La seconda parte del nostro documentario “artigianale” sulla Strada Statale 268. Questa volta abbiamo cercato di analizzare la realtà quotidiana dell’asse viario e le sue criticità.
Un lungo fiume d’asfalto collega Napoli ad Angri, un nastro bituminoso di 27 chilometri che parte più precisamente da Cercola e arriva nella periferia di Angri, in provincia di Salerno. Come abbiamo accennato, nella prima parte del nostro documentario, i lati oscuri della Statale sono tanti sopra e sotto di questa, le sue campate sono spesso adibite a discarica, così come le sue rare piazzole di sosta. Il panorama che si scorge dal finestrino è spesso ameno ma talvolta, sotto quelle collinette che interrompono le fertili coltivazioni del Vesuviano, si celano antiche e più recenti discariche.
Con animistica perseveranza e con scarsa fantasia, molti si ostinano a chiamare la 268 la strada della morte e in effetti tanti sono i punti pericolosi su di essa ma di sicuro non è questa a creare le situazioni di rischio ma l’imprudenza, se non la follia di chi la percorre. Chi la frequenta sa bene di cosa parliamo, la linea continua, doppia o singola che sia, e che separa le due corsie per i due sensi di marcia non frena certo chi va di fretta o che sente urgente il bisogno di ostentare l’orgoglio dei suoi cavalli motore e supera spavaldamente, infilandole ad una, ad una, le auto dei malcapitati proletari del motore che arrancano sulla Statale, spesso vittime di costoro. Oggi ci si lamenta dei limiti di velocità irrisori, che rallentano troppo il percorso, ma quando il sangue sull’asfalto era ancora fresco, tutti inneggiavano a provvedimenti immediati e risolutori, e infine questi sono arrivati e come al solito non piacciono a nessuno.
I 70 orari già non li rispettava nessuno ma i 50 e i 40 chilometri orari indignano tutti. La situazione poi si complica in presenza dell’autovelox, vero o presunto che sia; all’apparire di questo, la velocità scende rapidamente ai 20 orari, per timore di multe e penalizzazioni. Inutile dire che il pericolo del tamponamento è di conseguenza in agguato poichè non tutti riescono a frenare in tempo poichè la distanza di sicurezza, così come tutto il codice della strada, non è legge qui da noi ma sola opinione. In effetti, andare sulla SS268 più lenti che in città, rode un po’ il fegato a tutti ma è anche vero che prima e dopo i nuovi limiti, l’assurdo era ed è ancora norma su questa strada. Evidentemente i limiti così bassi sono imputabili, non solo all’esigenza di contenere la velocità degli automobilisti ma anche a mantenere la sicurezza con i cantieri ancora in essere e questo mi sembra alquanto giusto e condivisibile.
Si spera comunque che con il definitivo riassetto della SS268 si possa ritornare a velocità da superstrada e si utilizzino ad esempio i >tutor come quelli della Tangenziale e che si controllino soprattutto i sorpassi azzardati in quei tratti dove la carreggiata rimarrà singola. Questo della carreggiata è poi un problema fondamentale perchè, raddoppiarla, come ad esempio sulla SS162, renderebbe più sicuro il traffico dei veicoli, almeno per chi non ha velleità da kamikaze. Il problema, di questo passo, è però quello della lentezza dei lavori che rischiano di trasformare l’asse viario in un eterno cantiere, dove si porterà avanti un progetto che sarà probabilmente anacronistico al momento del suo compimento, proprio come quello iniziale di suddetta strada, quello che ce l’ha consegnata senza tener conto del >boom edilizio di quei luoghi e del suo consequenziale aumento della circolazione automobilistica. Se poi la si considera come una delle principali vie di fuga per il rischio vulcanico (ammesso che possa realmente esserlo) basta valutare il suo blocco durante le ore di punta o l’intasamento delle vie (si fa per dire!) di raccordo dei vari comuni dalla quale sono serviti per rendersi conto di quanto stiamo messi male.

