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Acerra, in fiamme stoccaggio abusivo di rifiuti. Era stato sequestrato. La municipale non denuncia nessuno

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Lunedi sera una grigia nuvola di fumo denso si è stagliata nel cielo stellato del bosco di Varignano, un’area che un tempo fu Mecca della salubrità e delle coltivazioni più prestigiose del Napoletano ma che da decenni è finita nel mirino dell’ecomafia, degli scarichi abusivi, della prostituzione di strada. Il fumo è stato sprigionato intorno alle 21 dall’incendio di uno stoccaggio abusivo di materiali plastici, un terreno recintato che già alcuni mesi fa era stato posto sotto sequestro dalla procura di Nola proprio a causa del rinvenimento al suo interno di tonnellate di scarti illecitamente accatastati, quegli stessi scarti che alla fine sono andati a fuoco. Ma dopo il sequestro la legge imponeva che i proprietari dello spazio in cui poi sono divampate le fiamme bonificassero a proprie spese il deposito illegale di rifiuti. Ciò però non è avvenuto per cui “in compenso” l’altra sera le fiamme hanno fatto il loro pericoloso “lavoro”, riducendo in modo sensibile la massa di scarti sequestrata a suo tempo. Sul posto sono accorse tre autobotti dei vigili del fuoco. Un’operazione di spegnimento non facile: i pompieri soltanto intorno alla mezzanotte sono riusciti a domare l’incendio. Sono sopraggiunti anche i poliziotti municipali del locale comando. S’indaga su una possibile origine dolosa dell’ennesimo rogo tossico. A ogni modo la pista del dolo non è stata ancora confermata. Intanto nell’area si stanno registrando da tempo ripetuti incendi di altrettanti siti di stoccaggio dei rifiuti, impianti abusivi o legali che siano. Da queste parti, nell’hinterland nordorientale di Napoli, tra Acerra, Marigliano, Nola e Caivano, ce ne sono a bizzeffe. Quest’ultimo rogo, quello scoppiato nello pseudo stoccaggio più che abusivo di via Varignano, sulla strada che porta all’ex centro di ricerca della Cirio, chiuso da anni, è divampato in un’area sospetta, finita nelle mani della criminalità. Le fiamme del deposito illecito di materiali plastici si sono infatti sprigionate proprio accanto al capannone della prima fabbrica di sigarette di contrabbando scoperta nel Napoletano. E’ stata scoperta il 6 dicembre dell’anno scorso dalla Guardia di Finanza della compagnia di Nola, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Qui erano state sorprese dodici persone mentre fabbricavano una serie impressionante di sigarette, poi fittiziamente confezionate con il noto marchio “Regina”, un marchio che non esiste nel settore legale e che per questo motivo viene definito la marca per eccellenza del contrabbando. Un falso industriale in pieno “stile” partenopeo, dunque, una superproduzione di bionde illegali il cui marchio fasullo invade e quasi monopolizza il mercato del contrabbando locale e nazionale. Le persone sorprese nello stabilimento abusivo di Acerra sono state tutte arrestate, durante l’operazione di cinque mesi fa. In manette 11 lavoratori stranieri e un italiano, un campano, l’uomo che gestiva la manodopera sul posto. Nella vicina provincia di Caserta, nell’ambito della stessa indagine, i finanzieri di Nola hanno sequestrato il deposito che fungeva da fornitore di alcuni dei materiali utilizzati per il confezionamento in via Varignano di Acerra delle sigarette. Il deposito era a Cervino, paesino molto vicino ad Acerra, stretto tra Maddaloni e Santa Maria a Vico. Un’indagine molto delicata. Il sospetto infatti è che ci sia il solito zampino di mamma camorra dietro questa faccenda. I finanzieri hanno controllato anche i due proprietari del capannone, sono entrambi della zona. Hanno dichiarato di aver affittato lo stabile ma di non sapere a quale scopo.

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