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L’azienda insiste sui tagli salariali. Ma il sindacato si oppone.  

 

E’ iniziato stamattina e si è concluso nel pomeriggio l’ennesimo confronto sindacale sui 2511 licenziamenti che a partire dal prossimo 21 dicembre vuole attuare Almaviva, il gruppo di call center che vuole chiudere gli uffici di Roma e Napoli mettendo in mezzo alla strada migliaia di lavoratori. Ma è stato l’ennesimo confronto inutile: ancora una fumata nera. Almaviva insiste sulla necessità di dare il via a tagli salariali peraltro in deroga al contratto nazionale di lavoro, come quello che prevede, in base alla sua proposta, il taglio degli scatti di anzianità. Dal canto suo i sindacati non possono, oggettivamente, accogliere la proposta aziendale proprio perché ciò significherebbe l’inizio della fine del loro stesso compito istituzionale e sociale. Intanto la scadenza della procedura di mobilità è fissata al 21 dicembre. Una scadenza che pende come una spada di Damocle anche sul governo, estremamente indebolito dal risultato referendario e dalla decisione di Matteo Renzi di rassegnare le dimissioni non appena deliberata la legge di bilancio. Almaviva dunque si trova adesso in una posizione di sostanziale vantaggio. Ma sia i sindacati che i lavoratori non vogliono cedere. E’ un muro contro muro il cui esito resta incerto,. Prossimo faccia a faccia al ministero dello Sviluppo Economico il 12 dicembre, ad appena nove giorni dalla scadenza della procedura di mobilità…