Attesa domani la sentenza del procedimento per diffamazione Ecologisti della Terra dei Fuochi mobilitati.
Nel 2016, dopo l’ennesimo, disastroso, incendio della discarica di Calabricito, un mostro zeppo di veleni che staziona nell’agro acerrano da almeno trent’anni, l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo puntò l’indice contro il sindaco di Acerra. Lo accusò di non aver fatto niente per bonificare l’enorme invaso stracolmo di rifiuti, una gigantesca discarica abusiva ubicata tra i terreni più intensamente coltivati del Napoletano. Ma a seguito di quell’accusa, scritta su Facebook, Raffaele Lettieri querelò Cannavacciuolo. Ne scaturì un procedimento giudiziario culminato con un decreto penale di condanna per diffamazione a carico dell’ambientalista, vale a dire con una sanzione amministrativa chiesta dal pubblico ministero della procura di Nola e poi confermata dal gip del tribunale. Cannavacciuolo però ha reagito con forza. Ha voluto a tutti i costi che la questione fosse approfondita. L’ecologista, attraverso la sua legale, l’avvocatessa Teresa Di Nuzzo, si è opposto al decreto di condanna ed ha chiesto di essere processato “affinché – la sua tigna – la verità venga a galla”. E’ attesa per domani la sentenza del tribunale di Nola (giudice monocratico Francesco Martucci Di Scarfizzi) su questa vicenda. Intanto la associazioni e i comitati della Terra dei Fuochi si stanno stringendo attorno al giovane e coraggioso ecologista, un vero militante a difesa dell’ambiente, pronto a denunciare nero su bianco tutto quello che non va in un contesto peraltro molto difficile, in cui l’omertà è legge non scritta ma ferrea, una sottocultura che isola le persone di buona volontà. Ma lunedi alcuni esponenti dei movimenti nati in queste terre martoriate si recheranno davanti al tribunale nolano proprio per non lasciare solo questo ragazzo. Alessandro Cannavacciuolo è stato il grande accusatore dei fratelli Pellini, i tre fratelli acerrani “Re Mida” del business dei rifiuti, condannati per disastro ambientale nella provincia di Napoli, i soli ad aver subito finora questo tipo di sentenza nel Napoletano. Attualmente si trovano in carcere. Sul loro conto pende anche un inter giudiziario per la confisca di un tesoro di 222 milioni di euro. “Lunedi sarò davanti al tribunale: non lasceremo solo Alessandro”, preannuncia nel frattempo Vincenzo Petrella, dei “Volontari Antiroghi di Acerra”. “I fatti emersi oggi – aggiunge Petrella – sostengono le tesi formulate all’epoca da Cannavacciuolo. Noi Volontari Antiroghi ovviamente crediamo nella giustizia e ci affidiamo ad essa e siamo fiduciosi che ne uscirà assolto. Alessandro è un figlio di questa terra ed è una risorsa per la lotta contro i criminali ambientali, pertanto dovrebbe essere sempre difeso e certamente non attaccato o, peggio, portato nelle aule di un tribunale“. Lunedi si recherà a Nola per appoggiare l’ambientalista sotto giudizio anche Enzo Tosti, il portavoce della Rete di Cittadinanza e Comunità, l’organismo che racchiude e organizza tante associazioni e comitati della Terra dei Fuochi. “E’ molto grave – stigmatizza Tosti – che lo Stato invece di difendere un ragazzo onesto e coraggioso come Alessandro lo metta sotto processo. Si tratta di un atteggiamento molto sbagliato che ha già scoraggiato l’azione di tanti cittadini volenterosi che con la loro attività di denuncia e di doverosa critica hanno tentato di combattere gli sfregi ambientali e le innumerevoli illegalità che quotidianamente si commettono nei nostri territori. Molti di questi cittadini, proprio perché intimiditi dalle minacce e anche dalle azioni giudiziarie, mollano la lotta perché si sentono lasciati soli e per nulla aiutati dallo Stato: è un fatto inaccettabile e molto pericoloso per la tenuta democratica delle nostre comunità”.

