Terra dei fuochi, campo contaminato: vendita delle patate bloccata in extremis

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Il sequestro preventivo della polizia municipale ha impedito la commercializzazione, ormai prossima, di tonnellate di ortaggi cresciuti in una discarica.

Grazie ai sigilli alle coltivazioni, al sequestrato di due ettari e mezzo di terreno, un grande appezzamento contaminato grande come quattro campi di calcio, è stata bloccata la commercializzazione di tonnellate di patate pronte a raggiungere i mercati ortofrutticoli di Napoli, Frattamaggiore e Fondi. 24 mila metri quadrati di schifezze sigillate dalla polizia municipale per un sequestro giunto in extremis. Dall’area posta ieri mattina sotto il vincolo del provvedimento giudiziario eseguito dai caschi bianchi stavano infatti per essere portate via tonnellate di patate, tutta merce destinata ai mercati campani e laziali. Ortaggi cresciuti in un terreno stracolmo di rifiuti, plastiche bruciate, cotton fioc, siringhe usate e chi più ne ha più ne metta.

Ma quel che è peggio è che l’Arpac, l’Agenzia Regionale per il controllo dell’Ambiente, sostiene, sulla base di analisi effettuate alcuni giorni fa, che nel terreno dell’appezzamento sigillato i livelli di diossina, rame, cromo, stagno, berillo, zinco e idrocarburi pesanti abbiano superato la soglia di sicurezza fissata per legge. L’allarme era stato lanciato ai più alti livelli istituzionali la settimana scorsa.

Giovedì la Commissione regionale sull’ecomafia e i siti inquinati aveva infatti diramato un comunicato stampa secondo cui in base, appunto, a una recentissima analisi dell’Arpac sui terreni coltivati a ortaggi nell’area di Lenza Schiavone, ad Acerra, ” è stata rilevata nei campi la presenta di veleni di ogni tipo”. Le analisi, che risalgono a tre settimane fa, sono state effettuate in un appezzamento in questo momento coltivato a patate nell’area a nord est di Acerra. Lo stesso terreno, piuttosto esteso, aveva prodotto tonnellate di friarielli, poi commercializzati a marzo.

Quindi è stato eseguito il controllo sul posto da parte dei tecnici dell’Arpac, che hanno subito verbalizzato ” la presenza di rifiuti mescolati al terreno superficiale”. Infine, i risultati dell’analisi chimica: ” presenza di berillo, cromo, rame, stagno, zinco, idrocarburi pesanti e PCB ( diossine ) oltre la soglia fissata per i siti a verde pubblico, privato e residenziale “. ” Eppure – aveva aggiunto nella nota il presidente Amato – l’area di Lenza Schiavone ad Acerra, circa 20mila metri quadrati di terreno, su cui l’ARPAC ha realizzato rilievi a marzo e ad aprile, continua ad essere coltivata “.

Ieri, quindi, il sequestro dei caschi bianchi. Amato aveva anche chiesto al sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, di dare il via all’interdizione delle coltivazioni in un’altra area, quella di Calabricito. Ma l’associazione locale dei produttori agricoli, Ari.Amo, si è opposta. A quel punto il presidente della Commissione regionale ha chiesto e ottenuto l’avvio di una seconda campagna di analisi dei terreni. Intanto il sequestro appena effettuato è il frutto di una denuncia sporta alla Polizia dagli ecologisti locali Alessandro Cannavacciuolo e Antonio Maontesarchio e dai volontari dell’associazione Guardie Ambientali di Acerra. ” Nella denuncia – mostra Cannavacciuolo – abbiamo scritto che questo terreno appena sigillato a Lenza Schiavone è stato di proprietà, dal 1999 al 2007, degli imprenditori Pellini, condannati l’anno scorso in primo grado per traffico di rifiuti”.
(Fonte foto: Rete internet)

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