Acerra, un altro incendio nel bene confiscato ai trafficanti di rifiuti: è doloso

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Per la seconda volta in pochi giorni le fiamme mettono in ginocchio un agriturismo sottratto ai condannati per disastro ambientale

 

 

Ormai si trovano sempre più nel mirino degli incendiari i beni confiscati a un gruppo di imprenditori dello smaltimento di rifiuti condannati per il disastro ambientale in provincia di Napoli. Dopo l’incendio devastante del 19 agosto scorso le fiamme sono infatti tornate una seconda volta nell’agriturismo di contrada Lenza Schiavone sottratto dallo Stato due anni fa nell’ambito di una delle operazioni di confisca più ingenti della storia repubblicana: 222 milioni di beni tra edifici, case, elicotteri, auto di lusso e conti correnti bancari. L’incendio, di natura certamente dolosa, ha mandato in cenere le tre bellissime palme californiane, alte circa venti metri, che adornano l’ingresso dell’agriturismo, ormai saccheggiato completamente dai ladri di infissi e suppellettili. Gli incendiari hanno appiccato il fuoco alle tre piante una ad una, piante peraltro molto costose non solo per il loro pregio ma soprattutto per le loro dimensioni. Chiara la dinamica dolosa. Le palme californiane sono distanti tra loro oltre dieci metri. Sono divise da un largo manto di asfalto e sanpietrini e quindi per incendiarle è stato necessario agire singolarmente su ogni base del fusto. A ogni modo più disastroso di quest’ultimo è risultato l’incendio del 19 agosto, che ha mandato in fumo l’uliveto, lo spazio giochi per i bambini e lo chalet dell’agriturismo. Entrambi gli incendi sono stati appiccati all’interno dell’agriturismo. Tutto lo spazio esterno, dominato da una folta boscaglia, non è stato toccato dalle fiamme. Si presenta per fortuna intatto. Resta comunque la gravità di questi episodi, che sembrano una vera e propria sfida allo Stato. Intanto però quella che una volta era una struttura di notevole valore, un casale di campagna del ‘700 ristrutturato (sia pure in malo modo e con un gusto più che discutibile) per ospitare un grande impianto ricettivo, adesso non è nient’altro che un ammasso di piante, giardini e servizi bruciati e di muri che sembrano bombardati. Nel frattempo la commissione ecomafia ha avviato un’indagine sulle condizioni in cui si trova il tesoro confiscato ai condannati per il disastro ambientale nel Napoletano. La scorsa settimana il deputato Antonio Del Monaco, componente della commissione, ha visitato l’agriturismo, i vicini impianti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti e un capannone industriale distante alcuni chilometri. Ma Del Monaco ha pure intenzione di interpellare i due commissari nominati dal tribunale per la gestione dell’intero patrimonio confiscato. Tra i beni sottratti ci sono anche centinaia di appartamenti, case e ville sparse in mezza Italia.