Ciro: 4 chiamate al 118, poi la corsa disperata. Rabbia dopo la tragedia

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SANT’ANASTASIA – Dubbi e rabbia. Dolore e sgomento. A ormai 4 giorni dalla tragica sera nella quale Ciro Maione ha perso la vita per un malore improvviso sono tante le domande che gli ha voluto bene, e sono tanti, si pone di fronte al dramma.

Perchè Ciro ha atteso per troppo tempo l’intervento di un’equipe del 118. Ben 4 le telefonate fatte dai familiari al servizio di emergenza, finito nell’occhio del ciclone della quarta ondata. Tra ambulanze costrette alla sanificazione dopo gli interventi per Covid, altre impegnate in situazioni difficili, nessuno è riuscito a raggiungere in tempo l’abitazione di Sant’Anastasia dove il barman del The Sign 2.0, noto pub di Pomigliano si era sentito male.

E così sono stati i familiari a caricarlo in auto ed accompagnarlo all’ospedale del Mare di Ponticelli dove è morto poco dopo l’arrivo al pronto soccorso mentre stava facendo la Tac. Un possibile aneurisma ha messo fine alla vita di uno dei barman più amati e conosciuti dell’hinterland vesuviano.

Ciro non aveva patologie e quella sera aveva detto di aver mal di testa e di voler riposare. I familiari erano andati a chiamarlo per la cena ma lo hanno già trovato privo di conoscenza. L’incubo è cominciato lì, da quel primo allarme inascoltato che in poche ore si sarebbe tramutato nel dolore in grado di far piangere diverse comunità, da Pomigliano a Sant’Anastasia fino a Somma Vesuviana. Un’area dove il sistema sanitario sta collassando sotto la spinta di inadempienze organizzative e quarta ondata al punto da non garantire nemmeno l’assistenza ai cittadini. E non si può pensare solo al Covid soprattutto quando di fronte a noi ci sono tragedie come quelle di un giovane uomo di 35 anni.