Il sindaco Esposito: “Siamo solo esecutori”. E su Fb si rammarica: “Dolore e dispiacere”.
«Siamo dolorosamente dispiaciuti per l’abbattimento di questa mattina»: lo scrive il sindaco di Sant’Anastasia, Carmine Esposito, sulla sua bacheca di facebook specificando che si tratta di una sentenza passata in giudicato e dunque esecutiva per ordine della Procura. La palazzina di cui si stanno abbattendo, da tre giorni, i due piani superiori, si trova in via Largo Donna Regina, nel quartiere Casamiranda e vi abitavano tre famiglie, dello stesso nucleo, che adesso sono ospitati da un albergo cittadino visto che non hanno più una casa. «Il Comune è solo un esecutore in casi come questo – dichiara il sindaco – ma accade che poi chi si trova in situazioni simili vede il sindaco e l’amministrazione come chi va materialmente ad abbattergli la casa».
Esposito annuncia una conferenza pubblica sul tema condoni e abbattimenti e rilancia una sua vecchia battaglia: «La legge va rispettata ma non è giusto cominciare dagli abusi di necessità , ci sono centinaia e centinaia di mostri di cemento con dietro l’ombra della camorra che sono ancora in piedi. Noi abbiamo lottato, trovandoci spesso da soli, senza nemmeno il sostegno degli altri sindaci e continueremo a farlo. Ci hanno accusato di essere cementificatori mentre sosteniamo solo che occorre una moratoria per gli abbattimenti, che occorre riaprire i termini del condono 2003 e risolvere finalmente la questione di quelli relativi agli anni 1985 e 1994».
Il sindaco rimarca ancora sulla scarsa vicinanza degli enti sovra comunali e degli altri sindaci ma tira una stilettata, questa volta, anche a un’altra categoria: gli avvocati. «Non riesco a capire chi da avvocato difende famiglie magari modeste che hanno fatto sacrifici per costruirsi una casa e poi rischiano di vedersela buttare giù, fatto sta che poi gli stessi avvocati che su questi casi lucrano si ritrovano dopo a sostenere, per opportunità politica, posizioni avverse. Facciano almeno gli obiettori di coscienza e rifiutino i soldi di questi casi, se la pensano diversamente».

