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Sul finire di questo anno scolastico così speciale e avendo la nostra scuola affrontato il mare tempestoso del lockdown, ci è sembrato significativo e anche bello ricominciare dalla “presenza”.

La scuola ha riaperto le porte ai suoi studenti per gli Esami di Stato della Scuola secondaria di secondo grado

Non è stata una decisione facile quella assunta dal Ministero dell’istruzione, numerose sono state le perplessità di natura organizzativa e anche di tutela sanitaria che hanno accompagnato le fasi di preparazione.

I riscontri che oggi si percepiscono sanno di positività. Abbiamo voluto chiedere a un Dirigente scolastico, la Prof. ssa Filomena Zamboli, che dirige il Liceo “E. Pascal” di Pompei e che ha anche operato nello staff di supporto regionale proprio agli Esami di Stato costituito dal Direttore Generale dell’Usr Campania, Luisa Franzese, l’esito della sua esperienza come Presidente di Commissione.

PRESIDE ZAMBOLI UN SUO GIUDIZIO “ A CALDO” SULLA MATURITA’ DI QUESTO ANNO SPECIALE

“Non ci saremmo aspettati grandi sorprese dalla maturità in formato ridotto, conseguenza dell’emergenza coronavirus. Altri erano stati i temi che avevano occupato studenti e personale scolastico: l’ opportunità di  sostenere l’esame in presenza o a distanza, in assonanza ad altri momenti faticosi del nostro Paese, le grandi guerre, gli eventi calamitosi dei terremoti, fino alla difficoltà di garantire le più idonee misure di sicurezza e di tutela per lavoratori e studenti fragili. Poi, a organizzazione compiuta, la realtà è stata più sorprendente, più “grande” delle nostre aspettative”.

COME DOVEVA SVOLGERSI QUESTA MATURITA’?

L’esame di Stato, senza le prove scritte, che sarebbe stato indubbiamente complicato garantire in presenza, è stato rimodulato in un colloquio della durata di massimo un’ora, in cui gli studenti hanno dovuto illustrare un elaborato sulle discipline di indirizzo, individuate come oggetto della seconda prova scritta,  le cui indicazioni erano state inviate a ciascuno di loro entro il 1° di giugno e restituito ai docenti, per email, entro il 13 giugno. Oggetto del colloquio sono stati anche la discussione di un breve testo oggetto di studio di lingua e letteratura italiana nel corso del quinto anno, l’analisi di un “materiale” scelto dalla Commissione il giorno stesso dell’esame per ciascun candidato, l’esposizione dell’esperienza d PCTO e l’accertamento delle conoscenze e delle competenze maturate da ciascun candidato nell’ambito delle attività di “Cittadinanza e Costituzione”.

Il colloquio è stato affidato ad una Commissione formata da docenti interni e il Presidente esterno e individuato dal competente USR territoriale.

E LA SORPRESA, ALLORA, QUALE E’ STATA?

“L’esame di stato 2020 aveva tutti i requisiti per tradursi in un rito formale e, forse, in una esposizione scontata. Inaspettatamente, o forse no, tutto è andato in maniera diversa, sorprendente, appunto. Non perché i docenti/commissari abbiano esercitato il loro ruolo in una  dimensione di severità e di rigore, ma perché i ragazzi, e non solo i migliori, ci hanno messo tutto loro stessi, sia nel presentare e discutere l’ “elaborato d’indirizzo” che nel colloquio multidisciplinare”.

CI RACCONTI

“L’esame  – quest’anno più ancora degli anni scorsi – chiedeva al candidato di essere protagonista e i commissari deputati ad agevolare il più possibile l’espressione dialogica degli studenti, tesi ad accertare il conseguimento del profilo culturale, educativo e professionale dello studente. E le scontate perplessità sul fatto che si potesse, con il solo colloquio di massimo un’ora, accertare la “maturità”  dei candidati rispetto all’orizzonte del PECUP c’erano tutte. Ma la realtà è stata più grande di tutte le aspettative”.

IN CHE SENSO?

“Non è questa la sede “tecnica” (cfr. la brevità dell’intervista) per discutere  diffusamente sulla validità della formula proposta, ma certo molti allievi hanno dato il meglio di sé proprio durante questa prova. Indubbiamente, una bella sorpresa di cui si è tenuto conto nell’attribuzione dei voti finali. Specialmente la proposizione dell’elaborato sulle discipline di indirizzo, che gli studenti hanno avuto tutto il tempo di realizzare a casa, in ogni dettaglio, è stato generalmente presentato in maniera estremamente accurata, con passaggi talvolta innovativi, che nemmeno gli stessi docenti di indirizzo avevano prefigurato, ed esposto con protagonismo e in maniera approfondita. Il colloquio in presenza, poi, correttamente preparato dalla Commissione, anche attraverso la scelta dei materiali, ha consentito agli studenti di esprimersi attraverso un colloquio colto e non una somma di interrogazioni. Ho ascoltato studenti raccontare di sé partendo dalla visione sulla Lim dell’Urlo di Munch e paragonarsi a Leopardi confinato nella casa paterna come ciascuno di noi al tempo del lockdown. E passare poi a discutere del concetto di infinito in matematica e fisica e dimostrare il paradosso dei due gemelli attraverso il sito che ciascuno di loro aveva realizzato per raccontare la propria esperienza di un quinquennio scolastico. Potrei fare mille altri esempi in cui questi studenti hanno saputo illustrare la nostra Costituzione come desiderio di partecipazione e di costruzione al Bene comune.

Insomma, questa curvatura nata per far fronte all’ emergenza, andrebbe, alla luce dell’esperienza effettuata, attentamente riconsiderata. Certo la scuola è “stanca” di riforme e di correttivi ma penso che l’esperienza vada comunque letta, valutata studiata. Veramente questi studenti sono stati considerati dai loro docenti, forse per la vicinanza sperimentata nella lontananza della Dad, con uno sguardo più attento, capace di scrutare oltre l’apparenza di uno schema o di un percorso di sole, seppure indispensabili, conoscenze. La competenza ha potuto disvelarsi oltre i meccanismi con cui pensiamo possa manifestarsi nelle nostre migliori progettazioni didattiche”.

E I RAGAZZI?

E’ doveroso è riconoscere la serietà con cui i ragazzi – in netta maggioranza – hanno onorato un impegno che, sulla carta (ma anche nella sostanza) avrebbe potuto essere eluso con il minimo sforzo. Anche  di quanti sono  vissuti all’ombra di un più o meno grigio anonimato negli anni passati. Sorprendentemente, ripeto, non solo per me, Presidente di Commissione, che non li conoscevo, ma, soprattutto per i loro insegnanti per i quali erano “noti” .

Voglio chiudere con una frase di Alessandro D’Avenia: “ Maturo, come mattino, viene da una radice che indica «l’arrivare a tempo», né troppo presto (acerbo) né troppo tardi (marcio)” Ebbene, questa è stata, per me, una delle maturità più belle!

Fonte foto:internet