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L’intitolazione di un plesso scolastico al commendatore che fondò una banca nel territorio vesuviano diventa occasione di riflessione su un sistema che non c’è più e di cui molti sentono la nostalgia.

È una Terzigno che non c’è più quella evocata qualche settimana fa dagli amministratori comunali. L’occasione: l’intitolazione dell’ ex plesso scolastico "Allocca" al commendatore Antonio Fabbrocini, figura emblematica della Terzigno degli anni ’60. Era un banchiere, Antonio Fabbrocini: un articolo di “Repubblica” del 1991 qualificava lui e la sua famiglia come “i banchieri campagnoli”, raccontandone l’ascesa ma anche la caduta e le vicende giudiziarie. Ma la realtà è ben più complessa del titolo di un articolo: i Fabbrocini hanno rappresentato un sistema articolato che per decenni è stato il motore economico di un intero territorio.

Dall’archivio di Intesa San Paolo si evince bene la storia della banca Fabbrocini: “La Società in nome collettivo, venne fondata a Terzigno il 26 novembre 1921, con un capitale di 30.000 lire. I proprietari Angelo Fabbrocini, ex titolare di una rivendita di tabacchi, ed il figlio Antonio, per qualche tempo “produttori di affari” per conto della Banca Italiana di Sconto, una volta acquisite le giuste competenze tecniche decisero di mettersi in proprio, costituendo un’azienda che in poco tempo seppe affermarsi con risultati soddisfacenti a Terzigno e nei paesi limitrofi, tanto che nel 1926 venne aperta la prima succursale a Poggiomarino. La zona di competenza dell’Istituto era preminentemente agricola, anche se a Terzigno, comune all’epoca di poco più di 7.000 abitanti, vi era un’importante attività industriale, con la presenza della Ditta Fratelli Boccia (tessitura meccanica), della Ditta Auricchio (produzione e commercio di formaggi), dell’Enopolio Vesuviano e di altre fabbriche per la produzione di alcool.

Nel giugno 1932 il capitale sociale venne aumentato a 150.000 lire. Nel 1935 Angelo Fabbrocini, ormai in età avanzata, ritirò la propria quota di capitale ed affidò l’amministrazione dell’Istituto al figlio Antonio, continuando tuttavia a figurare nell’azienda in qualità di socio. Nel 1939 l’ispettore della Banca d’Italia, inviato a Terzigno, riservò commenti lusinghieri alla competenza tecnica dei Fabbrocini, profondi conoscitori del territorio di competenza, e alla situazione della Banca, “tale da garantire largamente – senza tener conto del ragguardevole patrimonio dei suoi componenti, illimitatamente responsabili – il risparmio ad essa affidato”. Il 10 marzo 1943 Angelo Fabbrocini firmò l’atto di recesso dalla società, lasciandola nelle mani del solo figlio Antonio che, il giorno seguente, aumentò il capitale sociale da 250.000 a 600.000 lire, e successivamente trasformò la società da collettiva ad individuale, con la nuova ragione sociale di “Banca Angelo Fabbrocini & Figlio – di Antonio Fabbrocini”.

Il 23 marzo 1962 l’Istituto fu trasformato in società per azioni. Tre anni più tardi la Banca Popolare Cooperativa di Frattamaggiore, in liquidazione, cedette le proprie attività alla Banca Fabbrocini, che si sostituì ad essa nell’esercizio degli sportelli bancari di Frattamaggiore, Arzano, Caivano e Mugnano di Napoli. La visita ispettiva della Banca d’Italia del 1973 segnalò gravi irregolarità nel bilancio dell’Istituto (nello scandalo fu coinvolto anche il deputato democristiano Antonio Gava, all’epoca sindaco della società), nel frattempo passato nelle mani dei figli di Antonio, ai quali la magistratura rivolse poi le accuse di violazione delle leggi bancarie e di appropriazione indebita. Posta in liquidazione coatta amministrativa, nel 1981 la Banca cedette i propri sportelli all’Istituto Bancario San Paolo di Torino”.

Le luce e le ombre, dunque. Ma a Terzigno hanno una gran nostalgia delle luci. Era un “Sud che camminava”, per dirla col nome della rubrica. L’evento di intitolazione della scuola, organizzato dal neo assessore del comune di Terzigno Giuseppe De Simone, ha visto la partecipazione di tantissimi familiari ed eredi dei Fabbrocini. C’è stata anche la proiezione di un video realizzato da Gabriella Fabbrocini nel quale è stata riassunta la vita e le opere che la famiglia Fabbrocini ha realizzato sul territorio vesuviano, dalla banca alle opere di carità cristiana, fino ad arrivare al calcio con il Terzigno dei record targato Lucio Fabbrocini (quello delle 34 vittorie consecutive). Una vita fa, un’economia scomparsa della quale oggi si sente la mancanza forse anche per via della crisi. Un amarcord che dovrebbe far riflettere.