San Giuseppe Vesuviano. Continuano i roghi tossici

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Nonostante la presenza in zona dei militari non si riesce ad arginare il fenomeno dei roghi degli scarti industriali. Le foto

Martedì 27 maggio, ore 18 e 50, il cielo è pulito ed un bel tramonto si prepara a scendere dietro il massiccio Somma – Vesuvio; anche il traffico è scarso nonostante fosse l’ora di punta, quando a fianco della tristemente nota Vasca al Pianillo compare un pennacchio di fumo denso e nero salire velocemente verso il cielo.

L’incendio deve essere partito da pochi minuti quando imbocco la via Macedonio Melloni, uno stretto sentiero sconnesso che passa a valle della vasca e termina a Piano del Principe dopo essere transitato sulla provinciale Martiri di Nassiriya. Fatti solo cento metri, l’amara scoperta: una decina di quintali di scarti tessili brucia mischiata a rifiuti urbani, rottami di auto e lastre del sempre presente Eternit. Poco prima e poco dopo l’incendio i resti di altri incendi e montagne di rifiuti che, ciclicamente, vengono ammassate con i bulldozer ai bordi della strada per consentire il transito ai contadini diretti ai fondi coltivati.

Partono così le solite telefonate di emergenza a Vigili del Fuoco, Comando Polizia Locale di San Giuseppe Vesuviano e Ufficio Ambiente nella persona di Luigi Acquaviva. Il risultato è solo l’intervento di una pattuglia del Comune di San Giuseppe Vesuviano che si limita a constatare i fatti ma i pompieri non sono intervenuti. Questo è solo l’ultimo incendio, in ordine di tempo, avvenuto sul territorio di San Giuseppe Vesuviano; l’altro caso eclatante si è verificato in Via Del Campo dove sono andati in fumo un centinaio di quintali di scarti tessili ammassati nel piazzale nei mesi scorsi.

Materiale che era stato sommariamente selezionato dai tecnici del Consorzio GEMA che avevano provveduto a pulire tutta l’area e che era stato lasciato a terra perché, sembra, che il Comando Polizia Locale di San Giuseppe Vesuviano avesse individuato i probabili responsabili e quindi si era in attesa che costoro provvedessero a rimuovere il materiale; in caso contrario avrebbe provveduto il Comune addebitando a queste persone l’importo del lavoro. Purtroppo le indagini del Comando Polizia Locale, coordinate da Ciro Cirillo, sono finite su un binario morto e il fuoco ha provveduto a cancellare il grosso del materiale e delle prove.

Il piazzale è stato pulito qualche giorno fa dal Consorzio GEMA su incarico del Comune, che ha dovuto sostenere una spesa aggiuntiva visto che oramai il materiale era diventato rifiuto speciale tossico-nocivo. Probabilmente un maggior coordinamento fra i vari uffici del Comune avrebbe ridotto questo ulteriore balzello alle già esangui casse comunali.

Da alcune settimane un grosso veicolo fuoristrada dell’Esercito Italiano gira per le strade sangiuseppesi per fare prevenzione contro gli scarichi e gli incendi di rifiuti industriali. Ma nonostante il costante impegno di Polizia Locale, Carabinieri, Polizia di Stato e Militari il fenomeno non si riesce ad arginare anche perché manca un serio coordinamento sul territorio, ognuno fa da sé senza tener presente del lavoro degli altri uffici responsabili. Gli stessi Vigili Urbani per chiamare i Pompieri passano attraverso il 115 e non hanno accesso ad una linea diretta. Voci di corridoio ci informano che il Prefetto Cafagna avrebbe previsto una riunione interforze per il 26 giugno prossimo presso il Commissariato di PS.

In realtà manca una seria politica di lotta agli sversamenti abusivi ed ai conseguenti incendi dolosi; sono decine le attività industriali che producono in nero su tutto il territorio comunale e non saranno certamente gli interventi “mano-militari” a fermarli. Visto da via Macedonio Melloni il decreto “Terra dei Fuochi”, grazie al quale chi scarica e chi incendia può essere arrestato, provoca solo un senso di amarezza ed impotenza. Serve molto di più.

Questi continui incendi sono la prova che i rifiuti vanno intercettati a monte, ovvero durante la produzione, esattamente come si è fatto con i pneumatici che oggi vengono ritirati dal Consorzio Ecopneus gratuitamente direttamente nelle officine meccaniche e il costo è sostenuto dalle case produttrici che provvedono ad aggiungerlo sulle fatture di vendita. Semplice, no?

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