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Traffico di rifiuti tossici nella Terra dei Fuochi : processo a rischio prescrizione

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L’allarme è stato lanciato dall’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo. Gli imprenditori Pellini, esponenti delle forze dell’ordine, parenti di camorristi e tecnici erano stati condannati in primo grado otto mesi fa.

Ambientalisti in allarme ad Acerra, triangolo della morte. E’ infatti a rischio prescrizione il processo Carosello Ultimo atto, l’inchiesta sul traffico di rifiuti tossici più imponente mai scoperto nell’hinterland napoletano. Dopo la condanna di primo grado, comminata agli imputati dal tribunale di Napoli, il 29 marzo scorso, il pubblico ministero della dda, Maria Cristina Ribera, ha fatto ricorso in appello, un mese fa, contro la sentenza. Motivo: la decisione del tribunale ha prescritto il reato di disastro ambientale semplice ( primo comma ) e non ha riconosciuto, per mancanze di prove, quello di disastro ambientale diffuso ( secondo comma ). Ma il tempo stringe.

Se entro maggio non sarà fissata la prima udienza di appello l’intero procedimento cadrà in prescrizione. ” Stiamo organizzando una manifestazione di protesta davanti al tribunale di Napoli – preannuncia Alessandro Cannavacciuolo – non è possibile che la magistratura resti a guardare la morte lenta di quella che è l’unica inchiesta di grande portata sul traffico di rifiuti tossici nell’intera area della provincia di Napoli. Una morte lenta che è quella dei tanti cittadini della Terra dei Fuochi colpiti dal cancro”. Ad Acerra, e non solo, la sensazione è quella della giustizia a metà. Il 29 marzo il giudice Sergio Aliperti, della sesta sezione penale, non ha riconosciuto per gli imputati del processo Carosello i reati di disastrato ambientale diffuso e di associazione aggravata dal metodo mafioso. Aliperti ha anche disposto il dissequestro delle discariche finite nel mirino dell’inchiesta denominata “Carosello Ultimo Atto”, una megatruffa del giro di bolla per nascondere la vera tipologia dei rifiuti tossici da smaltire.

Un flagello del territorio culminato con una gigantesca operazione dei carabinieri messa a segno nel 2006 tra Acerra, Bacoli e Giugliano. A ogni modo il tribunale ha condannato per traffico illecito di rifiuti i fratelli acerrani Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, i primi due a 6 anni di reclusione e il terzo, un sottufficiale dei carabinieri, sospeso dall’Arma, a 4 anni. Condannato a 4 anni e 6 mesi, sempre per traffico illecito, Giuseppe Buttone, cognato del boss di Marcianise Domenico Belforte. Buttone ha seguito la lettura della sentenza dal carcere di Opera, dov’è detenuto per altri reati. Sono stati poi condannati per falso ideologico due carabinieri, accusati di aver depistato le indagini e quindi anch’essi sospesi dall’Arma. Si tratta di Giuseppe Curcio, ex comandante della stazione di Acerra, e di Vincenzo Addonisio, al quale la procura di Nola aveva delegato la prima fase dell’inchiesta. Curcio ha avuto 4 anni. Per Addonisio condanna a 3 anni e 6 mesi.

Non luogo a procedere perchè il reato è stato prescritto, invece, per due ex dirigenti dell’ufficio tecnico del comune di Acerra, il geometra Pasquale Petrella e l’architetto Amodio Di Nardi, salvati dal tribunale dopo essere stati accusati dal pubblico ministero della dda, Maria Cristina Ribera, di aver rilasciato una serie di autorizzazioni illegittime finalizzate alla realizzazione delle discariche dei fratelli Pellini. Discariche che, stando al dispositivo della sentenza, sono state dissequestrate. Una è quella di Lenza Schiavone, ubicata tra la Montefibre di Acerra e il confine con il comune di Maddaloni. L’altra è quella di via Tappia, dislocata a ridosso dell’abitato più popolare di Acerra, il grande rione ex Gescal. A Marzo, subito dopo la lettura della sentenza, gli ambientalisti presenti in aula hanno espresso disappunto. Ma non hanno fatto in tempo a protestare. La polizia li ha subito allontanati dal tribunale. Presenti tra loro anche parlamentari e attivisti del Movimento Cinque Stelle. “Questo verdetto è una vergogna”, hanno dichiarato uscendo dall’aula. Resta il dato della condanna sopraggiunta per traffico illecito di rifiuti in associazione semplice. L’aggravante dell’associazione col metodo mafioso è stata esclusa del tutto.

Il reato di disastro ambientale è stato considerato estinto per intervenuta prescrizione. Il 27 dicembre scorso, al termine di una lunga e molto articolata requisitoria, il pm Ribera aveva chiesto per i fratelli Pellini la condanna a 18 anni di reclusione e a 17 anni per Buttone. 7 anni erano stati chiesti per Curcio e 5 per Addonisio. ” Il reato di disastro ambientale – conclude Cannavacciuolo – non può essere prescritto perchè è un reato permanente. La prescrizione può essere conteggiata solo dal momento in cui viene rimosso il pericolo per la pubblica incolumità e per l’ambiente, cioè soltanto dopo le bonifiche di cui ad Acerra, come a Giugliano e a Bacoli, non abbiamo neppure sentito parlare “. Intanto la protesta monta nel web. Tantissimi cittadini stanno aderendo all’appello di Cannavacciuolo lanciato attraverso Facebook.
(Fonte foto: Rete internet)

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