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“Dettagli”: perché nel quadro di Giacinto Gigante la donna al balcone sta nell’ombra.

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“Piazza Riario Sforza”, matita, acquerello, tempera su carta avorio, cm. 40 x 37, 1849, Museo di Capodimonte, Napoli. Il “dettaglio” dell’ombra in cui sono immersi, sulla destra, il balcone, la pergola e la donna affacciata.E’ una scena in cui tutti sono fermi, e tuttavia si percepisce che poco prima si muovevano e tra poco torneranno a muoversi.

Questa nuova rubrica ospita riflessioni su quei particolari delle opere d’arte- quadri, prose e poesie – che spesso non sollecitano l’attenzione degli studiosi, e che invece sono elementi significativi perché rivelano le intenzioni degli autori: sono quei particolari indispensabili che la critica, a partire da Panofsky e da Almansi, chiama “dettagli”. Giacinto Gigante sviluppa alcuni spunti di Pitloo e inventa la “veduta” “napoletana”: pittura dal vero, “all’aria aperta”, tocchi rapidi e intensi, toni luminosi, armonia assoluta tra acquerello e tempera, la capacità di far convivere le  sue “anime pittoriche” ( Mariaserena Mormone), e cioè l’anima del topografo e l’anima del paesaggista.

Quasi tutti i “vedutisti” del ‘700 imponevano all’osservatore un solo punto di vista: quello centrale e esterno. Giacinto Gigante vuole, invece, che l’osservatore “entri” nel “luogo” e perciò i suoi “luoghi” sono spazi circolari disegnati intorno a un centro, che moltiplicano i punti e i modi dell’osservazione. In questo quadro il ritmo circolare è dettato, in basso, dalla disposizione dei gruppi di persone e dalla sapiente distribuzione dei tratti azzurri e rossi, e, in alto, dagli archi dei palazzi, dalla cupola, e dal geniale disegno dei cornicioni dell’edificio di sinistra che  vengono rapidamente in avanti e si “aprono” oltre l’orlo del foglio, “avvolgendo” l’osservatore.

Il quale “entra” nel dipinto seguendo la linea che va dai particolari più vicini, la folla davanti alla base della guglia di San Gennaro, fino alla luce degli edifici di fronte. Ma il pittore non vuole che il nostro sguardo arrivi subito a questa luce del fondo, e perciò lo costringe a indugiare sulla fascia d’ombra che parte dal balcone di destra- insostituibile e denso “dettaglio” –, scende verso terra e dal banco e dalla tenda a righe sale verso la finestra di sinistra.

Questa fascia “distrae” il nostro sguardo dalla lettura in profondità e gli suggerisce anche la lettura da destra a sinistra: queste linee di lettura si incrociano nella griglia, che a sua volta ci avverte che l’opera può essere anche letta dal basso verso l’alto: a confortare questo “avvertimento” concorrono alcuni particolari: lo spigolo dell’edificio di destra, che divide l’ombra e la luce; l’intenso “terra scura” della porta aperta, il panno rosso steso al sole. Tutto si riassume nel “dettaglio” del balcone immerso nell’ombra: esso “va” verso l’interno del quadro con le linee della sua base e con quelle della pergola, e tende verso l’alto con il magistrale “triangolo” della donna affacciata.

E poi  il sapiente “corrispondersi” di linee rette e di linee curve ( si noti la struttura della guglia), e il gioco delle ruote e delle ceste, e lo straordinario particolare del “lazzaro”  che riposa nella sua cesta.E’ una scena in cui tutti sono fermi, e tuttavia si percepisce che poco prima si muovevano e tra poco torneranno a muoversi.

Tutti dovremmo leggere quello che Raffaello Causa ha scritto sulla grandezza di Giacinto Gigante.