Carburante, ecco chi sta veramente approfittando della speculazione: così il pieno strangola italiani

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Dopo le affermazioni del Ministro Cingolani circa l’aumento ingiustificato dei prezzi dei carburanti, ora nel mirino ci sono le compagnie petrolifere che starebbero aumentando i costi in modo esponenziale a causa delle scarse forniture dei materiali. 

Il prezzo della benzina in Italia non fa altro che salire non solo per l’aumento del greggio che ormai ha superato i 2 euro a litro, ma anche a causa delle tasse che solo in Italia esistono. Circa il 57% del costo totale, infatti, deriva da 18 accise e dall’Iva che nel nostro paese sono altissime, motivo per cui se alcune di queste tasse venissero abolite, il prezzo del carburante diminuirebbe di almeno il 30%. Del costo totale della benzina, ad esempio, circa 1,08 euro a litro sarebbero le tasse che gli automobilisti italiani sono costretti a pagare per poter circolare con il proprio mezzo di trasporto. Quasi 73 centesimi di alcune accise per ogni litro di benzina uniti, poi, a circa 35 centesimi di Iva, portano il greggio a costare 1 euro in più rispetto a quanto invece costerebbe se alcune tasse venissero eliminate.

Una situazione estrema per tutti i trasportatori di mezzi pubblici (basta guardare tutti gli scioperi e le manifestazioni avvenute nelle ultime settimane) e privati che sono costretti a spendere un capitale anche solo per brevi spostamenti obbligatori, motivo per cui il Governo italiano, prendendo esempio da altri paesi europei, potrebbe a breve inventarsi una soluzione facendo così diminuire i costi ormai diventati insostenibili.