Almaviva, l’avvocato e l’economista: via libera alle cause. “Possono arginare il ricatto”

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L'avvocato Vincenzo Cirillo e l'economista Lidia Undiemi
L'avvocato Ernesto Maria Cirillo e la consulente Lidia Undiemi

Intanto oggi, a Napoli, assemblea sindacale dei lavoratori.   

 

Licenziamenti Almaviva: oggi i sindacati terranno l’assemblea dei lavoratori del call center di Napoli, in vista del prossimo confronto al Mise fissato al 27 ottobre. Ieri intanto la vice ministro allo Sviluppo, Teresa Bellanova, ha convocato i committenti privati del settore per affrontare il problema delle gare al massimo ribasso. E sempre ieri un gruppo di lavoratori di Almaviva Napoli, circa 50, ha dato mandato all’avvocato Ernesto Maria Cirillo, supportato dalla consulente del lavoro Lidia Undiemi, di dare il via a una causa collettiva nei confronti di Vodafone, azienda committente. Obiettivo: dimostrare l’interposizione di manodopera. Lidia Undiemi, consulente esperta in materia di esternalizzazioni, vale a dire del lavoro dato a ditte esterne dalle grandi aziende, sta promuovendo le cause collettive contro i committenti di Almaviva anche per i lavoratori delle sedi di Palermo e Roma. Sostiene che la “proceduralità” del lavoro del call center nasconda nient’altro che lavoro sostanzialmente al nero da parte di chi esternalizza le proprie produzioni.

Nel frattempo l’avvocato Cirillo ha reso noto che, sempre restando nel settore dei call center, a Napoli i primi a depositare in tribunale una causa collettiva contro il committente, in questo caso Poste Italiane, sono stati 100 ex dipendenti della Gepin di Casavatore, impianto chiuso dalla scorsa primavera. Una crisi che ha portato al licenziamento, il primo agosto, dei 220 addetti di tutto l’ufficio di Casavatore e di altri 130 colleghi di Roma. “Intanto c’è quest’altra emergenza – spiega l’avvocato Cirillo – e non è la prima volta che Almaviva usi i suoi dipendenti come scudi umani per chiedere aiuti statali. La stessa procedura di licenziamento ci lascia molto perplessi – i dubbi del legale – perché non è ipotizzabile chiudere Napoli quando ci sono commesse gemelle a Palermo. Qui vale il principio della fungibilità professionale: se si lavora tutti sulla commessa Vodafone l’azienda non può decidere di licenziare i lavoratori di Roma o di Napoli e non anche i colleghi di Palermo. Quindi secondo noi la procedura è azzardata e presenta irregolarità”. Dubbi e sospetti.  “Si – risponde l’avvocato – c’è anche il sospetto che Almaviva stia cercando di ottenere qualche altra cosa nella trattativa”. Cirillo suggerisce una duplice strategia: “Monitorare la trattativa in corso ed essere invece pronti nell’ipotesi che si concretizzino i licenziamenti”. “Intanto – anticipa il legale del lavoro – stiamo verificando se i committenti di Almaviva siano incorsi nell’appalto illecito di manodopera, cosa che dovrà portare a una rivendicazione del posto di lavoro direttamente presso i committenti. Il che sarebbe una soluzione ottimale per i lavoratori, i quali potrebbero uscire da questo costante precariato dell’outsourcing”. Ergo: causa collettiva per interposizione di manodopera. “Già 25 dipendenti di Almaviva Roma – rivela nel frattempo il legale – mi hanno fatto depositare una causa collettiva per interposizione, in questo caso sulla commessa Trenitalia. Nel frattempo stiamo facendo massa critica: stiamo raccogliendo ancora adesioni e stiamo contemporaneamente raccogliendo tutte le prove che ci serviranno”. Lidia Undiemi si sofferma poi sul carattere politico-sindacale di queste cause. “Se il giudice accogliesse un ricorso per interposizione facendo assumere presso i committenti masse di lavoratori – spiega la consulente – si porrebbe un argine al gioco delle tre carte in cui il call center dice che la colpa non è sua, che è il committente che gioca al massimo ribasso, “gioco” in cui a sua volta il committente risponde dicendo che non è lui il datore di lavoro degli operatori di call center. L’accoglimento giuridico delle rivendicazioni arginerebbe il ricatto occupazionale”. Undiemi però analizza questa situazione anche in modo amaro. “Noi stiamo parlando di cause di lavoro ma – conferma – il fatto che i lavoratori si rivolgano alla magistratura come via d’uscita al fenomeno di un precariato su vasta scala che colpisce i call center, il fatto che mi invitino, i lavoratori, a partecipare ai tavoli ministeriali per contrastare le politiche di ridimensionamento dei diritti e dell’occupazione è il sintomo di un’incapacità della politica e del sindacato di dare risposte ai lavoratori stessi. Noi, io, gli avvocati, siamo una sorta di ultima spiaggia, siamo la manifestazione patologica di un sistema Italia che così com’è non può andare avanti. C’è dunque un problema: la macchina della rappresentanza sociale si è inceppata”. Sia come sia oggi però tiene banco l’assemblea dei lavoratori del call center Almaviva di Napoli. Ed ecco con quale atteggiamento il sindacato si reca nell’ufficio di cui si prevede la chiusura e il contestuale licenziamento di tutti gli 845 addetti entro il 18 dicembre (data di scadenza della procedura di mobilità). “In accordo con i lavoratori – anticipa Osvaldo Barba (Slc Cgil )- organizzeremo per il 27 ottobre una grande iniziativa con sciopero al Mise. A questo punto della trattativa deve intervenire Renzi visto che questa è vertenza di carattere nazionale, che il tema dei committenti riguarda il settore e che il centrosud verrebbe tagliato fuori irreparabilmente dalle politiche attive del lavoro “.”Da parte nostra – aggiunge Salvatore Topo (Fistel Cisl) – faremo esprimere pienamente i lavoratori. Questa crisi non è dovuta a loro o ai sindacati: Napoli deve essere considerata in modo diverso dall’azienda. Rifiuteremo sempre l’idea che i motivi della procedura di mobilità siano relegati a Napoli e a Roma”.”Ascolteremo la voce di lavoratori – conclude la Uilcom Campania – insieme decideremo su come proseguire”.