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Disastro ambientale, sequestro patrimoniale record ai Pellini di Acerra

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Un patrimonio di circa 200 milioni di euro riconducibile ai fratelli Pellini è stato sequestrato dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli. Una ricchezza frutto, secondo gli inquirenti, della gestione illecita dei rifiuti anche pericolosi, per la quale Giovanni, Salvatore e Cuono Pellini, imprenditori di Acerra, sono stati condannati in primo grado dal tribunale di Napoli, poi a gennaio del 2015 dalla IV sezione della Corte d’Appello di Napoli per disastro ambientale.

Il provvedimento eseguito dalle Fiamme Gialle è stato emesso su richiesta della Procura della Repubblica e parte proprio dagli esiti processuali dell’operazione “Carosello-Ultimo Atto” eseguita a gennaio del 2006 dai carabinieri, secondo i quali il gruppo imprenditoriale dei fratelli Pellini si è sviluppato attraverso la gestione illecita dei rifiuti: in pochi mesi, presso il loro impianti, erano stati gestiti illecitamente circa un milione di tonnellate di rifiuti speciali, con un giro d’affari di svariati milioni di euro.

Gli accertamenti economico-patrimoniali eseguiti dal Gruppo di Investigazione sulla criminalità organizzata di Napoli per individuare i proventi derivanti ai Pellini da queste attività illecite ha permesso di sottoporre a sequestro 250 fabbricati, 68 terreni, 50 tra veicoli e mezzi industriali, tre aeromobili e 49 rapporti bancari tra Roma, Bolzano, Salerno, Latina e Cosenza. Fra i beni societari a cui è stata applicata la misura di prevenzione vi sono: il compendio aziendale della Pellini Srl e della Atr Srl, operanti nel recupero e per il riciclaggio dei rifiuti urbani e industriali; la 3 P Real Estate Srl, la Mavi Srl e la Noleggio Costruzioni, operanti nel settore immobiliare; la Eli Service Srl, che svolge attività di noleggio di mezzi di trasporto aereo (proprietaria di tre elicotteri); diverse quote di partecipazione e ditte individuali operanti nel settore della ristorazione e della distribuzione di carburanti.

Dall’analisi dei documenti da parte delle Fiamme gialle è inoltre emerso che le società del gruppo dei Pellini avevano emesse e utilizzato fatture per operazioni inesistenti per circa 6 milioni di euro. «I Pellini – ha riferito il procuratore aggiunto di Napoli, Giuseppe Borrelli – ricevevano i rifiuti dopo averne effettuato la cartolare declassificazione e smaltivano illecitamente: i rifiuti liquidi, sversandoli direttamente nel bacino dei Regi Lagni; i rifiuti speciali solidi, anche pericolosi, cedendoli come compost o smaltendoli direttamente, mediante tombamento, su terreni a destinazione agricola, ed in cave adibite illegalmente a vere e proprie discariche. E, di conseguenza, cagionavano danno all’ambiente». «Il processo penale conclusosi con la condanna dei Pellini ha messo in luce – ha aggiunto – un sistema criminale che per anni aveva movimentato e smaltito illegalmente tonnellate di rifiuti pericolosi e non pericolosi, spesso provenienti dalle industrie del Nord Italia, direttamente nelle campagne e nei lagni dell’agro casertano e napoletano ed aveva contribuito ad alimentare l’economia dei clan camorristici operanti in quelle aree».

Appresa la notizia del sequestro, il sindaco di Acerra Raffaele Lettieri su Facebook ha commentato: «La gravità dei delitti contro l’ambiente commessi da questo gruppo imprenditoriale già condannato, nei cui confronti oggi è stato disposto il sequestro dei beni operato dalla Guardia di Finanza, su disposizione della Procura, il conseguente danno ambientale per il territorio e il danno di immagine per l’intera Città di Acerra, ci fanno ribadire quanto già richiesto nel 2015: il Comune di Acerra chiede di utilizzare le ingentissime risorse sequestrate per attivare senza ulteriori ritardi le dovute azioni di prevenzione, ripristino, risarcimento del danno ambientale e bonifica del territorio. Sarebbe, insieme alla storica sentenza di condanna emessa dalla Magistratura contro di loro, un grande risultato nel contrasto al fenomeno criminale delle ecomafie nel nostro Paese. Già nel febbraio 2015, all’indomani della condanna per reati gravissimi contro l’ambiente, giacché il testo unico per l’ambiente stabilisce che l’unico soggetto legittimato ad agire per il risarcimento del danno ambientale è lo Stato rappresentato dal Ministro dell’Ambiente, chiedemmo al Ministero, informando anche la Presidenza della Repubblica e l’allora Presidente del Consiglio, di utilizzare le somme sequestrate per immediate azioni di eliminazione del danno ambientale.Del resto è cosa pubblica che questo gruppo imprenditoriale già condannato, alle scorse elezioni amministrative del 2012 partecipò attivamente, schierandosi contro il vento di novità rappresentato dalla nostra amministrazione, essendo palese e noto a tutti la nostra opposizione al loro agire».

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