I pentastellati presentano una mozione in conferenza stampa. Dati mostruosi sul fallimento della gestione idrica da parte della società gestita da Acea.
Cifre da capogiro, impietose quanto inquietanti perché documentate, inoppugnabili: 92 milioni di euro di debiti accumulati nel solo ultimo biennio 2013-2014. Oneri di depurazione dell’acqua e di fornitura idrica che la Gori non ha pagato alla Regione e che fanno salire a 310 milioni la somma vertiginosa che la società gestita dalla romana Acea deve pagare all’ente pubblico, vale a dire ai cittadini campani. Una somma che era già stata ridotta dalla giunta Caldoro, che con un colpo di spugna ha cancellato 70 dei 280 milioni di debiti accumulati fino a prima del 2013. Cosa che ha fatto scattare un contestuale piano di rateizzazione. Intanto i venti milioni di rate dei primi due anni sono stati pagati. Ma il condono Caldoro, anzi, il regalo, non è servito praticamente a nulla. Il carrozzone Gori da 700 dipendenti, il palazzo gonfiato che gestisce, dalla sede di Ercolano, il servizio idrico per i milioni di abitanti del Vesuviano, della penisola sorrentina e dell’agro Nocerino-Sarnese, fa registrare lo stesso perdite spaventose, una caduta libera che si ripercuote sulle bollette spedite a casa degli utenti. Bollette pazze: recuperi pregressi, conguagli, calcoli forfettari. Tutte richieste di pagamento da centinaia e centinaia di euro, a volte anche da migliaia di euro. Botte improvvise alle famiglie. Vere mazzate. E se non paghi spunta dal nulla un operaio della società che ti stacca pure il contatore di nascosto, facendoti ritrovare all’improvviso senz’acqua. Nel frattempo pare (ma la formula dubitativa è d’obbligo) che la Gori si sia data una calmata su questo fronte, cioè dopo le inchieste della Dda e il successivo appello del suo presidente Amedeo Laboccetta, che ha invitato l’amministratore delegato Claudio Cosentino a concedere almeno una tregua evitando i distacchi a sorpresa in questa estate di caldo infame. Tutto questo e altro ancora è finito nella conferenza stampa ( a terza dei pentastellati in poche settimane sull’argomento) organizzata ieri mattina dal gruppo regionale del Movimento Cinque Stelle. A parlare ai giornalisti presenti sono stati i consiglieri Valeria Ciarambino, Marì Muscarà, Gennaro Saiello, Vincenzo Viglione e il parlamentare Luigi Gallo. Subito dopo il gruppo regionale M5S ha consegnato alla giunta retta dal presidente Vincenzo De Luca una mozione puntata alla messa in liquidazione della Gori in caso di mancato pagamento di tutti i debiti entro 60 giorni dalla messa in mora: un modo per cacciare l’azienda attraverso quello che sembra più che altro uno stratagemma amministrativo sottilmente preparato sotto il profilo giuridico. Del resto un principio di equità c’è nella mozione: quando le famiglie di utenti chiedono alla Gori la restituzione del contatore dell’acqua staccato per morosità la società di Ercolano esige il pagamento in contanti di tutte le bollette non riscosse, bollette pazze comprese. Ma ora viene da chiedersi: Vincenzo De Luca ascolterà il Movimento Cinque Stelle ? O, almeno, il nuovo presidente farà qualcosa per restituire al popolo, e a prezzo calmierato, il suo bene più prezioso, l’acqua, vale a dire ciò che è stato negato a tanti cittadini campani nonostante un favorevole referendum, poi ignorato dalla politica ?



