Il prossimo appuntamento del movimento per Casa Fiorinda – Casa delle Donne, sarà presso Rampe Maggiore Giovanni Pignatelli n.4 Napoli, giovedì 14 luglio ore 16.
Il movimento delle donne conosce bene la lentezza con la quale le istituzioni rispondono alle urgenze delle cittadine, e la decisione dell’Assessora al ramo, nella vicenda della chiusura di Casa Fiorinda, di incontrare una delegazione del presidio indetto sulla questione, anziché solo riceverne la richiesta, ha destato una certa impressione tra le tantissime donne e gruppi presenti.
Forse perché l’assessore è donna, e il Sindaco, altrettanto coinvolto nella richiesta di chiarimenti, in tutta evidenza non lo è, forse perché le donne di tutto il paese hanno testimoniato di voler guardare a Napoli in quanto paradigma di una tendenza nazionale a marginalizzare i servizi delle donne, forse per tanti altri motivi commendevoli, l’incontro è avvenuto.
Casa Fiorinda resta chiusa se pure con tutte le rassicurazioni politiche del caso e i chiarimenti offerti. Come sempre i chiarimenti mostrano che le farragini dei regolamenti incrociati, le competenze affidate a due o più assessorati e finanche un agire ligio ai dettami delle leggi vigenti sono reificazioni di uno Stato a misura maschio adulto. Le donne, le bambine e i bambini restano con le loro urgenze e con l’enorme responsabilità di conservare il poco ottenuto, e partendo da quello cambiare la città e il mondo.
Lunedì 18 il movimento per Casa Fiorinda incontrerà nuovamente l’Assessora che si è impegnata per allora di dare soluzione del caso.
Le case di accoglienza per donne maltrattate, i centri antiviolenza e gli sportelli sono entrati, quasi contemporaneamente in tutto il paese, in una fase di accentuata precarietà, e così la risposta che si otterrà a Napoli sarà oggetto dell’attenzione già suscitata dall’appello. Non è un segreto infatti che la ratifica “secca” della Convenzione di Istanbul, operata per questioni di prestigio sia in Parlamento che negli enti locali, è ancora orfana di applicazione concreta e che i criteri coi quali si fa antiviolenza in Italia assomigliano ad una sorta di assistenza, se si vuole illuminata, ma pur sempre assistenza. È proprio questo che la politica dice di capire, che l’antiviolenza non è assistenza, ma che poi non comprende nei suoi gesti politici e così dimentica a volte dimentica di rinnovare per tempo le convenzioni, di guardare al rischio concreto e costante vissuto dalle immigrate, di sottrarre bambine e bambini agli abusi.
Il movimento per casa Fiorinda è il movimento delle donne che si occupa di tutta la politica: perché nel contrasto alla violenza sono compresi gesti politici che riconsiderano l’economia, la cultura e le relazioni internazionali. Quando il movimento si muove giarda lontano.
La prima legge antiviolenza in Italia è stata quella adottata dalla Regione Campania nel 2011, fu voluta e mediata con le femministe. Conteneva quella legge i germi per un cambiamento profondo della visione prospettiva sul mondo. Dal 2011 poco è cambiato e quasi nulla nell’uso dei fondi in quanto acquisizione, trasferimento e uso. Non di rado i fondi dell’antiviolenza sono tornati in parte all’Europa. Un’occasione sprecata.
È successo anche col comune di Napoli, e non s’è acceso al tempo conflitto istituzionale. In questo caso i politici non litigano perché non hanno la consapevolezza di avere a che fare la più cruciale questione di diritti e civiltà del millennio. Si tratta di un incrocio di responsabilità che postula l’incontro del movimento per casa Fiorinda con i referenti regionali.
Tutte sappiamo che mentre sono in difficoltà le case e i centri antiviolenza gestiti dalle donne, si crea un enorme vantaggio per quei soggetti impropri confessionali e no, il che di fatto inficia i dettami della Convenzione di Istanbul. E la Convenzione è una conquista che dobbiamo proteggere anche coi gesti di questi giorni. Casa Fiorinda deve riaprire, questo è un punto irrinunciabile e simbolico di una lotta che viene da lontano e vuole andare lontano.



