“Piccoli volumi compatibili con il termovalorizzatore. Ma i grandi siti di Giugliano e Villa Literno non saranno interessati”. L’assessore regionale all’ambiente parla del suo impegno sul fronte del risanamento e della corretta analisi delle colture.
Assessore, gli ambientalisti e gli abitanti che gravitano attorno all’inceneritore sono preoccupati. Può spiegare il piano di smaltimento appena avviato?
“E’ iniziato lo svuotamento dei siti di stoccaggio provvisorio aperti durante le emergenze del passato, abbiamo cominciato con Ercolano. C’è una collaborazione tra l’assessorato regionale all’Ambiente e l’Uta, la struttura della Protezione Civile che pagherà le spese dell’operazione”.
Le quantità di rifiuti da smaltire ?
“Si tratta di quantità ridotte, talmente ridotte che per esempio, a Ercolano, parliamo di 400 tonnellate, cioè di volumi che possono essere assorbiti dall’impianto di Acerra”.
Che rifiuti sono ?
“Sono rifiuti a norma, già trattati negli ex cdr della Fibe. Non sono tal quale. Non sono le ecoballe di Giugliano e di Villa Literno, per intenderci, dove ci sono 3milioni e 800mila tonnellate di rifiuti, la gran parte di ciò che è posato a terra e per la quale ancora non si riescono a immaginare soluzioni . Da quei siti non sarà prelevato nulla”.
Quante tonnellate al giorno porterete nell’inceneritore di Acerra ?
“50 tonnellate al giorno. Se lei pensa che il termovalorizzatore di Acerra ne brucia mediamente 2mila al giorno può comprendere la compatibilità totale con il ciclo dell’impianto. Entro il 2014 svuoteremo tutti i siti di stoccaggio provvisorio”.
Quanti sono in Campania ?
“Una trentina. 4 sono della Ecolog, la società che ai tempi delle emergenze allestì dei siti di trasferimento dei rifiuti attraverso il trasporto ferroviario. Ma quei rifiuti sono rimasti tutti lì, a terra, non partirono mai”.
Quindi ormai è fatta: gli stoccaggi provvisori dovranno sparire
” Sono il vero pericolo. Basti pensare a ciò che è successo a Fragneto Monforte, l’anno scorso, dove la discarica prese fuoco: ci vollero tre giorni per spegnere l’incendio. Lo ripeto: questo è il vero pericolo, le discariche. Quando queste prendono fuoco la diossina si sviluppa in grandi quantità non appena, durante la combustione, la temperatura scende sotto i 600 gradi. Invece l’inceneritore brucia a 900 gradi”.
Ecco assessore, la diossina. Cioè l’agente inquinante, come dire, “supremo” nella Terra dei Fuochi. Perchè invece quando si fanno le analisi dei prodotti agricoli e della falda acquifera non escono mai i dati sulla diossina ? Perchè non si prendono in esame i pcb, i policlorobifenili e le molecole simili alle diossine prodotte da decenni di roghi ? Perchè nelle colture si analizzano soltanto i livelli di cadmio e piombo, i due metalli pesanti considerati più tossici dalle aziende sanitarie locali ?
“Perchè c’è una vacatio legis. Se la legge per il momento ci limita lo spettro delle analisi dei prodotti agricoli lo Stato non può andare oltre il consentito, altrimenti rischia sentenze contrarie del Tar, in caso di interdizione di attività agricole, e richieste di risarcimento dei danni. E’ necessario che il decreto Terra dei Fuochi sia dotato di tutte le parti attuative che garantiscano tutti i punti di riferimento possibili per un pubblico amministratore. Perchè è un problema se non si hanno valori di riferimento certi nel campo delle analisi ambientali. Ecco perchè in audizione, a Roma, io e il presidente Caldoro abbiamo detto che siamo pronti a fare tutto quello che ci chiedono. Ma gli abbiamo detto anche questo: “Dateci gli strumenti”.





