Il lavoro come indice di riscatto della dignità umana, in antitesi con ogni forma di attività promossa dalla criminalità organizzata: questo il tema dell’incontro “Facciamo un pacco alla camorra, tenutosi ieri a Volla.
Il lavoro è la condizio sine qua non per la dignità dell’essere umano, in cima ai valori positivi della nostra comunità, come recita il primo articolo della Costituzione Italiana.
Grazie al lavoro otteniamo risultati, soddisfazioni,gratificazioni, e soldi per poter vivere. E’ il collante, o meglio il pilastro dell’architettura della nostra società.
Purtroppo, oggi questo pilastro è stato indebolito, reso traballante e sottovalutato dalla politica, cosicchè rischia di far crollare tutta l’impalcatura del vivere civile.
Il lavoro e i suoi prodotti è stato il tema al centro della manifestazione “Facciamo un pacco alla Camorra” presentata martedì 10 dicembre 2013, dall’Associazione Iris di Volla. Con il patrocinio del Comune di Volla, hanno preso parte all’evento le consorelle antimafia “NCO-nuovacooperazioneorganizzata”, “Libera Antimafie”, “(R)esistenza anticamorra”, “Comitato don Peppe Diana”. Come luogo è stato scelto ” il simbolo della legalità per eccellenza di una comunità, e cioè l’aula del consiglio comunale “, come ha detto l’Assessore alla legalità Agostino Navarro, che ha presentato l’evento come un “incontro positivo di collaborazione sana tra le istituzioni e le associazioni, una filiera produttiva etica del lavoro di uomini impegnati nella lotta alla criminalità organizzata”.
Hanno preso parte all’evento Ciro Corona, presidente dell’associazione “(R)esistenza Anticamorra”; Giuseppe Leone, rappresentante locale dell’associazione “Libera Antimafie”; Pina Palumbo, referente alla legalità dell’I.C.S. San Giovanni Bosco di Volla; Salvatore Manna, comandante della stazione Carabinieri di Volla. A presentare e moderare la serata, la referente alla legalità dell’Associazione Iris di Volla, Milena D’Aniello.
Quindi, il lavoro, la terra e i suoi prodotti come momento più significativo della vita di un uomo.
Se poi il lavoro è ottenuto in luoghi confiscati alla malavita organizzata, luoghi oscuri, di morte e di sopraffazione, resuscitati a luoghi di vita, di luce, di riscatto, allora il prodotto finale del lavoro è non solo più soddisfacente, più buono da consumare, ma diventa anche paladino della lotta tra il bene e il male, “missiva di legalità e di riscatto di un territorio (Ciro Corona)”.
Se poi il lavoro è ottenuto dal sudore di chi ha sbagliato e cerca di rimediare, o di chi, diversamente abile, non trova altri spazi per la sua affermazione nei luoghi considerati “normali”, allora esso diventa il massimo della riabilitazione della dignità di un uomo.
I prodotti di questo lavoro, come la pasta artigianale, i fagioli, le lenticchie, i pomodorini, la marmellata, il caffè, i sottolio, la passata di pomodori, il vino, provenienti dalle terre confiscate alle organizzazioni criminali, controllate e gestite da cooperative sociali composte da ragazzi e adulti che hanno deciso di abbandonare il circuito malavitoso e di uscire dalla gabbia dell’omertà, sono stati inseriti nel “Pacco alla Camorra”, e portati in giro per l’Italia e l’Europa come testimonianza di un messaggio di speranza per i nostri luoghi, e, soprattutto, per le generazioni future.


