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Sant’Anastasia. Lettera del vescovo Depalma e relativa risposta del sindaco Abete

Sul sito della Diocesi è possibile reperire la lettera che il vescovo ha inviato a tutti i sindaci e consiglieri neoeletti. Eppure, dal comunicato stampa sembrava che fosse stata indirizzata in esclusiva al nostro sindaco.

 Su questo giornale, in data 10/07/2014, è riportato il contenuto di una lettera che il vescovo della diocesi di Nola, Beniamino Depalma, avrebbe indirizzato al sindaco, agli assessori e consiglieri comunali neoeletti di Sant’Anastasia e la relativa risposta del sindaco.
In realtà tale lettera, che abbiamo reperito sul sito della diocesi, è indirizzata a tutti i sindaci e consiglieri neoletti nel territorio della diocesi e non specificatamente a quelli di Sant’Anastasia, come il tenore del comunicato stampa divulgato dall’Ente lascerebbe intendere. Così pure l’essenza della lettera del Vescovo non è affatto conforme a quanto riportato in quel comunicato.

Difatti, all’invito a mettere da parte rivalità e rancori e ad unire le forze per il bene delle persone e dei territori e a sottolineare che compito di un pastore è “quello di riportare con fedeltà la voce di chi non ha voce, di incoraggiare i laici credenti ad appassionarsi alla cosa pubblica e di stimolare le comunità cristiane a vivere la città con maggiore partecipazione e spirito critico", sottolinea, immediatamente dopo, l’importanza di dotarsi "subito degli anticorpi – culturali e regolamentari – per resistere alla tentazione della corruzione", di darsi "regole serie e chiare che impediscano l’infiltrazione del malaffare nella gestione dei soldi pubblici", di circondarsi "di collaboratori retti e professionali", di motivare "i dipendenti comunali a resistere a ogni smania di potere" e di promuovere "il bel gesto di rinunciare ai gettoni di presenza per finanziare progetti sociali e caritatevoli".

Inviti, questi ultimi, quanto mai appropriati purtroppo per noi anastasiani, dopo le note vicende di corruzione che hanno portato allo scioglimento del precedente consiglio comunale.
La risposta del sindaco Abete, così come riportato dal giornale, sembra quella di un chierichetto che si genuflette e promette:
– “di dare valore e sostanza alle parole accoglienza, giustizia, responsabilità, servizio, condivisione”;
– “uno sprone ad andare alla sostanza delle cose: il bene comune, la dignità delle persone, il bene della vita familiare, il lavoro”;

– “un’azione di promozione umana in nome della lotta alle povertà, alle ingiustizie”;

– “un cambio di mentalità e di una politica che abbia l’uomo nella sua interezza al centro delle nostre scelte";

– “un’attenzione maggiore alla qualità della vita, qualità fatta di armonia, di bellezza, di cura della cittadinanza..…di un ritorno all’autenticità delle relazioni personali, sociali e politiche”.

Così via di questo passo. Con tutta la buona volontà, ci risulta veramente arduo collegare tutte queste promesse ed impegni più disparati alla realtà dell’azione concreta di un sindaco. Si ha l’impressione che non si comprenda bene l’effettivo significato delle parole. E come quando i bambini, nel fare ricerche su internet, copiano e mettono assieme le cose più disparate senza alcun nesso logico.

Ovviamente nessun riferimento all’invito forte del Vescovo di dotarsi degli anticorpi per resistere alla tentazione della corruzione o di promuovere il gesto di rinunciare a gettoni di presenza per finanziare progetti sociali e caritatevoli.
Quale migliore occasione per prendere chiara distanza dai comportamenti della precedente amministrazione, che di certo non aveva dato valore e sostanza alle parole accoglienza, giustizia, responsabilità, servizio, condivisione. Evidentemente era chiedere troppo, visto che l’attuale amministrazione è diretta emanazione della precedente.


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