Bella Ciao e tammurriate per l’ultimo saluto a Marcello Colasurdo

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Ieri pomeriggio a Pomigliano il funerale del cantante popolare. Tante le presenze di prestigio, da Daniele Sepe a Eugenio Bennato ed Enzo Gragnaniello      

 

Nel caldo asfissiante di un sole rovente il suono profondo di una tammurriata ha accompagnato per l’ultima volta Marcello Colasurdo per le strade della sua Pomigliano. Il corteo funebre del grande cantante di musica popolare, immagine simbolo della cultura identitaria campana e meridionale, è partito alle tre del pomeriggio di ieri dal palazzo dove si trova il piccolo alloggio in cui viveva l’artista, nelle case popolari di via Sulmona. La gente più semplice e povera ha voluto rendere omaggio a Colasurdo. Donne, uomini, bambini che hanno suonato lo strumento a percussione a lui così caro, la tammorra, mentre alcuni amici del cantante portavano la bara.

                         Le presenze

Quindi l’arrivo della salma nella chiesa madre di San Felice. Nella folla si potevano distinguere gli ex sindaci di Pomigliano, Michele Caiazzo e Antonio Della Ratta, l’ex presidente della provincia di Napoli, Dino Di Palma, il deputato dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e alcuni dei più grandi musicisti napoletani, Eugenio Bennato, Daniele Sepe, Enzo Gragnaniello. Il sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, non c’era. Al suo posto, fascia tricolore al petto, c’era il vicesindaco, Domenico Leone, accompagnato dall’assessore alla cultura, Giovanni Russo. C’erano anche i sindaci di Mercogliano e Ospedaletto d’Alpinolo, Vittorio D’Alessio e Antonio Saggese, luoghi molto cari a Colasurdo che ogni anno guidava le paranze per le celebrazioni di Mamma Schiavona, nel santuario di Montevergine. Anche il funerale si è trasformato in una festa di popolo con una serie lunghissima di tammurriate cantate da cori spontanei che hanno fatto da colonna sonora alla liturgia funebre.

                               L’omelia

“Marcello era soprattutto un uomo buono, molto amato – l’omelia del parroco Leonardo Falco – don Peppino Gambardella, che è sempre stato vicino a lui, lo saluta con una lettera”. Un riferimento che ha fatto scattare l’applauso più lungo, questo al prete delle battaglie operaie ed ex parroco di San Felice mandato in pensione qualche mese fa in un paesino del Nolano. “Con Marcello – le parole di don Peppino – abbiamo combattuto le ingiustizie. Lui era la voce degli ultimi che subiscono le prepotenze”.

                        Le testimonianze

Marcello Colasurdo, protagonista di tante vertenze per il lavoro qui, nel polo delle grandi fabbriche, è morto da indigente. “Nell’ultimo anno – racconta l’attore Luigi Corcione – la fondazione Piccolomini gli stava dando un aiuto. Aveva chiesto invano l’accompagnamento nonostante fosse costretto da anni su una sedia a rotelle”. L’ex sindaco di Pomigliano, Gianluca Del Mastro, aveva avviato l’iter per chiedere i benefici della legge Bacchelli. “Ma poi – il rammarico di Corcione – ci hanno detto che è stato tutto bloccato per l’alluvione in Emilia”. “Marcello era il Pomiglianese più famoso nel mondo. Qui ci voleva almeno il lutto cittadino ma non è stato così – il rammarico di Daniele Sepe – è il destino di chi fa musica popolare”. Tanta rabbia e delusione ma anche tanta musica e canti. “Faremo di tutto per ricordare Marcello ma dobbiamo stare uniti: niente più divisioni”, l’appello del giornalista Federico Vacalebre. Poi gli amici dell’artista scomparso hanno aperto un paniere dal quale sono volate le colombe bianche della pace. “Perché la tammorra è meglio della guerra“, diceva il re della tammurriata. La folla ha dato l’ultimo saluto a Colasurdo cantando Bella Ciao.