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La morte di Georg Floyd ha portato drammaticamente al centro dell’attenzione  una questione antica e complicata, quella del razzismo. Bisogna evitare che i modi della protesta di alcuni gruppi di antirazzisti  facciano il gioco dei razzisti. La legge deve essere uguale per tutti, e tutti dobbiamo mettere in cima alla scala dei valori il valore assoluto della  persona.

 

“What a time to be alive!” direbbero gli inglesi. Non si può dire che il 2020 ci stia deludendo in quanto a colpi di scena: la vicenda George Floyd, che tutti noi conosciamo molto bene, rappresenta solamente la punta dell’iceberg di un problema enorme: l’uso eccessivo della coercizione da parte di molti corpi di polizia, in molti paesi del mondo. Questo però lo sapevamo tutti, e anche da molto tempo. Gli USA in particolar modo, causa procedure particolarmente discutibili trasmesse dalle accademie militari e interpretazioni di queste ultime ancor più discutibili, sono tra gli Stati in cui il problema, almeno dal punto di vista mediatico, è palese. Dove sta allora la potenza di questo episodio? Sta nella tecnologia; nel fatto che ancora oggi sia possibile visionare un video in cui un uomo muore lentamente sotto il peso di un  assassino che non usa armi, controllato dai suoi complici, anch’essi assassini. Dopo tutte le vicende, molto discutibili, della prima autopsia che aveva provato ad escludere gli aggravanti al reato di omicidio colposo, si è finalmente giunti a quanto sperato: omicidio volontario. E fin qua siamo tutti d’accordo. Dove nasce la confusione? Basti pensare al gioco che molti di noi facevano in tenera età: il “telefono senza fili”. Ciascuno sussurrava una parola all’orecchio dell’altro e dopo che la parola era stata ascoltata e riferita da 8/9 persone, molto spesso, diventava totalmente diversa da quella iniziale. Questo gioco è molto difficile, anche quando la parola iniziale era ben chiara, figurarsi quando già il primo a parlare non aveva idea di cosa stesse dicendo. E’ questo il caso, a mio parere, del movimento “Black Lives Matter” (BLM da ora in poi) : un movimento nato nel 2013 con uno scopo giusto, ma attualmente senza un leader e senza idee e che fa della violenza anarchica il mezzo di comunicazione di buona parte dei suoi “esponenti”. E’ un movimento che sta cavalcando l’onda di un problema esistente e grave, ma che su grande scala non c’entra nulla con il razzismo. E qui si dividono le teste. C’è chi sostiene che il problema riguardi solo gli afro-americani, o più in generale le minoranze di etnia, e che sia giusto che la legge tuteli chi è vittima di episodi razziali attraverso emendamenti ad hoc. Tra questi ci sono i “retroattivi”, che vandalizzano le statue di: Sir Winston Churchill, acerrimo nemico del nazi-fascismo nella sua forma affermata:  per loro era un razzista; e poi Cristoforo Colombo, classificato solo come uno sfruttatore di nativi americani; ed ultimo Indro Montanelli, che al netto di tutto ciò che ha dato al giornalismo Italiano, era solamente, per loro, un pedofilo. Churchill ha fatto apprezzamenti su Mussolini in età giovanile, Cristoforo Colombo non sarà sicuramente stato clemente con gli “indiani”, ed Indro Montanelli ha commesso un grave errore nella sua vita privata, che tuttavia può essere ricondotto ad un’ epoca, per fortuna, passata. Per questo motivo mi piace chiamare queste persone “i retroattivi”: tentano di stravolgere eventi passati, che sono frutto di “mindset” passati, per cui mi verrebbe da dire, “actum ne agas”. Ci sono poi quelli che, come me, pensano che la legge sia e debba essere uguale per tutti, sempre. Quelli che pensano che le minoranze non le crei la legge, le minoranze (non dal punto di vista numerico, bensì sociale) le crea il retaggio popolare, e che quindi debba essere quest’ultimo a farle sparire. Il razzismo si educa: non può esistere una legge che tuteli l’asiatico piuttosto che il caucasico o viceversa, deve esistere solo ed esclusivamente la legge a tutela dell’individuo. Sarà solo il tempo, solo l’aumento dell’integrazione e del livello medio di istruzione e di tolleranza a rendere marginale il problema. Per il razzismo, che ripeto ancora una volta non ha nulla a che vedere con il problema della violenza della polizia, sono stati fatti passi da gigante, e non di certo grazie a violenti vandali che distruggono tutto e che si giustificano parlando di “esternalità negative”,  di prezzo da pagare per ottenere finalmente la parità dei diritti per tutte le etnie (senza aver la benché minima idea di cosa vogliono, come appare logico da tutti i comunicati sul loro sito internet), ma grazie a chi, con le vere proteste, ha sensibilizzato il problema ed ha fatto evolvere le menti con il “lume” della superiorità morale ed intellettiva. La legge tutela l’individuo, , l’individuo va educato a riconoscersi come tale, come persona. Finché sarà ancora cosi, avrò il coraggio di uscire di casa e di sentirmi cittadino tutelato dall’Italia, dall’Europa e dal Mondo: di sentirmi persona..