Sant’Anastasia. A tu per tu con Claudia Koll

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Intervista alla garbata attrice che da dieci anni porta in giro la sua testimonianza di fede e di conversione.

L’organizzazione di "Girando Intorno al Vesuvio", che da due anni organizza un cineforum per scolaresche patrocinato del Giffoni Film Festival, ha programmato per venerdì 11 gennaio 2013 un incontro con Claudia Koll. L’attrice è stata presente in mattinata al Cinema Teatro Metropolitan di Sant’Anastasia per conoscere i ragazzi partecipanti al Cineforum ed ha fatto tappa al Santuario di Madonna dell’Arco per parlare con i fedeli del suo cammino verso il credo cattolico, subito dopo la Santa Messa delle 18. 

Claudia Koll, romana, interprete di successo, musa del regista Tinto Brass nel ‘92 con il film "Così fan tutte", è stata protagonista in molte fiction televisive, sia internazionali ("Fiume rosso" con C. Malavois, "Il giovane Mussolini" con Antonio Banderas etc), sia nazionali ("Valeria medico legale" con Giulio Base, "Impero" con Claudio Amendola, "Linda e il brigadiere" con Nino Manfredi), sia a carattere ‘sacro’ fra cui "Maria Goretti", "San Pietro" con Omar Sharif e il film "Una cosa in mente" sulla vita di San G.B. Cottolengo. Subito dopo aver raccontato ai piccoli partecipanti al Cineforum la sua esperienza ed il suo costante attivismo in diverse zone dell’Africa a favore dei poveri e dei bambini abbiamo rivolto qualche domanda alla garbata attrice.

Il suo debutto al cinema c’è stato nell’89 con il film "Orlando sei" di Dante Majorana. Da quel momento in poi è diventata un’attrice di successo, dove si alternava tra il grande ed il piccolo schermo. Nel ’95 ha presentato il Festival di Sanremo con Pippo Baudo ed Anna Falchi. Ad un certo punto del suo percorso, però, qualcosa è cambiato. In quale momento della sua vita è avvenuta la conversione?

«Sono una figlia del Giubileo: il tutto è avvenuto nel 2000 in un momento in cui avevo già una discreta notorietà ma c’era una grande sofferenza dentro di me perché la mia vita non era impostata su Gesù, sulla verità, sulla sapienza di Dio. Ad un certo punto quando è arrivata la tempesta, è crollata la casa che avevo costruito sulla sabbia e non sulla roccia. Quella tempesta mi ha permesso di incontrare la Misericordia e l’amore di Dio che mi ha sollevata, mi ha abbracciata, mi ha fatto sentire il suo amore. L’amore di Dio è passato anche attraverso il perdono, che mi ha fatta nuova. Dio ha voluto che rientrassi nella chiesa ed attraverso la Confessione e l’Eucarestia ha cominciato ad operare dentro di me interiormente e spiritualmente. Un cambiamento di vita si spiega solo se c’è un cambiamento profondo interiore e questo è stato operato dall’incontro con il Signore che si è realizzato ogni giorno nel quotidiano, ma siamo al primo piano. La casa da costruire non è ancora finita, perché questo è un percorso che dura tutta la vita».

Qual è il suo modo di comunicare, di testimoniare la preghiera?
«Invitando le persone a conoscere la parola di Dio perché se non la si conosce, non si possiede la sapienza e quindi non si sa scegliere ciò che è bene e ciò che è male per noi. Io vedo tante ingenuità del popolo di Dio per ignoranza, dove si scambia il male per il bene ed il bene per il male, perché mancano le basi. Le persone hanno fatto il catechismo, sono battezzate ma si sono dimenticate di Dio e soprattutto anche se vanno alla Messa, non vanno consapevoli che devono nutrirsi non solo la domenica ma devono conoscere la parola di Dio, sempre. Allora come prima cosa da fare è che bisogna iniziare un cammino autentico e serio con il Signore, mentre il peccato ci porta all’indifferenza ed alla superficialità nella vita ed a dare delle valutazioni senza sapienza. Oggi si è persa l’interiorità a causa della troppa fretta, si ha sempre tante cose da fare, non ci fermiamo mai a riflettere, andiamo in una direzione ma magari vorremmo andare da tutt’altra parte, siamo come divisi dentro di noi, strappati.

Dio unifica la persona. Avere fede non vuol dire solo pregare ed andare a Messa, non è solo una pia devozione: la fede è una cosa importante che ci fa popolo di Dio e quest’anno della fede lo dobbiamo prendere con una consapevolezza diversa. Bisogna cercare una relazione con Dio che passa attraverso gli strumenti che ci ha lasciato: la Parola, il Vangelo, i Sacramenti e qualora non si può fare la Comunione, c’è la possibilità di conoscere la sua Parola, di stabilire una relazione. E se non si ha un rapporto con Lui, tutto è penalizzato: nel momento in cui nella mia vita scelgo il male, porto sofferenza non solo a me ma anche alle persone che sono al mio fianco».

A quali progetti futuri sta lavorando?
«Insegno ad un’accademia di spettacolo, la "Star Rose Academy" di Roma, fondata dalle Suore Orsoline della Sacra Famiglia, che dirigo anche. Abbiamo in progetto lo spettacolo "Storia di un padre e di due figli" scritto da Elena Bono e parla della parabola del Padre misericordioso riportato con un linguaggio da musical e reso fresco dagli attori che frequentano quest’Accademia. Voglio arrivare alla gente attraverso dei messaggi, non sono chiusa nel mio mondo, raccolgo fondi per aiutare i poveri, abbiamo i gruppi di preghiera e ne abbiamo diversi in Campania, tra Castellammare e Pagani, regione che tra l’altro mi ha accolta con tanto affetto. All’accademia insegno ai giovani recitazione e molti dei nostri ragazzi vengono proprio dalla Campania».

Rita Terracciano
Rita Terracciano
Giornalista pubblicista

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