La storia di E., perseguitata e minacciata con telefonate ed sms dall’ex marito. Lei prova a denunciarlo, ma non può, perchè lui è agli arresti domiciliari. La fine della pena è vicina e la donna teme che l’uomo possa passare dalle parole ai fatti.
Estate, tempo di vacanze per molti, di relax per alcuni, terreno fertile per la commissione di reati per altri ancora, complice lo svuotamento della città e soprattutto, specie in relazione ad alcune tipologie di crimini, le condizioni di minorata difesa della potenziale vittima.
Il timore, legittimo e condivisibile, di chi è vittima di reati contro la persona subisce un’impennata nei periodi estivi, nella consapevolezza che anche la tutela delle legge verso i più deboli avviene a singhiozzo, limitandosi alle ipotesi più gravi con imminente pericolo di vita, lasciando che siano il fato e la provvidenza a scongiurare che condotte in apparenza banali sfocino nell’irreparabile.
La storia di E. ha davvero dell’incredibile: una vita intera di sofferenze, trascorsa assieme ad un uomo del tipo padre-padrone, che per anni ha addirittura preteso di gestire per intero il suo stipendio non lasciandole che pochi spiccioli per la spesa; anni di maltrattamenti, alla presenza dei figli minori di cui uno disabile, più volti costretti a ricorrere alle cure del pronto soccorso per difendere la madre dal proprio aguzzino.
Dopo l’ennesima cacciata di casa, E. capisce finalmente che la sua vita è lontana da quell’uomo: va via, prende una casa in fitto altrove, prova una sola volta a far ritorno a casa per accontentare i figli, ma la furia del suo ex marito non le lascia scampo. Terrorizzata, sarà costretta a chiedere ai figli di prelevare i suoi effetti personali, temendo che l’uomo possa porre fine alla sua vita, così come preannunciatole da diverso tempo.
Venuto poi a conoscenza della presenza, nella vita di E., di un nuovo compagno, il suo ex si diverte a renderle la vita impossibile, telefonandola sia al lavoro che sul cellulare ad ogni ora, con scuse banali. Ogni giorno, inoltre, l’uomo le manda decine di sms dal contenuto folle, nei quali la accusa di essere una poco di buono e minaccia, con epiteti volgari ed a volte incomprensibili, l’uomo che sta con lei.
La circostanza che il suo ex, che ha sempre vissuto di espedienti, sia detenuto agli arresti domiciliari tranquillizza solo in parte E.; l’uomo, difatti, è vicino al suo fine pena, e vi è il serio e concreto pericolo che, una volta libero, possa rendere concreti i cattivi propositi che ha il coraggio di palesare solo a parole.
Rivoltasi ad un drappello di Polizia per ottenere l’ammonimento previsto dalla legge anti-stalking, E. si sente rispondere che il reato non c’è, visto che il suo ex marito non può torcerle un capello in quanto detenuto, e pertanto impossibilitato a perpetrare condotte tipiche del reato di stalking quale l’appostamento.
Occorre sapere che la legge parla, specificamente, di molestie a carattere persecutorio, che prescindono dalla vicinanza fisica tra vittima e carnefice, a volte escludendola del tutto: la persecuzione, difatti, può avvenire anche solo in via telefonica o telematica, creando nella vittima il timore della propria o altrui incolumità e costringendola, di fatto, a modificare le proprie abitudini di vita.
La circostanza che lo stalker sia agli arresti domiciliari è, ai fini del reato, sostanzialmente ininfluente, essendo peraltro una condizione facilmente violabile ed eludibile che non lo priva, contrariamente a come dovrebbe essere, della possibilità di arrecare molestie alle vittime designate, anche in forma grave.
(Fonte foto: Rete Internet)





