Una telefonata anonima allerta i carabinieri che, giunti sul posto, hanno trovato due cadaveri a bordo di una Fiat Punto: Francesco Tafuro (32 anni) e Domenico Liguori (31).
«Correte in via Olivella, hanno sparato». Poche parole che, poco prima della mezzanotte di ieri, fanno accorrere subito sul posto i carabinieri. A bordo di una Fiat Punto i cadaveri di Francesco Tafuro e Domenico Liguori. Tafuro era incensurato, Liguori – residente a Somma Vesuviana – aveva a suo carico soltanto una denuncia a piede libero per reati legati al gioco d’azzardo. La scena del delitto ha fatto subito pensare ad una trappola, i due cadaveri erano in una zona periferica, isolata, nelle campagne nolane. Tra le prime ipotesi quella che Tafuro e Liguori siano stati attirati lì con un appuntamento, perché poi gli assassini potessero sorprenderli ed ucciderli con numerosi colpi d’arma da fuoco.
Certo è che i killer hanno sparato per uccidere: alla testa e all’addome. I corpi dei due sono stati rinvenuti uno sull’altro, come se volessero coprirsi a vicenda nel disperato tentativo di sfuggire al fuoco degli assassini che si sono poi allontanati, di certo con una o più auto, così come erano arrivati.
Fino a poche ore fa gli investigatori non escludevano alcuna ipotesi ma la pista privilegiata resta quella legata alla camorra, e i militari stanno passando al setaccio la vita di ciascuna delle vittime alla ricerca di un dettaglio che possa farli poi giungere al movente dell’omicidio e di conseguenza ai killer.
Non è ancora chiaro se i due, entrambi residenti a Somma Vesuviana, frequentassero abitualmente quelle zone, dai primi rilievi dei militari del centro investigazioni scientifiche dell’Arma è certo che Tafuro e Liguori non avessero con sé pistole e che siano stati colti di sorpresa.Nell’auto sono stati ritrovati dieci bossoli calibro 9 e numerose macchie di sangue. Fuori dalla Punto soltanto le tracce, le orme, degli assassini. Le due vittime non hanno forse nemmeno avuto il tempo di aprire le portiere.



