Coronavirus, anche nell’agro nolano le prime avvisaglie di una riduzione dell’inquinamento

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Secondo David Quammen, scrittore e divulgatore scientifico americano, ad alimentare pandemie passate, presenti e future, non è altro che il comportamento umano: ingordigia, arroganza e ignoranza spingono gli esseri umani a deturpare continuamente l’ecosistema e a far sì che da virus del pianeta, cioè carnefici, si passi a vivere il ruolo di vittima delle epidemie.

L’autore di “Spillover” (termine che sta a indicare la tracimazione di patogeni da specie animali all’uomo) già nel 2014 ammoniva i lettori riguardo al rischio che si corre nel mescolare ambienti diversi, specie diverse, cosa che puntualmente succede quando deforestiamo, sconvolgendo gli ecosistemi e diventando ospiti alternativi per virus che non sarebbero venuti a contatto con noi diversamente. “L’effetto moltiplicativo che l’incontro con l’essere umano genera, su oltre sette miliardi di possibili e potenziali ospiti interconnessi fra loro con viaggi e contatti, è enorme”, sottolinea Quammen.

“Tutti i messaggi allarmati lanciati durante la SARS, vennero ignorati; questa è una crisi che poteva essere prevista ed evitata in base a quello che gli scienziati avevano detto 10 anni fa”, ha dichiarato ancora lo scrittore americano. In pratica ce la stiamo cercando, attraverso la distruzione dell’ambiente. Questa considerazione ne genera un’altra, magari romantica ma surrogata da fatti empirici che la scienza consiglia di non sottovalutare: ogni sistema fisico tende a un equilibrio, di conseguenza se qualche valore va fuori scala è naturale riscontrare la tendenza a implementare strategie che riportino il sistema all’equilibrio. Non è dunque peregrino pensare che la generazione di un virus che abbatta gli agenti patogeni del sistema (l’uomo o meglio inquinamento, cementificazione selvaggia, deforestazione, et.) potrebbe tranquillamente essere l’espressione tangibili di un meccanismo di difesa del pianeta, al fine di ripristinare l’equilibrio indispensabile alla natura.

Negli ultimi giorni diversi episodi hanno indotto molte persone a riflettere ulteriormente su quanto, soprattutto negli ultimi decenni, l’essere umano abbia indebolito l’ecosistema per favorire il profitto e uno stile di vita più adatto alle macchine che alle persone. Oggi, a sistema Paese disattivato e temporaneamente in stand-by, i delfini si riappropriano delle darsene nei porti commerciali delle grandi città, da Cagliari a Trieste, l’acqua dei canali di Venezia torna limpida e il tasso di inquinamento risulta ai minimi termini, come dimostrano gli studi scientifici condotti sul distretto di Hubei, in Cina, e nella pianura padana, due delle zone più inquinate del pianeta nonché i due focolai di COVID-19 più rilevanti nel mondo al momento. Un po’ come nel film di M. Night Shyamalan del 2008, intitolato “E venne il giorno (The Happening)”, a questo punto la natura sembra proprio voler ripristinare l’equilibrio fisico del mondo, quasi costringendo l’uomo a fermarsi.

Anche nel nostro territorio, a metà strada tra l’agro nolano e il vesuviano, il monitoraggio quotidiano sembra rilevare un abbassamento dei livelli di inquinamento. Va ricordato che la centralina dell’ARPAC collocata a San Vitaliano è una di quelle che fa registrare i livelli più alti di inquinamento nella zona, con sforamenti continui che mettono a serio rischio la salute degli abitanti. Per saperne di più abbiamo interpellato Salvaotre De Riggi, geologo mariglianese molto sensibile alle tematiche ambientali.

In questi giorni sembrerebbe esserci un collegamento tra il ridimensionamento del traffico veicolare e la diminuzione dell’inquinamento, è proprio così?

In effetti dopo il 9 marzo, data di entrata in vigore del primo Decreto Conte per limitare gli spostamenti dei cittadini, si è avuto un unico superamento dei PM10 nel giorno 11 Marzo (mentre per il 12 marzo le misure non sono disponibili), dopodiché stiamo osservando un trend in calo nei valori registrati: chiaramente parliamo di dati riferiti a un arco temporale breve e quindi poco significativo, che andrà confermato da misure prolungate nel tempo. È importante ricordare che questi giorni sono stati caratterizzati da alta pressione metereologica (bel tempo) che generalmente impedisce il ricambio d’aria favorendo di contro il ristagno degli inquinanti. Infatti la rilevazione del 17 marzo ha fatto registrare uno sforamento per le PM10, forse anche a causa di fenomeni di abbruciamento. Ricordo anche il contributo, purtroppo non quantificabile, dei roghi tossici ai livelli di PM10. Fatte queste premesse, sicuramente è un dato oggettivo che il traffico veicolare sia diminuito tantissimo in seguito ai decreti per l’emergenza, ma non dimentichiamo che dall’11 marzo restano chiusi locali, pizzerie e ristoranti, con le relative canne fumarie (spesso senza filtri): quindi due fonti importanti nella produzione di PM10 e PM2,5 si sono ridotte o addirittura azzerate.

Ma allora sul nostro territorio cosa inquina di più? I riscaldamenti, le industrie, le automobili?

Beh, l’ARPAC ci ha sempre detto che i riscaldamenti domestici sono la principale causa di inquinamento atmosferico nella nostra area, ma non credo che in questi giorni le stufe, i camini e le caldaie delle case, siano rimaste spente. Quindi, se il trend fosse confermato, il traffico automobilistico e le emissioni da canne fumarie di ristoranti, pizzerie e piccole attività artigianali sembrerebbero giocare un ruolo importante. Forse questi giorni di purgatorio ci daranno una risposta su quanto realmente incidono sull’inquinamento il traffico automobilistico e i forni di pizzerie e ristoranti, quasi tutti privi di impianti di trattamento dei fumi.

Grazie. In conclusione, per capire, PM10, PM2.5 e Benzene da cosa vengono prodotti esattamente?

Non è facile dare le percentuali con cui incidono: PM10 e PM2.5 (per la parte antropica) sono prodotti da tutti i fenomeni di combustione (motori a scoppio, biomasse, caldaie, impianti industriali, inceneritori). Per quanto riguarda altri inquinanti, il Benzene e Biossido di Azoto (NO2) sono prodotti dai gas di scarico dei veicoli, il primo è presente nelle benzine mentre il secondo è legato sostanzialmente ai motori diesel; entrambe le sostanze sono riconosciute come nocive per la salute umana. Anche i valori di queste sostanze sono diminuiti (quasi dimezzati) nell’ultima settimana, come riportato dalle centraline ARPAC di Pomigliano e San Vitaliano.

Vale la pena sottolineare che secondo la rivista scientifica The Lancet (gli stessi studiosi che nel 2004 informarono gli abitanti del territorio compreso tra Nola, Marigliano e Acerra di vivere nel cosiddetto “Triangolo della Morte”) siamo il primo Paese in Europa – undicesimo al mondo – per morti premature da esposizione alle polveri sottili PM2.5. Inoltre, con tutto il rispetto per il Coronavirus, la Regione Campania è l’unica regione italiana che supera la media europea di morti per tumore al di sotto dei 65 anni. Sicuramente una riduzione drastica dell’inquinamento farebbe bene alla popolazione residente a prescindere dal rischio contagio di questi giorni, comunicato in maniera assillante dai media come si sarebbe dovuto fare anche e soprattutto per i casi appena ricordati.