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Evitare la pizza e non mettere nella caponata la mozzarella. Il politico che inquina con la mozzarella la caponata napoletana è un uomo capace di tutto: anche di pagare i debiti pubblici con i soldi suoi. Suoi, di lui. La caponata frena l’euforia dei politici, li costringe alla meditazione, e a vedere nella  “spugnatura” della fresella una lezione sull’importanza, nella politica e nella vita, della scelta del “momento giusto”.  Ne parlammo già qualche anno fa: ma certe cose conviene ripeterle. Con il termine “politico locale” ci riferiamo a tutti i politici campani, di ogni livello.

Ingredienti per una fresella: 5/6 pomodorini, 1 scatoletta di tonno all’olio da 80 g, olive verdi, olive nere, olio evo, cipolla, sale, basilico. Iniziate con il bagnare la fresella e disponetela su un piatto. Quanto bagnarla dipende molto dal gusto personale, c’è chi la preferisce molto spugnata e chi invece preferisce lasciarla ancora croccante. Prendete una ciotola in cui verserete gli ingredienti: pomodorini affettati, il tonno, le olive nere e le olive verdi, la cipolla tagliuzzata. Condite il tutto con un pizzico di sale e olio evo. Fate riposare il preparato per qualche minuto in modo che gli ingredienti si insaporiscano e, poi, versatelo sulla fresella. Finite guarnendo con abbondanti e profumate foglie di basilico. Ecco pronta la vostra caponata! Se volete, potete anche spezzettare la fresella, una volta bagnata, e aggiungerla al condimento: è squisita anche così. (la ricetta è pubblicata da: napolitoday).

I politici locali, di maggioranza o di opposizione, e anche quelli anfibi – quelli che hanno un piede nella maggioranza e uno nell’opposizione – al tavolo delle strategie non dovrebbero mangiare la pizza: perché la pizza va mangiata calda, e perciò non lascia spazio alla riflessione e a una articolata discussione. Inoltre, unge la bocca , “ ‘nziva ‘a vocca“, e, soprattutto, produce euforia. C’è il pericolo che il politico, dopo il terzo, quarto boccone, sia spinto dall’entusiasmo a dire cose che sarebbe più prudente tacere: che so: io solo posso fare il sindaco,o il consigliere regionale, oppure, io porto su questo tavolo almeno duemila voti, da solo, o, perfino, chi vincerà lo decido io. E se anche all’ultimo momento l’euforico, in un sussulto di prudenza, serrando le ganasce e chiudendo quella sua bocca vajassa e parlettera, tentasse di bloccare le parole, non ci riuscirebbe: le parole scivolano sull’untume dell’olio fritto, sfuggono alle labbra, prorompono all’aperto. Infine, la pizza porta con sé le immagini dell’impasto, del rimpasto, e se è una “bufalina“, anche quella della bufala: e sono tutte immagini da cui ogni politico dovrebbe riguardarsi, con gli scongiuri rituali. Anche per i politici locali è il momento dei piatti poveri, semplici, e soprattutto, freschi: perché fa caldo, e l’afa è un pericolo per certi ingegni che sono congegni delicati, unici. Consiglio una “caponata napoletana”: fresella, olio, sale, pomodoro, basilico, una punta di origano. La spugnatura è, nella sua perfezione ,esercizio di arte: la fresella bisogna tirarla fuori dall’acqua nell’attimo giusto: un attimo prima, e si tira fuori una pietra bagnata, una ruvida minaccia per la bocca e per i denti; un attimo dopo, e si precipita al polo opposto, nello sfatto mollume di una poltiglia che offende il gusto e la vista. Nessuno meglio dei politici sa quanto sia importante indovinare il momento giusto: carriere che potevano essere luminose sono state stroncate da ritardi o da anticipazioni di una manciata di minuti. Ma la lezione della fresella non finisce qui. Nella spugnatura perfetta l’acqua celebra la sua vittoria sul fuoco, libera il sapore vibrante del grano che la duplice fiamma aveva costretto nei vincoli della tostatura, sollecita i sensi con la fresca forza di un umore che è equilibrio tra morbidezza e solidità. Ma il flusso leggero dell’acqua tende all’evanescenza del vapore e al repentino prosciugamento: bisogna consolidarne e prolungarne gli effetti aggiungendo la densa mollezza dell’olio, l’acida vivacità del pomodoro tagliato, o meglio, spaccato, l’agrezza brusca dell’origano.

E infine il basilico, con il suo odore che richiama all’immaginazione il corpo di una vergine di Rubens: biondo, copioso, matronale, con una nota di ardore selvatico. Un corpo intatto. La foglia di basilico, se la tagli o la stracci, si spegne, muore. Non esala più alcun profumo. La fresella è una piazza in cui l’olio, il pomodoro, l’origano e il basilico segnano i confini, accendono le luci, definiscono le ombre. In questo luogo possono entrare le olive nere, quelle bianche, il tonno sott’olio: sanno qual è il loro ruolo, accettano di essere aggettivi, note di colore, rinforzi di fragranza: non pretendono di far da sostantivi. In questa sintassi di sapori e di odori, rigorosa come un quadro di Cézanne, non c’è spazio per la mozzarella, per la presunzione del latte che sporca con il suo ipocrita, grasso biancore aromi, colori e fragranze.

Il politico che inquina con la mozzarella la “caponata” napoletana è un uomo capace di tutto: anche di pagare i debiti del Comune, della Città Metropolitana, della Regione con i soldi suoi. Suoi, di lui.