San Sebastiano, “Passato lo Santo gabbata la festa”

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Una rapida processione ha anonimamente sancito la fine delle celebrazioni in onore del Santo patrono della cittadina vesuviana. La pratica è ormai archiviata per il 2013, ma cosa resterà alla comunità locale?

Premetto subito che non ho partecipato alla processione di San Sebastiano Martire, quella di ieri, domenica 26 maggio, dove anche questa volta sembra si sia corso affannosamente dietro un’effige timorosa del repentino mutar del tempo. Ma non ci sono andato, non per mancato rispetto alla tradizione, ma perché, per me, i santi e le madonne vanno festeggiati nei giorni comandati e quindi canonicamente, in questo caso, il 20 gennaio.

Qualcuno dirà: – ma chi sei tu per arrogarti il diritto a dire certe cose? Tu che non vai in chiesa e che notoriamente sei un miscredente? – Forse è proprio così, non sono forse la persona più degna a parlare di queste cose di fede ma per fortuna stiamo ancora in una democrazia ed esprimere il proprio pensiero non è reato, anche perché non credo di fare del male a nessuno e questo a prescindere dal potere che le parole possono avere se ben affilate e ben indirizzate.

Le feste, le devozioni, i pellegrinaggi non dovrebbero essere spostati perché, come ho altrove cercato di spiegare (VEDI), non sono soltanto qualcosa di religioso ma anche un qualcosa di umano. Le celebrazioni sacre, molto spesso sanciscono un passaggio stagionale, come ad esempio ‘O Fucarazzo ‘e Santantuono, quello che oramai, qui, dove s’è preferito il tepore domestico di uno schermo piatto al calore del fuoco della condivisione, ormai non c’è più. Le feste esorcizzano, ancora oggi come nella notte dei tempi, le nostre paure, che cambiano forma ma rimangono sempre tali ed ancestrali. Spesso però queste te le trovi lì perché il calendario religioso così ha voluto ma ciò non toglie che comunque determinano un tempo, un luogo, un passaggio, una meta, un momento di rinnovo; un occasione dell’anno solare nel quale si giunge e si fa il punto della situazione, una sorta di capodanno locale che vale solo per il paese e chi lo vive.

A questo poi va aggiunto anche quanto ho sempre sostenuto in passato (LEGGI), ovvero che se durante l’anno il devoto va dal santo, per un sol giorno il Santo va dai devoti; questo però soltanto quando glielo si voluto permettere. Infatti un assurda disposizione della curia ha da un paio d’anni imposto uno stravolgimento delle antiche usanze delle feste patronali, impedendo la sosta presso le aree private, per evitare ingerenze, quanto meno personalistiche, nel rito pubblico; se poi uniamo a tutto ciò il fatto che da un po’ di tempo a questa parte il tracciato non cambia più di tanto, frequentando sempre gli stessi luoghi, allora risulterà che una buona parte della cittadina non sarà mai raggiunta dal simulacro del Santo Martire.

Forse non è chiaro a chi gestisce la festa che la celebrazione del santo patrono è il momento più alto di partecipazione popolare, dove quella statua, quell’immagine è il punto d’incontro di un’intera comunità; un momento di comunione territoriale dove tutti, attraverso il santo, celebrano anche se stessi. Non quindi una semplice pratica da liquidare, così, tanto per dire che anche quest’anno c’è stata la processione.

Probabilmente sarà questa una visione piuttosto personale e laica ma dal 1870 ad oggi esiste libero stato in libera chiesa e da allora, le due cose, vanno di pari passo anche se non convergono un granché. Per cui, perché se a Somma Vesuviana, le festività in onore della Madonna delle Grazie, vanno avanti anche con la pioggia a dirotto, nessuno ha mai pensato di spostare le celebrazioni ad altra data? Non mi risulta che il Lunedì in Albis di Madonna dell’Arco non lo si celebri in occasione di pioggia; del resto se si vuole l’intercessione del santo o della Vergine, qualche sacrificio lo si deve pur fare, altrimenti qui si rischia quel velato relativismo che abbassa il momento religioso e sociale della festa al livello del solito qualunquismo e soprattutto alle necessità economiche e lavorative di non si sa quale realtà commerciale locale.

Come accennavo all’inizio di questo mio articolo, alla processione non ci sono andato e per questo, ma non solo, mi guadagnerò la mia infernale residenza, ma da cittadino e non da credente, la festa a maggio non s’ha da fare! Perché la nostra storia, la nostra cultura, il nostro tempo ma anche la nostra fede non li possono scandire i capricci di qualche miope borghesucolo avallato dalle ruffiane decisioni di chi amministra stato e chiesa, che, dal canto loro, avrebbero ben altre colpe da espiare.

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