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Camorra, la relazione DIA: cinquanta clan nella sola città di Napoli, dieci cosche si «dividono» l’area nolana- vesuviana

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Droga, imprenditoria, smaltimento illegale dei rifiuti sono settori «sempreverdi» per le cosche, ruoli sempre più da protagonista per le donne, bambini organizzati in «paranze» e un nuovo settore sul quale la camorra punta con determinazione: l’agromafia. Le cosche agiscono sull’intera filiera: si accaparrano i terreni agricoli, la fanno da padrone nell’intermediazione e nella vendita dei prodotti, nel trasporto e nello stoccaggio delle merci, fino a reinvestire i profitti illeciti nei centri commerciali dove impongono determinate marche di prodotti e generi alimentari. È quanto emerge dalla relazione della Direzione Investigativa Antimafia aggiornata al primo semestre 2016.

I risultati investigativi confermano nella provincia orientale non si sono verificati mutamenti significativi negli equilibri criminali: permane la leadership del clan Fabbrocino di San Gennaro Vesuviano, capace di pervadere diversi ambiti economico-finanziari e imprenditoriali. Proprio questo clan è stato colpito, nel corso del semestre, dall’azione di contrasto della D.I.A., quando nel mese di aprile il centro operativo di Napoli ha eseguito il sequestro di294 di due beni immobili, tre veicoli, un compendio aziendale ed alcuni rapporti finanziari, per un valore complessivo stimato in mezzo milione di euro, nella disponibilità di un elemento di primo piano dell’associazione.

Altri gruppi presenti in zona – sebbene su contesti territoriali più limitati – sono la famiglia Batti a San Giuseppe Vesuviano e Terzigno, dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti, alle rapine e alle estorsioni; il clan Giugliano a Poggiomarino e Striano, al cui vertice figura la moglie del capo clan, detenuto; il clan D’Avino a Somma Vesuviana e il contrapposto clan Anastasio a Sant’Anastasia. «Alcuni episodi, tra cui l’omicidio di un pregiudicato avvenuto a Marigliano nel mese di febbraio e diversi ritrovamenti di armi, appaiono sintomatici di uno stato di tensione tra i gruppi dell’area, che punterebbero alla ricerca di maggiori spazi d’azione» – si legge nella relazione. Nell’area orientale vesuviana si rimarca l’operatività dei sodalizi Piscopo e Arlistico a Pollena Trocchia, e Rega a Castello di Cisterna e Brusciano

A San Giorgio a Cremano la Dia segnala i gruppi Abate e Troia ed un’organizzazione espressione del clan Mazzarella. A Portici permane l’egemonia del clan Vollaro, come confermato da un provvedimento cautelare del gennaio 2016, che ha riguardato, tra l’altro, un’attività di gestione illecita del gioco on line. Ad Ercolano risultano sensibilmente disarticolati i due contrapposti cartelli Ascione – Papale e Birra-Iacomino, comunque ancora presenti nello spaccio di stupefacenti e nelle estorsioni.

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