“Condivisione” degli stipendi per ridurre le distanze tra chi guadagna tanto e chi arranca: la proposta-provocazione del cardinale arcivescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti.
Il cardinale arcivescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti, il 1° maggio scorso ha avanzato la sua proposta-provocazione sulla «condivisione» degli stipendi, come mezzo per ridurre le distanze tra chi guadagna tanto e chi, all’opposto, arranca grazie a una sempre più misera retribuzione.
E proprio la scorsa settimana il Censis ha diffuso un inquietante "report" sul fenomeno della polarizzazione dei redditi e dei patrimoni, in cui si conferma che lo squilibrio socio-economico nel nostro Paese ha ormai raggiunto livelli assolutamente angoscianti. La divaricazione di quella che potremmo definire la "forbice Italia" si è prodotta con velocità quasi fulminea, con questa ormai atavica crisi, riservando frustate capaci di incidere a fondo nel tessuto delle famiglie. Che la distanza tra ricchi e poveri fosse in aumento lo si era già percepito da tempo, con discreta chiarezza. Meno forse si era intuita l’ampiezza del fenomeno.
Desta, difatti, molta impressione, a livello mediatico, leggere che i dieci italiani più facoltosi hanno messo assieme, da soli, un patrimonio di 75 miliardi di euro. Occorrono – abbiamo letto tutti sui giornali – mezzo milione di famiglie operaie per pareggiare quell’importo. Ma molto di più conviene riflettere sulle conseguenze che minacciano di prodursi sulla nostra società. Il Censis accenna appena alcuni spunti, tra i quali si distingue il rischio, definito «alto», di un ritorno alla stagione dei conflitti sociali. Certamente tutti intuiamo che la corda delle diseguaglianze, quando viene tesa in maniera insopportabile, finisce per spezzarsi.
Ma anche senza arrivare a simili estremi, fin d’ora si possono intuire ricadute destinate a farsi via via più pesanti. Tra i dati diffusi dal Censis, ad esempio, si segnala la differente quota di "caduta" dei consumi familiari che si è verificata fra il 2006 e il 2012, a seconda che si tratti di nuclei di operai, di impiegati o di dirigenti. È abbastanza intuibile che il tasso di resistenza alla crisi di questi ultimi risulti più alto, ma non ci si aspetterebbe una differenza superiore a quattro volte. Anche questo, insomma, conferma l’acutizzarsi di un malessere che ha ovvie implicazioni di natura economica (gli operai sono enormemente più numerosi dei manager), ma prefigura ricadute negative anche a livello di psicologia di massa, dando ai meno fortunati la sensazione che per loro ci sono scarsissime speranze di risalire la graduatoria del benessere.
Sul piano sociologico, secondo il Censis, la denuncia che più colpisce è quella di una erosione progressiva del cosiddetto "ceto medio". E questa è, in definitiva, la tendenza più pericolosa, quella che il Paese deve necessariamente arrestare. È su quell’area sociale, e sul suo irrobustimento nei decenni successivi all’ultima guerra, che abbiamo costruito le basi della nostra democrazia. Sarebbe semplicemente assurdo aggredirla ulteriormente.
E allora tocca a noi tutti fare qualcosa. Dobbiamo accogliere tutti, insomma, la proposta-provocazione del cardinale Bassetti. Uomini e donne di chiesa, della politica, dello spettacolo, della finanza e anche quelli dello sport. E’ assolutamente vergognoso quello che è accaduto a Roma, per la finale Napoli-Fiorentina. Uno Stato completamente assente e in mano alla criminalità. Dopo quanto visto a Roma mi viene da proporre di chiudere gli stadi e far giocare solo i ragazzini. E tutti i miliardi delle “star” del calcio utilizzarli per creare posti di lavoro! Lo so. A tutti questa provocazione-proposta, può sembrare un’utopia.
Ma ho la speranza certa che prima o poi qualcosa di bello accadrà, in questa società. Bisogna solo attendere e, responsabilmente, fare, ognuno di noi la propria parte. Per la solidarietà. Per il bene comune. Per la legalità
(Fonte foto: Rete Internet)



