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Napoli

Terra di malaffare, sangue e inciviltà. Signore e signori, la napolifobia è servita

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E’ tempo che l’opinione pubblica metta in risalto la vera città di Napoli. Ultimamente, la visione nefasta della città sta aumentando e annulla gli sforzi di coloro che operano per la crescita sociale.

Ultimamente sembrava stesse terminando quella visione stereotipata di una Napoli esclusivamente deviata, eppure la cronaca ci fa notare che non è così. L’impressione, infatti, è che negli ultimi tempi media e disinformazioni stiano ampliando il già immenso pianeta dei luoghi comuni.

E’ un viaggio sconcertante che va dagli avvenimenti calcistici passando poi per la serie televisiva su Gomorra fino ad arrivare alle svariate piccole e grandi notizie che tentano ancora una volta di etichettare l’intera regione come la culla del male e della perdizione, le conseguenze sono diseducative per chi vive qui e per chi ci osserva da fuori. Parliamo del male, va bene, analizziamolo e mettiamo in campo le proposte per le soluzioni, visualizziamo il crimine organizzato senza omertà, ma in questo percorso mediatico però, è fondamentale inserirci anche ciò che di buono c’è, altrimenti l’intero lavoro di rivalutazione del territorio resterà sempre limitato.

E’ di sicuro importante mettere in luce ciò che c’è di sano in questo territorio, come ad esempio, le parole di Guido Marino, nel corso della celebrazione del 162esimo anniversario della fondazione della Polizia, il questore ha infatti dichiarato: “Mi rifiuto di credere che quattro parassiti di camorristi possano avere la meglio su una popolazione come questa. Sarei un idiota a negare i problemi, ma la più stupida e classica delle affermazioni secondo cui ‘siamo a Napoli, siamo in Italia e non c’è niente da fare’ le lascio a qualcun altro. Napoli è una città straordinaria e unica perché lo sono i poliziotti che vi lavorano e i suoi abitanti.

Piaccia o non piaccia è così, lo dico a chi continua a guardare solo quello che non va, ignorando dolosamente quello che, invece, va. Parlano i fatti, dico che Napoli è un’esperienza unica e questo non significa che mi metto a polemizzare con chi dice che va tutto male, dicendo stupidamente che va tutto bene, ma ignorare quello che va bene non rende un servizio ai napoletani e si manca di rispetto a chi dà il suo dovere. Al cittadino nessuno chiede di fare l’eroe ma di essere consapevole dei suoi diritti e doveri”.

L’ottimismo c’è e deve continuare ad esserci, senza essere minimizzato da chi si ostina a voler dipingere tutto di nero. D’altronde è ovvio, la cronaca, il noir, le macchie di sangue, le sceneggiate con sottofondi neomelodici, le battaglie tra clan, l’effetto bronx e tutto il resto, fanno di sicuro più gola alle televisioni, ai giornali e ad ogni mezzo di comunicazione che con questo tipo di materiale vende di più. Il buono non fa scena. Questo meccanismo però, crea delle deleterie reazioni a catena che devastano e allontanano ogni tipo di investimento sociale ed economico da parte degli osservatori esterni, influenzando anche chi vive qui, alimentando le paure, riducendo eccessivamente le opportunità di questa zona.

Chi lavora per la crescita fa doppia fatica, perché non solo si trova a combattere con il marcio reale ma anche con chi lo enfatizza fino ai più impressionanti livelli cinematografici, a quel punto poi la “napolifobia” è servita su un piatto d’argento. E’ proprio questa napolifobia che annebbia le prospettive e che inibisce noi stessi e le altre comunità, spingendo loro a non ampliare il raggio di opportunità verso questa città. Questo territorio non dovrebbe elemosinare rispetto, dovrebbe ottenerlo con naturalezza, questa città vuole condividere le sue particolarità culturali migliori piuttosto che rintanarsi nei luoghi comuni limitativi e infanganti. Deve aumentare la diffusione delle notizie positive quelle che non si limitano a mostrare il male di una regione che intende crescere sempre di più.

Le cose negli anni sono cambiate e ancora cambiano, si trasformano e soprattutto c’è chi combatte con tenacia affinché il terrorismo mafioso non sia l’unica risorsa da mettere in campo. Come notizia positiva si intende anche l’arresto di Francesco Maturo, era tra i cento latitanti più pericolosi, considerato il reggente del clan dei "Fabbrocino", si nascondeva in una villetta di Angri, in provincia di Salerno. Esiste una lotta costante contro il crimine organizzato, un contrasto che non si limita alla Campania: qualche giorno fa la Procura della Repubblica di Rimini, ha ordinato un sequestro d’urgenza, finalizzato alla confisca, da 2,5 milioni di euro di beni contro una famiglia camorrista che da vent’anni gestiva in riviera alberghi e attività economiche varie.

Si tratta della famiglia Lanna affiliata al clan Abate di San Giorgio a Cremano. Sono stati sequestrati un hotel a Miramare e una sua dipendenza, un appartamento a Montecolombo, una gastronomia in pieno centro a Riccione e cinque imprese che gestiscono altrettanti hotel tra Rimini e Riccione. Queste famiglie appaiono al mondo intero come l’intera città, ed ecco il danno prodotto dall’eccessivo processo di etichettamento. Parlando solo di queste famiglie, diventa conseguentemente naturale una reazione “napolifobica”.

Tutti questi escrementi sociali sono soltanto quella percentuale chiassosa che grida facendo molto rumore e zittendo quella maggioranza civile che vive con dignità e che non riesce ad esporsi come vorrebbe, quella maggioranza che quotidianamente lavora con impegno e costanza per lo sviluppo collettivo. Forse dobbiamo fare più attenzione, Napoli è un argomento che va spiegato con delicatezza, con chiarezza, verità, precisione e senza nessuna forma di razzismo: qui il buono è fotografabile ovunque, bisogna solo imporre all’opinione pubblica l’idea che il prezzo guadagnato vendendo il male di questo territorio non è mai paragonabile all’importanza della crescita e della forza culturale di una città che potrebbe, che può e che deve, insegnare al resto dell’Europa cosa significa bellezza, arte e partecipazione.
(Fonte foto: Rete Internet)

OSSERVATORIO SOCIALE

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