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Chiusura Almaviva, mercoledi il confronto. L’accusa: “mercato senza regole”

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Ma Bellanova replica: “Scaricano le colpe sul governo”.

 

Chiusura delle sedi Almaviva di Napoli e Roma: ieri la vice ministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova, ha convocato al Mise sindacati e azienda. Appuntamento fissato a mercoledi 12 ottobre, alle 15. Obiettivo: discutere la procedura di licenziamento aperta per tutti i 2511 addetti delle due sedi. L’apertura del tavolo romano sarà preceduta in Campania dall’incontro organizzato per lunedi 10, alle 13 e 30, nella sede della presidenza della Regione, tra il governatore Vincenzo De Luca, l’assessore al Lavoro, Sonia Palmeri, l’assessore al Lavoro del comune di Napoli, Enrico Panini, i sindacati e la delegazione di lavoratori della sede napoletana del call center, dove lavorano 845 addetti. “Andremo al Mise alla ricerca di uno spiraglio che possa servire a riaprire una discussione evitando il peggio – anticipa Salvatore Topo (Fistel Cisl Campania) – mentre in Regione chiederemo alle nostre istituzioni di essere sempre presenti con noi a questa difficile trattativa”. Intanto Almaviva, per contrastare una concorrenza sempre più spietata, ha dato il via alla delocalizzazione all’estero di attività acquisite in Italia. Appena pochi giorni fa è stato aperto un call center nella città rumena di Iasi, al confine con la Moldavia. Ambienti vicini all’azienda spiegano che Almaviva non ha delocalizzato all’estero per anni ma che quando la situazione è diventata molto critica l’impresa ha annunciato ai sindacati che avrebbe modificato lo statuto provando a sondare una presenza nell’Unione Europea (e la Romania ne fa parte) perché le regole sulla privacy che proteggono gli utenti sono rispettate in ambito Ue ma non in Albania, che non è paese dell’Unione. Gli stessi ambienti aggiungono che le attività iniziate a Iasi da un centinaio di addetti non sono sostitutive di quelle in corso in Italia. Nella procedura di mobilità avviata per i 2511 addetti Almaviva ha sostanzialmente fatto capire che le aziende che agiscono nel mercato italiano senza delocalizzare non sono tutelate dallo Stato. Ieri c’è stata la replica a distanza della viceministro Bellanova, la quale ha dichiarato che “le aziende scaricano ingiustamente tutte le colpe sul governo”.

Nel frattempo sempre ieri è stata inoltrata a tutte le istituzioni una richiesta congiunta di Osvaldo Barba (Slc Cgil Napoli) e di Walter Schiavella, commissario Cgil Napoli, per “l’immediata apertura di un tavolo straordinario di crisi per Almaviva, Ericcson e Gepin, dove nei prossimi mesi si prevede la perdita definitiva di oltre 1500 posti”. “Ormai – aggiunge Massimo Taglialatela (Uilcom Campania)-  qui sembra essersi esaurita la spinta di questo settore. Lo abbiamo riferito ieri in commissione regionale Lavoro”.

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