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La drammatica povertà di una città spenta. Le ragioni prossime e remote della crisi. L’Amministrazione Capasso e le domande che aspettano una risposta. Per la ripresa restano due “spazi” di manovra: le scuole di artigianato e “i turismi”.

Piazza Municipio alle otto di sera è l’immagine folgorante del tracollo della città: è il vuoto metafisico, un tipo di vuoto che quattro o cinque “figure”, ferme o in movimento, non riempiono, anzi dilatano.

L’immagine è entrata nell’archivio mentale della gente vesuviana: capita che nello stesso giorno, a poche ore di distanza l’una dall’altra, a Madonna dell’ Arco e a San Gennaro due persone ti dicano: Ottaviano pare una città triste. Dissi, e ripeto, che i problemi di Ottaviano non sono solo l’effetto della crisi di oggi: sono arrivati al pettine nodi “ottajanesi” remoti e prossimi, che noi tutti non abbiamo saputo individuare in tempo utile, o non siamo riusciti a sciogliere.

Tra il 1985 e il 1995, mentre la città era ancora scossa e come paralizzata dalle storie di camorra, le ragioni intrinseche delle leggi dell’economia e le scelte strategiche della Regione Campania fecero sì che le risorse dello Stato e i capitali privati venissero investiti nei sistemi di produzione e nelle infrastrutture lungo la linea Caserta – Nola – Sarno – e fosse ulteriormente potenziato il polo industriale di Pomigliano – Acerra.

Alle comunità del Vesuviano interno resta una sola strada, la stessa che il Consiglio della Provincia di Napoli suggerì nel 1865, con un documento preparato da Luigi Froio: l’agricoltura di qualità, l’artigianato, un’economia di servizi. Oggi, Somma, Pollena, Sant’ Anastasia affrontano i problemi, cercano, e trovano, qualche soluzione, riducono l’ampiezza del “buco nero” della crisi: sono comunità vitali. Ottaviano – l’ Ottaviano a monte, quello che una volta si chiamava Centro Abitato – e’ un luogo di vecchi: i giovani vanno via a cercare lavoro, i “freschi” sposi cercano casa lontano dalla città, funzionano ancora due o tre fabbriche, ma i negozi chiudono uno dopo l’altro, il commercio è fermo, il Liceo traballa, la Clinica Trusso è sull’orlo del baratro, gli indici di povertà sono i più alti del Vesuviano interno: per misurarli c’è un osservatorio privilegiato: i banchi degli “alimentari” di un noto supermercato.

Sarebbe interessante sapere se a Ottaviano ci sono usurai e come se la passano.
Nella Giunta del sindaco Capasso la frazione San Gennarello è rappresentata dalla signora vicesindaco e dall’ assessore al commercio, che è di San Gennaro. A un consigliere comunale di San Gennarello, che è anche presidente della commissione Bilancio, il sindaco ha assegnato due deleghe assai corpose, che da sole valgono un doppio assessorato: il servizio N.U. e l’illuminazione pubblica. E’ tutto giusto, ovviamente: l’avv. Capasso ha vinto grazie ai voti di San Gennarello, e subito dopo le elezioni sottolineai la sorprendente e gustosa novità di candidati del Centro Abitato che avevano raccolto fasci di voti nella frazione.

Ho parlato, a suo tempo, anche del “contorno”, e cioè di quella corona di personaggi che, pur non occupando cariche pubbliche, hanno, come dire, un peso: in questo “contorno” il peso di San Gennarello è notevole.
L’Amministrazione Capasso sta campando di rendita – ma la rendita si assottiglia di giorno in giorno- sull’ efficiente servizio N.U. e sul successo della festa di San Michele e dei mercatini di Natale: ma credo che nemmeno il più acceso tifoso del sindaco abbia il coraggio di dire che i due eventi hanno smosso in misura significativa quell’immobile stagno che è l’economia della città.

Certo, è arrivato in porto il PUC: ma non è ancora chiaro quale beneficio lo strumento urbanistico possa apportare al Centro Abitato, imbrigliato in un groviglio di divieti, di vincoli e di lacci. Credo, anzi, che proprio questo PUC sposterà verso la pianura, definitivamente, il centro topografico e simbolico del nostro sistema urbano: il centro economico sta a valle da tempo.

La maggior parte dell’attività dell’Amministrazione Capasso è la gestione del quotidiano. Ma non è una gestione serena. Aspettiamo ancora risposte alle domande che l’opposizione ha rivolto al sindaco sui meccanismi che regolano l’assegnazione di appalti e incarichi a chiamata diretta, e meritano una esauriente spiegazione le incongruenze rilevate dal consigliere Emanuele Ragosta nelle carte relative agli addobbi natalizi. Non ho voluto prolungare le polemiche sui debiti fuori bilancio, sul cenone di Natale, e sui “trimestrali” assunti dalla ditta che gestisce il servizio N.U.

Non sono stato un buon allievo di Peppino Cutolo, fondatore e direttore della “Bardinella”, il quale mi disse una volta che se, per esempio, un consigliere comunale viene alle mani, in pubblico, con un cittadino, questa notizia per un giornale locale è più importante dei maneggi per l’elezione del Presidente della Repubblica. Non ho voluto chiedere lumi sulle vicende connesse alla delibera 129 del 27/10/ 2014 che prevedeva l’ assegnazione di contributi “una tantum” agli indigenti. E so che il Caso talvolta si diverte ad aprire voragini in strade risistemate il giorno prima da tecnici e da operai specializzati.

Ma vorrei sapere se l’ Amministrazione Capasso ha avviato l’analisi della crisi economica e sociale del Centro Abitato di Ottaviano, se ha già formulato qualche ipotesi,e individuato forme di intervento. Vorrei sapere se e quando il sindaco discuterà con l’Ente Parco del Vesuvio delle questioni legate al “rapporto” tra Ottaviano e la “sua” Montagna, e se e quando incomincerà a mettere ordine nell’elenco dei beni che costituiscono il patrimonio della città. Credo che per immettere un po’ di vita nel sistema economico del Centro Abitato rimangano due soli spazi di manovra: le scuole di artigianato e il turismo con le sue molte facce: ambiente, arte, enogastronomia, turismo antropologico, gli spettacoli del virtuale, della moda, dei costumi. Due grandi spazi, una sola, difficile strada.

Sarebbe opportuno convocare gli Stati Generali di imprenditori, commercianti e operatori di settore, e di tutti quelli che sono in grado di formulare proposte concrete, chiare e di efficacia immediata. Bisogna far presto: se no il destino di Ottaviano percorrerà fino in fondo la strada per cui si è avviato, e che ho indicato nel titolo.
I “signori” di una città vesuviana che si chiama Veseri prima riducono alla povertà i cittadini e poi comprano le loro case e i loro negozi, a prezzi stracciati, e a una condizione: che i cittadini continuino a vivere in quelle case la loro vita vera e miserabile sotto gli occhi dei turisti. La miseria fa spettacolo.

A prima vista la storia ricorda la trama del romanzo di Montesano Di questa vita menzognera”. Ma vi garantisco che il racconto, che verrà presentato a un importante concorso letterario, si chiude in modo originalissimo.

(Foto: Otto Dix, I giocatori di skat, 1920)

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