Arrivato a Capri nel dicembre 1881, il francese, alle prese con la svolta classicheggiante della sua pittura, rimane folgorato dall”isola, dove realizza la celebre “Bagnante bionda sulla riva del mare”.
Quello che Renoir aveva intrapreso in Italia nell’autunno del 1881 era nato come viaggio di studio; e Renoir se la gode tutta l’Italia, in lungo e in largo, da Nord a Sud, spremendo ogni goccia di quella cultura artistica che trasuda anche dai centri più piccoli disseminati per lo Stivale. Le bellezze nostrane lo avrebbero convinto che “dopo aver visto Venezia poi Roma, Napoli e infine essere giunto in quest’isola [Capri, ndr], ho finalmente capito che gli italiani non hanno nessun merito a fare una grande pittura. Gli basta guardarsi intorno”.
L’ ispirazione per un cambiamento di rotta nella sua maniera era necessaria dopo aver abbracciato e patrocinato in prima persona il rinnovamento della pittura in senso impressionista; fu così che lo stimolo classicheggiante italiano lo rapì a tal punto da sconvolgerne la tecnica pittorica. Ma accanto al repertorio più vasto della classicità, l’ Italia, e in particolare il soggiorno a Capri, toccarono le corde più profonde della sua anima attraverso la suggestione e i capolavori a cielo aperto, gli scorci e le tradizioni, il folclore e il colore tutto italiano.
Nella raccolta epistolare indirizzata alla Charpentier, Renoir tradiva la meraviglia e la placida armonia isolana che, insieme con la compagna, si godeva nel dicembre di quell’anno : “L’isola è piccola piccola, come ce l’aspettavamo, ma piena di charme. A noi, che passiamo molto tempo vicino al mare (alloggiamo all’Hotel du Louvre, che ne dista poche decine di metri), sembra che i suoi abitanti facciano due soli mestieri: gli uomini sono tutto marinai, le donne invece filano la seta o fanno le tessitrici, anche se non per conto loro, ma di mercanti che vengono da Napoli. Figuratevi dunque la felicità di Aline: è a casa sua! Non ce n’è una, qui – le Carmela, Angelina, Lucia – con la quale non abbia scambiato qualche parola, quanto meno un saluto, un sorriso. Un’isola popolata di grisettes non ce la saremmo mai immaginata!”.
Sembra che un repertorio iconografico pressoché illimitato gli si presenti sotto gli occhi, in ogni momento. Le donne impegnate nel lavoro di tessitura o gli uomini alle prese con le reti in mare, i vicoli stretti e pittoreschi, le impressioni della Grotta Azzurra: il soggiorno caprese è davvero breve, ma Renoir rimane folgorato. Era inevitabile che il maestro francese fosse ispirato dai colori e dalle atmosfere uniche dell’isola. Qui dipinge almeno due quadri: una “Baia di Capri” e la celebre “Bagnante bionda sulla riva del mare”(foto), anch’ essa custodita allo Sterling and Francine Clark Institute di Williamstown, dove si possono ammirare i più grandi capolavori degli impressionisti raccolti a partire dagli anni ’20 dai coniugi Clark.
Una bellissima giovane dai capelli rossi e dalle forme rotonde e sensuali ricorda certi profili cinquecenteschi ed è definita attraverso un contorno consistente, marcato. Spazio anche all’ombreggiatura che conferisce a questa Venere di fine ottocento una concretezza plastica e un volume “antico” rispetto alla resa leggera degli impressionisti. Fondo e figura umana sembrano sovrapposti: una silhouette tornita, morbida, si stacca decisamente dal paesaggio in secondo piano, definito attraverso sciabolate rapide di colore amalgamate sulla tela, ultimo retaggio della stesura alla maniera francese di Monet e Co. L’impressionismo stava comunque esaurendo la sua spinta innovatrice; Renoir chiudeva secondo il suo personalissimo stile affacciato al passato una stagione che si esauriva cronologicamente in pochissimi anni, ma che aveva già cambiato le sorti della pittura.
(Foto: Bagnante bionda sulla riva del mare)

