Una carrellata storica sul territorio vesuviano. Intervista all’archeologo Antonio De Simone.
Una carrellata con uno sguardo lungo il territorio vesuviano e la sua storia. De Simone, archeologo impegnato nella missione italo – giapponese della Villa Augustea di Somma Vesuviana, tra i massimi esperti in campo internazionale, voce dell’archeologia, della storia dell’area vesuviana, racconta il disegno storico dei nostri luoghi e il lavoro portato avanti anche da Girolamo Ferdinando De Simone, suo figlio, direttore degli scavi di Pollena e dell’Apolline Project per il quale insieme al sindaco Pinto nel 2011 riceveva L’European Archaeological Heritage Prize conferito ad Oslo dalla European Association of Archaeologist.
Professore come giudica il lavoro, il valore delle scoperte fatte fino ad ora?
«Scoperte eccezionali, non certo fatti ordinari…la prima osservazione generale, premettendo che le conoscenze di storia antica sono riconducibili a due tipi di informazione una scritta e tramandata, l’altra che viene fuori dalla materie che noi scaviamo, è che la forma scritta qui diceva poco o nulla. Tenga quindi ben presente che in questo territorio abbiamo dal mondo antico pochissime notizie in questo senso».
Come mai?
«Non certo perché il territorio fosse meno interessante, ma solo perché i romani privilegiavano per i loro racconti la costa, che culturalmente rimandava agli insediamenti greci di cui i romani si professavano continuatori. Le notizie che abbiamo ricavato sui nostri territori però, sono ugualmente venute fuori. Proprio grazie agli scavi e agli studi attuali, oggi sappiamo che quando parlavano di un luogo In Vesuviano, intendevano parlare di questo territorio. Le presenze di cui parlavano, riguardano le nostre terre e i nostri scavi alle pendici del Monte Somma raccontano questo aspetto, una realtà nuova, per noi totalmente sconosciuta, e una zona di insediamento di Ville di enorme importanza».
Cosa si è ricavato fino ad ora particolarmente tra Pollena e Somma vesuviana?
«Quello che stiamo scavando principalmente, ci permette di ricostruire quel passaggio dal mondo antico al medioevo i cui anelli della catena mancavano, e sono quelli che stanno venendo fuori. Le costruzioni ritrovate, occupano un arco cronologico di cui non avevamo conoscenza, costruzioni databili ai primi decenni del II secolo dopo cristo, e mentre a Pollena nelle fondazioni noi troviamo segni di costruzioni precedenti il ’79 a Somma non ancora. A Pollena abbiamo una serie completa di dati che ci fa capire che in quel determinato sito, doveva esserci una villa colpita dell’eruzione del ‘79 dopo il ‘79 il territorio viene ridisegnato e nel nuovo assetto, noi abbiamo queste grandi strutture produttive. Tenga conto che Pollena e Somma sono lungo il tracciato che univa le due grandi città della Campania antica Napoli e Nola. Noi stiamo cercando di ricostruire questo percorso avendo come marker di riferimento per l’appunto gli scavi di Pollena a e di Somma».
Cosa si può dire della famosa Villa in località Masseria De Carolis, quella su cui lavora l’Apolline Project? …
«Quello che è venuto fuori in quel luogo è soltanto la zona termale, il quartiere del bagno caldo della Villa. Secondo noi l’abitazione dovrebbe essere stata distrutta dalle fondazioni dei palazzi adiacenti. Se solo la zona delle terme è così grande, immaginate cosa dovesse essere la villa. Oltre alla dimensione, parliamo di importanza e di questo abbiamo una spia nel fatto che poiché sul margine delle terme vediamo quello che resta delle stanze che le collegavano al resto della villa, nella pavimentazione in mosaico al di là del fatto che sia dipinto o meno, un’opera così preziosa è indizio di una costruzione rilevante. Quello che stiamo scavando rimanda al periodo di costruzione che è dopo il ’79. E questo è un ulteriore elemento di novità».
La terribile eruzione del ’79, ne ha trovato tracce?
«Sì, come saprà il Vesuvio nel ’79 rovesciò la sua furia particolarmente su Pompei ed Ercolano, nelle nostre zone invece la distruzione fu parziale. Diciamo che verso la pianura arrivano pochi materiali dell’eruzione, e mentre certe tracce lungo la fascia costiera non le abbiamo, qui, lungo la fascia del monte Somma dopo il ‘79 le tracce ci sono e raccontano di vita che riprende con un tono anche abbastanza importante, ci sono testimonianze di ricostruzione significative, fondamentali».
A proposito del territorio, a certi luoghi considerati periferici non sempre si riconosce l’importanza di aree più centrali, eppure il vigore dell’identità è forte quasi più che altrove…
«Noi abbiamo la pretesa, l’orgoglio, di operare anche con una forte ricaduta nel consolidamento di questa identità. Queste zone hanno avuto sempre un trattamento da dio minore e stiamo dimostrando da un punto di vista di valori che siamo una realtà autonoma e forte. Questo territorio ha delle origini molto antiche: la Villa romana che stiamo portando alla luce con gli archeologi dell’Università di Tokyo risale al primo secolo d.C. fu sepolta dall’eruzione del 472 nota proprio come “l’eruzione di Pollena” perché i materiali prodotti sono stati qui riconosciuti per la prima volta, permettendo di ridefinire le caratteristiche di un’eruzione molto importante di cui si avevano notizie ma non si avevano le prove come quelle che appunto, stiamo trovando».
A fine maggio ripartiranno gli scavi dell’Apolline Project, ci sarà un grande afflusso di studenti stranieri…
«Onore a mio figlio che ha avuto la capacità di sviluppare a Pollena un centro di ricerca con i colleghi stranieri, lui che ha completato la formazione ad Oxford, ha svolto un lavoro internazionale. All’apertura di scavo ogni anno arrivano 250, 300 studenti stranieri, la cui presenza, come quella degli stessi esperti internazionali che in questi luoghi lavorano, valida ancora di più il discorso, con l’amplificazione delle notizie. E vorrei ricordare oltre al sito di Masseria De Carolis, i Conetti Vulcanici, Villa Cappelli e andando oltre, Sant’Anastasia un culto di seicento anni, il museo di Madonna Dell’Arco, a livello europeo il più grande, il più bello ed elegante architettonicamente, dei musei di tradizioni religiose e popolari dal 1400 ad oggi. Somma Vesuviana una realtà incredibile che non avrebbe nemmeno bisogno di scavi, Santa Maria del Pozzo e la cripta con un ciclo di pitture che iniziano nell’anno mille…Una tale vastità di luoghi che vorremmo portare a conoscenza di una platea internazionale».
(fonte foto: rete internet)







