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Settimo comandamento: non rubare

Da gennaio a maggio sono stati scoperti 3.660 truffatori, tra falsi poveri e falsi invalidi. Gli sprechi nella pubblica amministrazione hanno invece prodotto danni all’erario per 957 milioni.

La guardia di finanza ha diffuso il bilancio dei primi mesi del 2013. Da gennaio a maggio sono stati scoperti 3.660 truffatori, tra falsi poveri e falsi invalidi. Gli sprechi nella pubblica amministrazione hanno invece prodotto danni all’erario per 957 milioni.

Dai controlli è anche emerso che un esercizio commerciale su tre in Italia non emette lo scontrino o la ricevuta fiscale. Scoperte poi truffe negli incentivi pubblici alle attività industriali, infrastrutturali e di sfruttamento delle energie rinnovabili per 800 milioni. In tutto sono stati denunciati oltre 2.100 responsabili di frodi per 27 milioni: tra questi 154 persone hanno ottenuto senza averne diritto pensioni, assegni o rendite di invalidità per 9 milioni. Scoperti inoltre 1.500 falsi poveri che hanno ottenuto prestazioni sociali agevolate per oltre un milione. E’ invece di 96,7 milioni il valore dei beni confiscati alle organizzazioni criminali. 49 milioni i prodotti contraffatti o insicuri sequestrati. Davanti a questi dati dobbiamo purtroppo constatare che su tasse ed evasione fiscale la coscienza civile dei cittadini è poco formata.

Tra corruzione e non contribuzione, alle casse dello Stato vengono a mancare cifre pari a diverse finanziarie. Soldi sottratti ai servizi sociali e alle necessità dei più poveri. Da recuperare con l’aggravio dei contributi ai cittadini. Tartassati al di là delle loro possibilità. Anche noi cristiani siamo coinvolti e dobbiamo necessariamente fare un serio esame di coscienza. I cristiani devono distinguersi per sensibilità sociale e amore di giustizia. Non si può andare a Messa e, al tempo stesso, sottrarsi al proprio tributo per il “bene comune”. Né è corretto giustificare l’evasione, come forma di compensazione occulta contro lo Stato “vampiro”. È un pericoloso alibi al disimpegno etico. Ma gli amministratori pubblici che sprecano i “soldi di tutti” o ne abusano per interessi personali, vanno denunciati.

E’ sempre valido per tutti il settimo comandamento: “Non rubare”. Dobbiamo porci queste domande: Ho sottratto oggetti o denaro altrui? Ho riparato o restituito, se ero in grado di farlo? Retribuisco con giustizia il lavoro degli altri? Compio i miei doveri sociali (tasse, ecc.)? Ho danneggiato altri nei contratti o relazioni commerciali con inganni, raggiri, corruzioni, bustarelle? Pensiamo a quanti piccoli e grandi commercianti, artigiani, che non fanno lo scontrino fiscale ( ma anche noi clienti dovremmo chiederlo a tutti!), ed altri grandi evasori incalliti che abitudinariamente non pagano le tasse, politici bustarellari e via di seguito. Commettono il reato di furto, quindi rientrano nel settimo comandamento, dove vige l’obbligo di restituire le cose rubate per avere il perdono, per chi crede nella confessione.

Se tutti facessimo così, pensiamo a quanti soldi potrebbero rientrare nelle casse dello stato. Altro che manovre o manovrine o aumento delle tasse per i “soliti noti”. Oggi è urgente recuperare la tensione da parte di tutti verso il bene comune che nella tradizione cristiana è il valore costitutivo della vita associata, e quindi riguarda tutti. Il bene comune ha dunque i connotati di bene di “ciascuno” e di “tutti”, ed è definibile solo nel quadro di una corretta integrazione delle esigenze dei singoli con quelle della collettività.

Al riguardo Giovanni Paolo II nel 1987 annotava nella Sollicitudo rei socialis che: “la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti”, è l’unico atteggiamento che è capace di vincere “quella brama del profitto e quella sete del potere” ovvero quelle “strutture di peccato” che oltre ad impedire il pieno sviluppo di tutti gli uomini, provocano le “manovre e manovrine” italiane e non poche altre problematiche in tutto il mondo. E non ultima, l’attuale crisi. È dunque urgente oggi cooperare per la realizzazione di “strutture di grazia” possibili soltanto in forza dell’impegno di tutti per il bene del prossimo con la disponibilità, in senso evangelico, a “perdersi” a favore dell’altro invece di sfruttarlo e a “servirlo” invece di opprimerlo per il proprio tornaconto.

Quanto all’evasione fiscale (anche, direi soprattutto questo, rientra nel non rubare), il Card. Bagnasco ultimamente ha invocato “proporzione” e “il dovere dell’equità tra i diversi lavori e i diversi introiti”, altrimenti, ha osservato, “si incentiva il malaffare”. “Basterebbe che tutti pagassimo il giusto delle tasse e non esisterebbe debito pubblico in Italia”, ha osservato il cardinale. “È certamente un principio di equità quello per cui chi ha di più, nel senso di guadagno e possibilità, paghi di più. Non aspettiamo la legge, ascoltiamo la nostra coscienza”.
(Fonte foto: Rete Internet)

ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE

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