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Un anno fa moriva Amato Lamberti. Dalle sue idee oggi crescono nuovi progetti

“Vi ringrazio tutti di cuore ma ora basta dispiacersi, torniamo ad agire”, è forse così che avrebbe risposto a chi lo rimpiange. Oggi bisogna beneficiare della sua eredità, agendo per il bene comune.

Il 28 giugno di un anno fa una malattia impietosa uccideva il Sociologo Amato Lamberti. L’energia del suo operato inevitabilmente divenne ben presto un’eredità inestimabile. L’analisi del territorio e la produzione d’iniziative intraprese dal compianto docente, hanno consentito una vera e propria immortalità a un uomo che per decenni ha, con il suo chiasso silenzioso, insegnato visioni innovative per il miglioramento della vita nella regione Campania, in tanti settori, tra cui l’ambiente, la sicurezza urbana e il crimine organizzato.

Amato Lamberti non è morto. Esiste con modernissima attualità negli scritti di questa rubrica e nei tanti articoli di giovani operatori del settore, esiste nella grinta dei ragazzi che lavorano al bene confiscato “Amato Lamberti”, esiste in tutti coloro che agiscono professionalmente emulando le sue caratteristiche, esiste nella nuova associazione da poco annunciata al pubblico e dedicata alla sua persona. Un’associazione che presto darà vita ad entusiasmanti iniziative. Esiste sui social network, esiste nelle riflessioni sociologiche, e in tanti altri spazi. Muore davvero tutto ciò che si spegne. Muore davvero chi non ha inondato di scintille emozionali le persone circostanti. Gli ambiti d’azione, magistralmente insegnati dal Sociologo, hanno creato intuizioni con cui agire per proporre alternative ad ogni forma di illegalità.

Dal 28 giugno dello scorso anno ad oggi, sono state tante le commemorazioni in ricordo di Amato Lamberti. Celebrazioni doverose e sentite da parte di intellettuali, amici, familiari e da parte di tanti cittadini comuni che nel tempo, hanno stimato non solo l’uomo politico e il sociologo ma anche la persona semplice e il professore onesto. Con tutta probabilità oggi Lamberti pretenderebbe qualcosa in più dicendo “Vi ringrazio tutti di cuore ma ora basta dispiacersi, torniamo ad agire”. Sembra quasi di vederlo, con il suo ghigno sarcastico, un misto tra il padre affettuoso e il docente attivista, che invita i suoi ragazzi a non spendere troppo tempo organizzando riunioni per rimpiangerlo, ma piuttosto a pianificare atti funzionali che possano tramandare il messaggio di coerenza e di lucida visione dei fenomeni sociali.

Sulla base di ciò, a distanza di un anno, è tempo che non si rimpianga quest’uomo speciale, è tempo che il suo ricordo non venga contaminato dalla retorica. C’è un tempo per ogni cosa, c’è stato il tempo giusto e meritato per piangerne la scomparsa, mescolando tristezza e nostalgia per l’inevitabilità della perdita, poi esiste un altro tempo, più maturo, in cui la voce del professore riappare chiara e viva, ben lontana dalla tristezza, ben lontana dal rammarico della fine, una voce che parla di principio, la voce con cui detta la sua eredità. In alcuni casi, siamo noi stessi a decidere quand’è la fine, quando davvero non esiste più nulla di speciale.

In questo caso, Lamberti ha consentito di elaborare un pensiero unico nella mente di chi ha avuto la possibilità di conoscerlo, un pensiero che intende proporre, anche a chi non lo conosceva, come approcciarsi alla realtà collettiva. Se davvero qualcuno in vita produce qualcosa d’importante, allora accade che quel qualcosa non termina con il decesso, e persino il lutto, dopo un po’, diventa in realtà una rielaborazione di un inizio nuovo. Questo, è il tempo per decidere di far trasmigrare quell’anima che era piena di lungimiranti idee, facendola passare da un corpo finito a un corpo rinato nelle idee contemporanee di chi ancora può agire: i giovani e i suoi cari. In questi casi, il dolore si trasforma e diventa modello di vitalità.

E’ probabilmente questo il senso della vita umana: la morte che agonizza il corpo dei grandi è la stessa che ne cura la rinascita, trasformando i messaggi di rettitudine in direttive per entusiasmi nuovi nelle menti di chi ha saputo ascoltare. Lamberti ha insegnato ai giovani senza mai smettere di imparare da loro, ora con la stessa umiltà, tocca ai ragazzi fare in modo che quella vita non sia terminata davvero il 28 giugno di un anno fa.
(Fonte foto: Rete Internet)

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