La struttura adibita a ristorante ubicata alle spalle del Parco “Tortora Brayda”, ha cambiato look ma continua a violare il vigente Piano Regolatore. L’escamotage fa nascere pettegolezzi e sospetti.
Su questo giornale del 6/02/14 è stata pubblicata la notizia dell’esecuzione dell’ordinanza per la rimozione della struttura che l’articolista definisce “loggia” di pertinenza del ristorante “Donna Giulia”. Come si nota dalla foto a corredo dell’articolo, sono state asportate semplicemente le pareti laterali in vetro e sostituite da tende avvolgibili in plastica trasparente, nient’altro.
Ricordiamo, a beneficio dei lettori, quanto da noi ampiamente illustrato sulle pagine di questo giornale del 30/10/2013. Il bando di gara, a suo tempo emesso dall’amministrazione comunale, prevedeva la semplice locazione della piccola struttura ricettiva esistente, comprensiva di vasta area esterna di pertinenza, per la distribuzione di alimenti e bevande, cioè a mo’ di chiosco.Nulla a che fare quindi con la struttura realizzata successivamente dall’aggiudicatario della gara ed adibita a ristorante, assolutamente non consentita dalle norme d’attuazione del vigente Piano Regolatore in un parco pubblico e del resto non prevista dal suddetto bando.
La sostituzione delle pareti in vetro con teli di plastica non sana affatto l’abuso commesso e non ripristina lo stato dei luoghi.Il manufatto, a nostro parere, deve essere completamente demolito perchè il luogo, dove sorge, ritorni allo stato iniziale.Non vorremmo che questo escamotage sia stato concordato con l’ufficio urbanistico comunale ipotizzando che la costruzione in argomento, con relativo volume edilizio, si trasformi in spazio aperto con la semplice sostituzione delle pareti di contenimento in vetro con teli in plastica trasparente.A noi non risulta che ci siano norme del vigente Piano Regolatore o sentenze passate in giudicato che prospettino simili soluzioni. Sarebbe estremamente utile che il suddetto ufficio si esprimesse pubblicamente su questo giornale, eviteremmo spiacevoli pettegolezzi.
Per quanto riguarda poi il parere espresso da alcuni e riportato dall’articolista che lo smantellamento dell’ex ristorante, comunque non avvenuto, sia un modo per tarpare le ali a chi cerca di fare imprenditoria sul territorio, vogliamo semplicemente sottolineare che l’imprenditoria fondata sull’illegalità non ha mai portato benessere ai nostri e agli altrui territori. Difatti la situazione di tutto il Sud Italia avvalora ampiamente il binomio illegalità-miseria, più diffusa è l’illegalità, maggiore è l’arretratezza economica. Diversamente dovremmo avere un’Italia rovesciata, benessere al Sud, miseria al Nord.
Un imprenditore che vuole investire ha la possibilità d’utilizzare strutture esistenti o costruirne di nuovo, purchè nel rispetto della legalità e della sicurezza della circolazione, cosa non assicurata dal ristorante “Donna Giulia”, il cui ingresso è ubicato su un tratto in curva di via Romani, con l’inevitabile pericolo costituito dalle macchine lasciate in sosta dai clienti.

