Omicidio colposo, lesioni colpose e frana colposa: sono le accuse formulate dalla procura di Nola a carico di alcuni responsabili della società. L’inchiesta è scaturita da una voragine che uccise due netturbini e ne ferì un terzo.
Tutta l’area della voragine assassina è stata appena dissequestrata dalla magistratura. Adesso la città può tirare un sospiro di sollievo, quattordici mesi dopo il drammatico evento. La decisione della procura dà la possibilità al comune di coprire la grande buca, del diametro di 25 metri, e di avviare l’opera di risanamento della zona danneggiata.
La notte del 9 agosto dell’anno scorso, una notte buia e afosa, un intero camion della nettezza urbana fu inghiottito da una frana apertasi all’improvviso, in via Strettola, pieno centro di Casalnuovo. L’immagine di quel camion fece il giro d’Italia: dall’orlo del grande buco spuntava la parte posteriore dell’automezzo mentre tutto il resto del camion affondava nel baratro. L’autista, Raffele Di Monda, 42 anni, moglie e figli, di Mariglianella, morì sul colpo, schiacciato tra la parete della frana e il fondo dell’abitacolo. Un suo collega, Augusto Pellegrino, rimase gravemente ferito. Spirò pochi mesi dopo, in ospedale. Antonio Siviero, l’altro componente del terzetto di operatori ecologici, è l’unico sopravvissuto.
Nell’incidente riportò ferite su tutto il corpo. Antonio rimase mutilato, un pezzo di ferrò gli tagliò di netto un orecchio. Poco dopo l’area di via Strettola restò isolata. Fu sbarrata al traffico mentre gli abitanti di un condominio, ubicato proprio su un lato del grande buco, furono fatti sgomberare. Fu chiusa anche una vicinissima scuola elementare. Le prime indagini misero subito in evidenza varie anomalie. Le autorità giunte sul posto si accorsero immediatamente di una cosa è cioè che tutta la voragine era inzuppata d’acqua, quella proveniente dall’acquedotto gestito dalla Gori. La testimonianza del sopravvissuto, poi, gettò un’altra ombra sulla vicenda.
Siviero infatti dichiarò ai giornali di aver segnalato alle autorità competenti, poco prima di quella maledetta notte, un avvallamento da cui sgorgava dell’acqua, proprio nel punto che dopo qualche giorno sarebbe franato. Intanto sono al momento due gli indagati, entrambi dirigenti della società che gestisce il servizio idrico in 76 comuni ubicati nelle province di Napoli e Salerno. Sulle indagini però c’è riserbo. L’avviso di conclusione dell’inchiesta non sarebbe stato ancora spiccato dal pubblico ministero della procura di Nola, Claudio Onorati, per cui si ipotizza che la prima fase dell’iter giudiziario non sia stata chiusa. Non si esclude dunque l’iscrizione al registro degli indagati di altri soggetti a vario titolo legati alle responsabilità dell’ accaduto.
A ogni modo il pubblico ministero ha dato il via libera al dissequestro della voragine. Una decisione attesa da tempo e che consentirà l’avvio delle opere di ripristino della zona sfregiata dalla frana. In base alla relazione depositata dai consulenti tecnici della procura non c’è infatti bisogno di effettuare in loco ulteriori approfondimenti. La notizia sta facendo tornare un minimo di serenità nel rione interessato dalla frana. Qui vivono decine di famiglie che da quando via Strettola è stata chiusa sono costrette da più di un anno a raggiungere le zone del centro e i collegamenti verso Napoli praticando un lungo percorso alternativo. Deviazioni chilometriche che hanno spinto questi cittadini a recarsi più volte, negli ultimi tempi, a protestare in municipio.
Ma i disagi non potranno sparire d’un colpo. Realizzare una nuova strada sulla voragine e rimettere in sicurezza le infrastrutture, i servizi e gli edifici danneggiati non sarà cosa rapida. A Casalnuovo come altrove, nell’area collinare di Napoli e nella zona nord dell’hinterland, l’acqua è il pericolo maggiore. Sia quella pluviale che quella dei nostri sforacchiati acquedotti. Le infiltrazioni fanno cedere le pareti delle cavità scavate nei tempi antichi dagli abitanti di queste zone. Con il tufo ricavato si costruivano gli edifici soprastanti mentre le grotte e i cunicoli rimasti dopo lo scavo venivano utilizzati come cantine.
Ottime cantine naturali. E’ successo a Casalnuovo, come a Casoria, Sant’Antimo, Giugliano, nella vicina Afragola, dove il 31 luglio del 2010 l’acqua ha fatto crollare un edificio nella sua cavità sottostante: tre morti il tremendo bilancio di quest’ennesimo cedimento.
(Fonte foto: Rete Internet)





