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Algida, riduzione del salario: sindacati disponibili. Ma fino a un certo punto…

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Le organizzazioni di categoria aprono alle proposte aziendali. Ma chiedono il piano industriale. Prossimo incontro il 27 ottobre.     

Per la multinazionale anglo olandese Unilever l’Algida di Caivano, fabbrica storica del mitico cornetto, è ormai  davanti a un bivio. Da una parte c’è la strada che porta dritta verso 151 licenziamenti ma in alternativa c’è quella, paradossalmente più tortuosa e complicata, che conduce al taglio drastico degli stipendi per centinaia di euro al mese, alla riduzione delle pause di lavoro, alla trasformazione di cento contratti a tempo pieno in altrettanti contratti a tempo parziale e allo smaltimento delle ferie esclusivamente nel mese di settembre. Non c’è che dire: è una situazione che mette sindacati e lavoratori con le spalle al muro e che ieri sera ha conosciuto un confronto drammatico con l’azienda. Confronto dal quale, però, è spuntata la più inaspettata delle schiarite. Ieri infatti le organizzazioni di categoria, pur ribadendo il no ai licenziamenti, hanno confermato la loro “disponibilità a valutare i punti programmatici dell’azienda”.
Fai-Cisl, Flai-Cigil, Uila-Uil e Ugl-agroalimentari lo hanno anche scritto nel verbale che ha chiuso il confronto di giovedi scorso. A ogni modo non si tratta di una resa per le organizzazioni dei lavoratori. “Ci riserviamo – hanno infatti puntualizzato i sindacati – di esplorare soluzioni alternative alle proposte aziendali ma pur sempre finalizzate al recupero della competitività e chiediamo nuovamente all’azienda la presentazione di un piano industriale per il prossimo triennio”. Dunque, l’apertura c’è ma fino a un certo punto. Dal canto suo la Unilever non ne vuole sapere. “L’impianto di Caivano non è più competitivo – affermano i nordeuropei – decisamente meglio fanno le fabbriche tedesche e inglesi, che con un numero inferiore di addetti producono di più e in condizioni di flessibilità più vantaggiose”.
Dunque teutonici e britannici fanno più cornetti di quelli che facciamo a Napoli. E pensare che proprio a Napoli è nato il fortunato gelato a cono e che proprio dal gelataio partenopeo Spica la Unilever, negli anni Sessanta, comprò il brevetto di ciò che poi sarebbe diventato un must del settore. Però, si sa, la logica della globalizzazione non conosce limiti nazionali. Ora il cornetto si produce in tutta Europa e secondo la Unilever Napoli “non è più competitiva”. Il confronto tra azienda e sindacati riprenderà il 27 ottobre.

(Fonte foto: rete internet)

 

 

 

 

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