Al centro dell’esposto l’uso degli ammortizzatori sociali.
Nell’attesa delle iniziative istituzionali e sindacali che partiranno domani, si tinge di giallo la vertenza Almaviva, il call center di Napoli che l’azienda vuole chiudere entro il 18 novembre, insieme a quello di Roma, licenziando 845 lavoratori napoletani e 1666 colleghi romani: in tutto ben 2511 posti di lavoro da tagliare. Il giallo è scaturito da un esposto-denuncia su un presunto impiego illecito da parte di Almaviva degli ammortizzatori sociali concessi dallo Stato a causa della crisi paventata dalla stessa azienda. L’accusa è stata consegnata ieri in un documento firmato dai sindacati di categoria delle telecomunicazioni di Napoli e della Campania e trasmesso alla direzione territoriale del Lavoro ed ai legali del ministero del Lavoro e del ministero dello Sviluppo Economico. All’interno dell’esposto le segreterie territoriali e regionali di Fistel-Cisl, Slc-Cgil e Uilcom-Uil sostengono che Almaviva avrebbe trasferito in questi giorni parte della commessa Vodafone partenopea alla sede di Catania. La conseguente diminuzione del carico di lavoro a Napoli, sempre secondo i sindacati, viola però l’accordo del 31 maggio scorso, quello per il via libera ai contratti di solidarietà e alla contestuale revoca della prima procedura di licenziamento per 400 addetti di Napoli e per altri 2600 dipendenti delle sedi di Roma e di Palermo. Il passaggio delle quote di lavoro alla sede siciliana è stato desunto dal fatto che l’azienda, per smaltire le nuove commesse Vodafone giunte a Catania, ha assunto nel call center siciliano decine di giovani reclutati con contratti interinali temporanei. A ogni modo il nocciolo della contestazione è che il trasferimento o, quanto meno, la sicura diminuzione della commessa partenopea, ha fatto aumentare al tetto massimo, cioè al 35 %, il contratto di solidarietà, vale a dire la percentuale di riduzione dell’orario di lavoro, coperta dall’Inps, degli 845 addetti napoletani. Cosa che taglierà di netto i salari ed a cui è stato aggiunto da parte di Almaviva l’utilizzo di ex festività imposte ai dipendenti partenopei. L’aumento al 35 % della percentuale di solidarietà è stato comunicato ieri da Almaviva ai lavoratori della sede di via Brin. “Verificheremo con i nostri avvocati anche eventuali risvolti penali – anticipa Salvatore Topo (Fistel Cisl) – pure perché a tutto ciò si aggiunge l’utilizzo forzato delle ex festività: dimostreremo che tutto quello che sta accadendo non è da attribuire né ai lavoratori né al sindacato”. “Almaviva non poteva assolutamente fare quello che ha fatto – aggiunge Massimo Tagliatela (Uilcom) – abbiamo acquisito tutte le prove di questa violazione e agito di conseguenza”. Dura la Cgil. “Almaviva sta letteralmente giocando sulla pelle dei lavoratori – stigmatizza Osvaldo Barba (Slc) – è convinta che non ci siano più regole, tant’è vero che è venuta meno a un accordo sottoscritto al Mise, e che si possa infrangere il contratto di solidarietà imponendo unilateralmente ai lavoratori ogni forma di vessazione”. L’azienda però rispedisce le accuse al mittente.”Abbiamo sempre operato nel rispetto delle leggi, del contratto nazionale e dell”accordo del 31 maggio”, afferma Almaviva in un messaggio.
Nel frattempo domani scenderanno in campo le istituzioni. La Regione ha convocato a palazzo Santa Lucia lavoratori e sindacati, alle 13 e 30. La rsu di Almaviva Napoli ha invitato tutti a partecipare. Mercoledi, quindi, al Mise, l’inizio della trattativa sulle chiusure annunciate. E si allarga il fronte della protesta dei call center. Venerdi 14 ottobre i 350 lavoratori della ex Gepin Contact di Casavatore e di Roma, tutti licenziati ad agosto, manifesteranno a Napoli e nella capitale, nella sede centrale di Poste.








