della magistratura. L’ultimo sequestro del gip del tribunale di Nola, il secondo in cinque mesi, è spuntato appena qualche giorno fa, immediatamente dopo il dissequestro, deciso sempre dal tribunale nolano a seguito dell’avvenuta bonifica di una discarica giudicata abusiva e prodotta dalla demolizione dei capannoni. Stavolta però i sigilli sono scattati per motivi urbanistici e non ambientali, come invece avvenne nel primo sequestro, a dicembre. Gli inquirenti contestano sostanzialmente ai responsabili del cantiere di aver avviato i lavori grazie a permessi comunali frutto di false attestazioni finalizzate alla realizzazione di un parco commerciale che non poteva essere autorizzato con la procedura utilizzata. Secondo quanto emerso dall’indagine e dalla successiva decisione del gip il pastificio Russo è stato “frazionato” in due unità catastali, ciascuna delle quali è stata definita nel progetto “una media struttura di vendita”. Le due unità catastali hanno quindi ricevuto dal Comune due licenze edilizie distinte. Ma la magistratura ha definito questo frazionamento catastale “un espediente irregolare che ha avuto come conseguenza l’apertura di un cantiere per la realizzazione non di due medie strutture di vendita ma di un unico, grande, parco commerciale”. “Una trasformazione edilizia dell’area oggetto di intervento, aggiungono i giudici, avvenuta dunque in violazione degli standard urbanistici”. Un espediente che ha comportato anche “l’aggravio del carico urbanistico cittadino da parte del parco commerciale”. A proposito di quest’ultimo aspetto della vicenda il tribunale fa notare che “il parco commerciale in costruzione”, proprio a causa delle dimensioni che stava per assumere grazie alle licenze edilizie ritenute non a norma di legge, avrebbe dovuto subire “una procedura abilitativa ben più gravosa e complessa, che tra l’altro doveva prevedere l’istituzione di una conferenza dei servizi  presso la Regione Campania e non certo la procedura, più semplice, prevista per la realizzazione di strutture commerciali di medie dimensioni”. Questa inchiesta sulle presunte violazioni della legge al pastificio Russo ha preso corpo dopo che la magistratura ha acquisito una relazione tecnica dall’ufficio urbanistico del Comune. “Il frazionamento del pastificio – scrivono i tecnici municipali – non è stato autorizzato né poteva essere autorizzato in quanto l’edificio industriale essendo destinato a un’unica attività industriale non poteva essere frazionato in unità autonomamente utilizzabili per uso industriale o altro uso compatibile (commerciale) con la destinazione urbanistica, senza la previsione di opere di ristrutturazione edilizia necessarie al frazionamento stesso”.